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Sanremo 2026, le prove: svettano Ditonellapiaga, nayt, Fulminacci

23.02.2026 Scritto da Claudio Cabona / Gianni Sibilla

Non sono solo prove e lo sanno anche i cantanti: è il primo vero segnale che racconta quanto un pezzo possa bucare o meno. Il lunedì al Festival di Sanremo è la giornata delle ultime prove: tutti i concorrenti in gara, sul palco dell’Ariston, in sequenza, propongono i propri brani, calati nella scenografia firmata da Riccardo Bocchini e accompagnati dall’orchestra. In platea, la stampa e gli addetti ai lavori assistono alle varie performance, e le canzoni prendono forma con la messa in scena e le scelte di regia. Per chi segue il Festival direttamente dalla Città dei Fiori, quello delle prove è uno dei momenti più rilevanti: le varie serate, infatti, si vedranno sui maxischermi in sala stampa, ma questa è l’occasione per respirare il teatro e comprendere gli artisti sul palco, la loro forza, la loro efficacia e quanto potrebbero crescere durante la settimana.

Non può certo essere un giudizio definitivo, ma è senz’altro un passaggio che ha un peso. Tra i brani che ci sono piaciuti di più a questo primo giro ci sono quelli di Ditonellapiaga, nayt, Fulminacci, Colombre e Maria Antonietta. Le canzoni che ci convincono non è detto siano quelle che si contenderanno il podio o la vittoria finale: tra i candidati alla vetta ci sono Sal Da Vinci, Serena Brancale e il duo Fedez e Masini. Occhio alla mina impazzita Eddie Brock. A dimostrazione che le canzoni in gara sono troppe, non abbiamo potuto assistere a tutte le performance, siamo stati mandati via prima. Quindi non troverete le valutazioni alle prove di Elettra Lamborghini, Leo Gassmann, Michele Bravi, Patty Pravo e Samurai Jay. 

Arisa – “Magica favola”
La voce di Arisa dal vivo è una lama, la canzone cresce rispetto agli ascolti grazie all’interpretazione, anche se rimane una delle tante ballate in gara. Messa in scena semplice, con il palco coperto di fumo e giochi di luci.

Dargen D'Amico – “Ai ai”
Pezzo alla Dargen: prova a far muovere il corpo e il cervello, parlando di umanità e intelligenza artificiale. Dargen cerca di coinvolgere il pubblico, scendendo in platea. Il brano ha un ritornello catchy, nulla di più. La messa in scena ha un peso determinante con la sua figura, alle spalle, sul ledwall, che viene rivisitata dall’AI seguendo i temi della canzone. 

Francesco Renga – “Il meglio di me”
Prima il violino, il piano e poi arriva la voce, che cresce con lo scorrere della canzone. La produzione è pensata per valorizzare la sua interpretazione, che piacerà a chi lo segue, mentre risulterà telefonata per tutti gli altri. Una “rengata” più moderna.

Ditonellapiaga – “Che fastidio!”
Era una delle nostre canzoni preferite agli ascolti, e sul palco è ancora meglio: bel suono elettronico, una bella coreografia che valorizza la canzone. Ed è perfetta per sbarcare sui social. Forse non andrà altissima in classifica, speriamo di sbagliarci, ma è un pezzo con un sacco di idee, che funziona bene. 

Eddie Brock – “Avvoltoi”
Accolto alle prove da un boato (molti romani in platea o erano i discografici?). Ci ha raccontato che per lui è già un successo essere qua, ed è vero: fino a pochi mesi fa fuori dalla Capitale non lo conosceva quasi nessuno. Sul palco la canzone è un po’ più “pestata”, ma rimane un mistero, è una variabile impazzita che potrebbe funzionare moltissimo come passare inosservata.

Mara Sattei – “Le cose che non sai di me”
Ballatona interpretata nel modo più classico, senza particolari colpi dal punto di vista della messa in scena. Lei elegantissima e abile nel dominare il brano, non facile da portare sul palco. Scorre senza lasciare una vera impronta, per ora. 

Luchè – “Labirinto”
Luché ha scritto alcune delle più belle canzoni d’amore nel mondo rap. Anche “Labirinto” è emozionale e intima, anche grazie all’apporto dell’orchestra: l’artista napoletano la interpreta con la voce e il corpo, dando un senso di ricerca e costrizione. Ci sono delle sbavature che possono e devono essere corrette. Luché arriva a Sanremo facendo Luché, senza maschere, al massimo con gli occhiali da sole.

Enrico Nigiotti – “Ogni volta che non so volare”
Il Nigio punta a commuovere nonne, mamme e figlie. Un pezzo che si basa tutto sull’interpretazione: microfono messo di sbieco e voce da tenere sotto controllo. Non è uno degli episodi che colpisce di più. 

