News

Roshelle: “Alle mie passioni ho detto: mangiatemi”

26.03.2026 Scritto da Claudio Cabona

Roshelle apre le stanze di “Mangiami pure”, il suo primo album di inediti. Dopo anni di ricerca, in cui non sono mancate collaborazioni con Geolier, Giorgia, Elisa, Guè, Rkomi e altri, la cantautrice inaugura una nuova fase artistica che coincide con una metamorfosi e un mettersi a fuoco a dieci anni dalla sua partecipazione a X Factor. Come in una scatola di cioccolatini assortiti, ciascun pezzo ha un proprio gusto: dolce o amaro, delicato o intenso, imprevedibile. Nove canzoni come nove differenti sapori. La direzione artistica dell’album è di Tommaso Ottomano, genietto già al fianco di Lucio Corsi e Chiello, una figura di svolta per il cammino di Rossella Discolo, classe 1995.

“Questo album è la sintesi di una provocazione”: in che senso?
Questo album è la sintesi di una provocazione che ho lanciato a tutto ciò che mi ha attratto nel tempo, sia le ombre che le luci, a impossessarsi di me. Il titolo fotografa questo: “Mangiami pure, passioni mie mangiatemi pure, fate di me quello che volete fino a non lasciarne nulla”. Questo lavoro è un grosso passo verso la conoscenza di me stessa ed è un buon inizio di conversazione con una me più consapevole dei messaggi e dei sentimenti che ho provato.

E come è nato?
Ho avuto la volontà di fare qualcosa di questi sentimenti che ho provato, di questo pezzo di vita tortuoso. Un apporto fondamentale è stato quello di Tommaso Ottomano, direttore artistico, musicale e visivo del progetto. Nonostante la matrice di queste canzoni sia malinconica e affondi le sue radici in un senso di solitudine, sono comunque contenta del risultato e ne gioisco. Perché pubblicare un album vuol dire che si può andare avanti da adesso in poi: non c’è più bisogno che io pensi a questi brani, a queste storie.

E adesso cosa resta?
Ci penserò nel momento in cui, con grande gioia, le canterò dal vivo, anche perché performare è un’altra delle mie grandi passioni.

Quanto ha inciso l’approccio di Ottomano?
Ho avuto il piacere e la fortuna di passare parecchio tempo con Tommaso. Ampliare il mio bagaglio culturale guardando certi autori, certi registi, osservando anche i film con attenzione alla fotografia, mi ha aiutato. Sono fortemente appassionata al cinema, alla musica di un certo tipo, anche alle colonne sonore. E questo ci ha legato, ci ha stimolato. 

Cosa può trovare chi ascolta bene il disco?
Mi piace che, se lo si ascolta, si possano trovare un sacco di tesori nascosti e si possano evincere anche le cose che mi appassionano di più. Le tematiche sono personali, quindi sono miei vissuti raccontati, ma i linguaggi che abbiamo scelto sono il frutto di quello che mi ha accompagnato durante la mia fase di esplorazione

X Factor nel 2016, “Le Ragazze di Porta Venezia” nel 2019, poi le collaborazioni con Elisa, Giorgia, Geolier, per citarne alcune: sono tutte tappe? Questo è un mercato veloce, dove tutti sembrano dover essere immediatamente in focus. E invece tu hai navigato.
Tornando al periodo di X Factor: non scrivevo ancora canzoni e questo è un grande fattore. Tornassi indietro rifarei tutta l’esperienza, ma da cantautrice. Ai tempi davo attenzione a cose diverse. Crescendo ho capito l’importanza e la potenza delle parole, del raccontare una cosa in un certo modo piuttosto che in un altro. Ho cercato di guardarmi anche un po’ da fuori, cosa che non facevo prima.


Come ti sentivi allora?
Mi sentivo un po’ come su una macchina che ormai andava senza averne veramente il controllo, né della velocità né del mezzo. A un certo punto ho voluto far fede a un valore dentro di me che scalpitava forte, che era quello del “non per forza” e ho iniziato a seguire il mio tempo.

