“Gli occhi di tua madre" - Terzo posto
Sandro Giacobbe - Sanremo 1976Autori: Sandro Giacobbe, Daniele Pace, Oscar Avogadro
C’è una curiosa coincidenza che rende speciale il rapporto tra Sandro Giacobbe e il Festival di Sanremo: è l’unico artista ad aver partecipato a tre edizioni svoltesi, ogni volta, in una sede diversa. La prima, nel 1976, fu l’ultima ospitata nel Salone delle Feste del Casinò, mentre la seconda, nel 1983, si tenne al Teatro Ariston, sede fissa delle edizioni successive, fatta eccezione per il 1990. Proprio quell’anno Giacobbe tornò in gara per la terza volta, in un’edizione sperimentale ospitata al Palafiori di Bussana, una frazione del comune ligure più vicina ad Arma di Taggia che al centro di Sanremo. Soffermiamoci però sulla prima partecipazione, quella del 1976, un’annata che segnò il primo vero tentativo di rilancio della rassegna. Secondo molti addetti ai lavori, il Festival era giunto al capolinea, complice un considerevole calo di interesse da parte del pubblico. Per rianimarlo, la ventiseiesima edizione fu affidata a Vittorio Salvetti, il “re” del Festivalbar, che puntò sugli ospiti internazionali, sulla presenza di numerosi complessi in gara e su una conduzione inedita: Giancarlo Guardabassi, voce nota della radio, che presentò le tre serate dalla sua postazione, senza mai salire sul palco. In questo contesto, Sandro Giacobbe debuttò con “Gli occhi di tua madre”, una canzone destinata a segnare una piccola grande rivoluzione.
«Arrivavo da un momento particolarmente fortunato, avevo già pubblicato due brani importanti, “Signora mia” e “Il giardino proibito”, e con “Io prigioniero” avevo vinto la Gondola d’oro di Venezia. Ero in piena ascesa quando mi proposero di partecipare a Sanremo. Accettai senza esitare, anche se negli ultimi anni il Festival era considerato un po’ in declino e meno attraente rispetto ad altre manifestazioni, restava pur sempre un evento con una storia prestigiosa alle spalle. Cominciammo così a cercare la canzone giusta. Con gli autori Daniele Pace e Oscar Avogadro stavamo lavorando alle tracce che avrebbero composto il mio terzo album, intitolato “Metto all’asta…”. Quella che più ci convinceva era proprio “Gli occhi di tua madre”, ispirata a una situazione un po’ particolare che mi era capitata tempo prima, negli anni della gavetta. Frequentavo una ragazzina e avevo scoperto che sua madre era la stessa donna che avevo conosciuto in un locale precedentemente, con la quale avevo avuto un breve flirt. Raccontai questa storia a Daniele, tra me e lui c’era parecchio affiatamento. Quando ci mettevamo a parlare di certi argomenti, di certe relazioni complicate, lui si esaltava perché amava scrivere qualcosa che andasse oltre la canzone tradizionale, toccando argomenti abbastanza inediti e, se vogliamo, anche scandalosi per l’epoca. Giocammo volutamente sull’equivoco. Il testo poteva far pensare che il protagonista avesse avuto un rapporto anche con la madre di lei, ma in realtà l’idea era più poetica: attraverso gli occhi della donna, lui capiva di essere innamorato della figlia. Dietro quell’imbarazzo, c’era per noi della poesia. Il brano ebbe comunque qualche problema con la censura. All’epoca la Rai sottoponeva i testi a una commissione che ne valutava la conformità al comune senso del pudore. Sapevamo quanto il tema fosse audace, e infatti ci fecero cambiare alcune frasi per prendere parte al Festival. Ora non ricordo più quali modifiche furono apportate, ma era il 1976, la voglia di aprirsi a nuovi argomenti c’era, ma i tempi non erano ancora maturi per osare di più. Eppure, fu un’edizione “rivoluzionaria”, infatti vinse il pezzo di Peppino di Capri che raccontava di uno spogliarello. Si cercava di rilanciare Sanremo e per farlo c’era bisogno di avvicinare il pubblico più giovane. Un episodio curioso riguarda proprio il sistema di votazione, affidato ai quotidiani. Ero in testa, ma all’ultimo fui penalizzato da un giornale ligure della mia stessa regione, Il Secolo XIX. Scoprii il ribaltone mentre mi stavano fotografando: a un tratto i fotografi corsero via, e finii terzo, a pari merito con gli Albatros di Toto Cutugno. Poco male, perché “Gli occhi di tua madre” divenne il mio cavallo di battaglia, la canzone che quando parte se la ricordano tutti. Sfido invece a cantare “Non lo faccio più”. Una volta, scherzando, Peppino mi disse che non se la ricordava nemmeno lui, e raramente la proponeva ai suoi concerti. Non credo ci sia un segreto dietro al successo così duraturo de “Gli occhi di tua madre”, ma due elementi che hanno sicuramente funzionato sono: una melodia facile da memorizzare e un tema intrigante, originale e dirompente, di quelli che lasciano il segno».
Sandro Giacobbe
Ad aggiudicarsi la vittoria di Sanremo 1976 fu “Non lo faccio più” del veterano Peppino Di Capri, a tre anni dal precedente trionfo con “Un grande amore e niente più”. Dopo ventisei edizioni dominate dai casti sentimenti, in tutte le possibili e stucchevoli declinazioni, finalmente in Riviera si parlò di argomenti torbidi e carnali: così il Festival scoprì il sesso. Ben diciassette brani su trenta affrontavano tematiche decisamente più libertine che puritane. Al centro della scena sempre l’amore, che cominciava a non fare più rima soltanto con cuore. Sandro Giacobbe contribuì a questo rinnovamento, anche se la sua “Gli occhi di tua madre” si fermò sul gradino più basso del podio ad ex aequo con “Volo AZ 504” degli Albatros. Come ricordato, il cantautore genovese tornò poi a Sanremo altre due volte, nel 1983 con “Primavera” e nel 1990 con “Io vorrei”. Ma è con questa prima partecipazione festivaliera che entrò di diritto nella storia della musica leggera italiana, con una canzone che ha fatto sognare e risvegliare un’intera generazione.
Questo testo è tratto, per gentile concessione degli autori e dell’editore, da “Sanremo e la classifica del tempo”, di Nico Donvito e Marco Rettani (Azzurra Music, 324 pagine – libro + CD - , € 29,90)
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