Bambole di pezza – “Resta con me”
Hanno presenza scenica e il gioco di luci da concerto più che da TV aiuta, anche se incarnano un'idea molto classica (se non un po’ stereotipata) di rock. La canzone è una power ballad, con sfumature alla Coldplay che rimangono in testa: vedere headbanging sul palco dell’Ariston fa un bell’effetto.

nayt – “Prima che”
Una canzone con tanti strati musicali, ricca, densa, che cresce e può crescere ancora. Cerca di indagare il ruolo del singolo individuo nella società, in mezzo agli altri. L’orchestra rende il pezzo rap più potente rispetto alla versione studio: azzeccatissima l’idea di inserire le voci del coro. L’artista sul palco è un samurai. È uno dei nostri pezzi preferiti. 

Tredici Pietro – “Uomo che cade”
Un pezzo con tinte R&B interpretato male. Il cantante strafà, ci mette troppa enfasi, all’interno di un arrangiamento che sembra meno interessante rispetto alla versione studio. Si ritaglia anche una seconda occasione, ma migliora di poco. 

Sal Da Vinci – “Per sempre sì”
Un mash-up tra “Rossetto e caffè” e “Se Bruciasse la città”: la canzone, la messa in scena, con tanto di balletto in platea e gesto-meme finale che non sveliamo, sono fatte per vincere, per diventare virali e colonna sonora di ogni matrimonio napoletano. Accolto con un boato dall’Ariston: conferma lo status di favorito assoluto. Lui starà facendo gli scongiuri. 

Malika Ayane – “Animali notturni”
Malika sul palco si diverte e fa divertire con un pezzo fondato sul ritmo e su atmosfere disco-vintage, mentre alle sue spalle sorge la luna degli animali notturni. Non mira alla vittoria, ma nel suo genere, che si stacca dalla maggioranza di questo Sanremo, è perfetta. 

Fulminacci – “Stupida sfortuna”
Una malinconia notturna avvolge un pezzo dolce e raffinato, che ha un bell’arrangiamento. Sembra assumere l’eredità di quello che è stato Lucio Corsi nella scorsa edizione. Alla voce del cantautore romano fa da contraltare il coro creando un bell’abbraccio. È una delle canzoni scritte meglio di questo Festival di Sanremo. 

Sayf – “Tu mi piaci tanto”
Tra Gazzè e Capossela, Sayf porta un brano con un ritornello che acchiappa tutti e delle strofe tutt’altro che banali, ma intrise di significato. Su di lui ci sono grandi riflettori accesi e se li merita. Deve togliersi un po’ di paura e lasciarsi andare. 

Fedez & Marco Masini – “Male necessario”
La voce di Masini, il semi-rap di Fedez: i due si incontrano a metà. Un pezzo piacione, costruito per tentare di arrivare altissimo, se non per vincere. Ambedue a tratti sfociano nell’overacting. 

Levante – “Sei tu”
Levante si presenta senza filtri: pezzo non semplice nell’interpretazione, che rientra nelle ballate (e lei a Sanremo le ha sempre evitate), ma con una performance asciutta e potente.

Ermal Meta – “Stella stellina”
Sound multietnico e testo che racconta la storia di una bambina di Gaza, senza però mai nominarla o accennando in modo diretto al tema della guerra. Una canzone che non vuole urlare, ma colpire con delicatezza. Vedremo se ci riuscirà o resterà incastrata tra i non detti. 

J-Ax – “Italia Starter Pack”
Sul palco con banjo e violino, se non fosse abbastanza chiaro il genere: lui si presenta con cappello e bastone da country gentleman con influenze anche irlandesi. Poi entrano le cheerleader, parte un “ye-haw!” e diventa tutto un po’ too much. La platea dell’Ariston sembra apprezzare.

Chiello – “Ti penso sempre”
L’alieno del Festival presenta un pezzo dolce-amaro, con una carica rock sotterranea che si sviluppa un po’ più sul finale. Resta la sensazione di un freno a mano tirato. 

Serena Brancale – “Qui con me”
Un pezzo molto aulico, interpretato benissimo. È senz’altro una delle performance più intense a cui abbiamo assistito, tanto da portarsi a casa una semi standing ovation. Potrebbe arrivare in alto. In un Sanremo di dieci anni fa avrebbe vinto a occhi chiusi, ma ora le regole del gioco sono cambiate.

LDA & AKA 7even – “Poesie clandestine”
Si balla su ritmi caldi e si canta: sembra estate, ma siamo a febbraio. Possiamo tranquillamente farne a meno. 

Tommaso Paradiso – “I romantici”
Romanticismo a palate e atmosfere soffuse: il cantautore romano arriva per la prima volta all’Ariston con la specialità della casa. Alcuni lo danno tra i possibili vincitori. Ma il pezzo sul palco non decolla. 

Raf – “Come una favola”
Una performance da Sanremo d’altri tempi: solo una canzone scritta e arrangiata bene e un bravo cantante che non cerca effetti speciali o muscolarità vocale. Fuori dal tempo, nel senso buono del termine.

Maria Antonietta e Colombre – “La felicità e basta”
Una volta era indie pop, oggi è solo pop fatto bene, un po’ retrò nei suoni e nell’immaginario. Dimenticatevi i paragoni con i Coma_Cose: sul palco si divertono, senza giocare in modo troppo ruffiano sulla teatralità di coppia. Bravi. 


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