Quanto conta oggi la curiosità nel tuo processo?
Ho letto molto, ho studiato molte opere, anche se “studiare” ha un’accezione meccanica che non mi piace. Come dicevo ho seguito quello che mi ha attratto: autori, registi, fotografi, disegnatori, musica. Prima non mi permettevo questo tempo, non andavo così a fondo, non conoscevo le radici di quello che mi piaceva.

Nel disco ti metti anche nei panni di altri. Come nasce “Limbo”?
Quella storia mi ha incrociato un giorno: quest’uomo mi ha raccontato quello che stava vivendo e ho empatizzato completamente. Fin da piccola ho un rapporto molto spiccato con il genere maschile che esiste in me. Il mio primo tatuaggio è stato una linea, simbolo di sintesi e razionalità. Il giorno dopo quell’incontro sono andata in studio ed è nata questa canzone, perché sentivo il desiderio di raccontarla da un punto di vista maschile

L’album ha un immaginario tra sogno e realtà. 
Sì, perché è molto meglio godersi il viaggio di un racconto triste. Questa atmosfera cinematografica, questa sensazione di essere sopraelevati, discostati dalla terra, è magica. Sentimenti nostalgici, autocritici, anche auto-inflitti. C’è del masochismo, dell’ossessione, dell’essere carnefici, e anche della piacevolezza nel sentirsi usati.

C’è stata anche una polemica innescata da
Szilveszter Mako, che dice di essere stato escluso dal progetto, ma che le sue idee sono comunque state utilizzate a livello visivo. Come l’hai vissuta?
Ho provato dispiacere per le modalità con cui si è accanito nei miei confronti. Conoscendo me stessa, so le intenzioni pure e genuine da cui nascono le idee. Abbiamo avuto un confronto anche in privato. Lui millanta un copyright delle idee che non mi ha mai confermato. Io non volevo ricalcare una sua idea, non troverei nulla di interessante nel farlo, pur stimandolo. E poi lui lavora con altre persone intorno a me, non avrebbe avuto senso “copiare” e farlo sotto il naso di tutti. È una polemica che non ha avuto alcun senso. 

C’è un brano che nasce da una confessione, “Musa”. Che pezzo è?
È una confessione, scomoda. Le canzoni non si spiegano, soprattutto quando non si sa se siano fantasia o realtà.

C’è una musa?
Sì, ho avuto e ho una musa. È un’ode, un cercare di comunicare a qualcuno qualcosa che non può ascoltare. Sto dicendo parole al vento che probabilmente non incontreranno mai quelle orecchie. È un lamento. Potrebbe chiamarsi “il canto delle sirene”.

Da dove nasce questo sentimento?
Dal sentirmi abbandonata a me stessa, che è un grande motore creativo. Questa persona è stata come un taglio, ma un taglio che mi ha fatto creare un cerotto bellissimo.

Esiste davvero?
Sì, no. Non si sa. Lasciamo un punto di domanda.

Dov’è allora?
Nell’etere.


Disclaimer:

Questo articolo è stato realizzato e pubblicato da Rockol.it ed i suoi contenuti sono integralmente forniti da Rockol, che ne assume ogni responsabilità editoriale. Il presente sito si limita a ospitare il contenuto in modalità non indicizzata e non è in alcun modo coinvolto nella produzione, redazione o approvazione dei materiali pubblicati.

Rock Online Italia (Rockol) è una testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Milano: Aut. n° 33 del 22 gennaio 1996.

Immagini e diritti

Rockol:

  • utilizza esclusivamente immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali ("for press use") da case discografiche, management artistici e uffici stampa /P.R;
  • impiega le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, e solo a corredo dei propri contenuti informativi;
  • accetta unicamente fotografie non esclusive, destinate alla pubblicazione su testate giornalistiche, e comunque libere da vincoli di utilizzo;
  • pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse da fotografi dei quali viene indicato il copyright

Crediti fotografici per l'immagine usata nell'articolo: Tommaso Ottomano

Segnalazioni

Eventuali segnalazioni relative a immagini non conformi a quanto sopra descritto possono essere inviate a webmaster@rockol.it
Provvederemo a effettuare una rapida valutazione e, ove necessario, alla tempestiva rimozione del materiale.

Per consultare l'articolo nella sua versione originale, visita questo link

(Articolo originale su Rockol.it)

condividi