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Rockumentary: il “T.A.M.I. Show” del 1964

13.04.2026 Scritto da Redazione Rockol

T.A.M.I. SHOW
Steve Binder
1964 – Usa – 123

Se avete visto il film “The Commitments” vi ricorderete senza dubbio la scena in cui Robert Arkins, nei panni dello scalcinato manager Jimmy Rabbitte, per spiegare cosa fosse la musica soul mostra alla band un filmato di James Brown. Ecco, quella performance non è una qualsiasi ma molto più probabilmente l’incarnazione stessa del soul, la performance R&B per antonomasia: James Brown alT.A.M.I. Show”.
T.A.M.I. Show” è un film-concerto prodotto dall’American International Pictures, girato il 28 e 29 ottobre del 1964 a Santa Monica per mano del regista Steve Binder che, grazie alla sua esperienza televisiva allo “Steve Allen Show”, ha creato uno spettacolo di intrattenimento con il taglio “giovane” delle trasmissioni musicali per teenager, stavolta destinato ai grandi schermi dei cinematografi.

 

Binder era un vero sperimentatore e per T.A.M.I. Show” utilizzò l’Electronovision, un sistema sviluppato dal produttore televisivo Bill Sargent Jr. per trasferire su pellicola il materiale girato su speciali videotape ad alta risoluzione, che può essere considerato un antenato dell’attuale sistema Hd. Il processo, delicato e sofisticato per l’epoca, consentiva di ingrandire le immagini senza perdere qualità, rendendole eccellenti anche per la fruizione nelle sale.
L’acronimo del titolo aveva ben due significati, e vennero usati indifferentemente per reclamizzare l’evento: Teenage Awards Music International e Teen Age Music International. Entrambe le sigle mettono immediatamente in chiaro il target del film, decisamente adolescenziale. Per la sua formula, per l’approccio promozionale e anche per la cura e la qualità di immagini e suono, T.A.M.I. Show” è uno degli eventi seminali in ambito di videomusica, ancor più dei film-concerto degli anni successivi.


Il film era concepito fin dall’inizio come un prodotto da distribuire nei cinema, di conseguenza subì una progettazione meticolosamente studiata per quel fine. Tutti i ragazzi presenti tra il pubblico erano stati invitati con biglietti distribuiti gratuitamente nelle scuole, e la risposta fu clamorosamente entusiastica, dal momento che gli artisti convocati al Civic Auditorium in quell’autunno 1964 erano i principali protagonisti delle classifiche americane di quel periodo. Rolling Stones, Marvin Gaye, Supremes, Beach Boys, Gerry & The Pacemakers, Chuck Berry, Miracles e molti altri si susseguivano in una scaletta al fulmicotone, della quale rimarrà per sempre scolpita nella pietra la già citata performance di James Brown and The Famous Flame. Brown, all’epoca trentenne, era un performer formidabile, le sue danze, le trovate sceniche e la stupefacente band che lo accompagnava erano qualcosa di esplosivo che, se oggi stupisce, all’epoca sembrava arrivare da un altro pianeta.
È piuttosto famosa la dichiarazione di Keith Richards che ha spesso ricordato quanto esibirsi dopo James Brown al T.A.M.I. Show” fosse da annoverare come uno degli errori più grandi della carriera dei Rolling Stones. La scelta, comprensibile data la popolarità della band in quel momento, di utilizzarli come headliner in coda al film, fu del regista Steve Binder che voleva un gran finale con la band inglese che chiude lo show mentre tutto il resto della crew e dei musicisti ballano assieme sul palco. Ma, in effetti, Richards non aveva torto, e per quanto forte sia stata la loro esibizione, dopo quella del Godfather of Soul appariva sbiadita e sottotono.

 

In veste di direttore musicale fu convocato Jack Nitzsche e come presentatore fu ingaggiato il duo canoro Jan & Dean che eseguiva anche la canzone dei titoli di testa, “Here They Come (From All Over the World)”, un pezzettino in stile surf nel quale presentano il cast inciampando nel famoso “epic fail” per cui i Rolling Stones “arrivano da Liverpool”.
Ben tre i rappresentanti dell’etichetta di Berry Gordy, la Motown, che proprio quell’anno aveva inaugurato la sua lunga ondata di successi da classifica: i Miracles di Smokey Robinson, da poco orfani di Claudette Robinson, moglie di Smokey e unica voce femminile del gruppo che, per motivi di salute, non si esibiva più con la band pur continuando a lavorare sui dischi; Marvin Gaye, accompagnato dai Blossoms, in una incredibile fantasia dei suoi maggiori successi; e le Supremes di Diana Ross, che erano in quei giorni il gruppo femminile di maggior successo in Usa.

 

Tutte le esibizioni erano arricchite dalle coreografie di alcune GoGo Girls (e boys) che si esibivano dietro o accanto agli artisti, sotto la direzione del coreografo David Winters, assistito da una giovane Toni Basil. Tra le ballerine, anche Teri Garr in una delle prime apparizioni cinematografiche di quella che diventerà una delle attrici più amate del cinema americano, al servizio di maestri come Francis Ford Coppola, Steven Spielberg e Martin Scorsese, sebbene la sua parte più amata rimanga quella di Inga nel “Frankenstein Juniordi Mel Brooks.
T.A.M.I. Showebbe un successo davvero inaspettato tanto che, mentre era ancora nelle sale, la Aip progettò e mise a budget un sequel, sia pure meno riuscito, dal titolo “The Big T.N.T. Show”, che uscì l’anno successivo.
Dopo l’apparizione nei cinema americani, la pellicola sparì dalla circolazione fino al giorno del suo ventesimo anniversario quando andò in onda su una tv canadese via cavo grazie alla quale riuscirono a circolare alcune copie pirata in Vhs.
Per un’edizione home video ufficiale si è dovuto attendere il 2010 quando la Shout! Factory ha messo in commercio un Dvd con l’intero film, completamente restaurato, sia nella parte audio sia in quella video, e che comprende anche il ripristino della famosa performance dei Beach Boys che, per ragioni legate ai contratti discografici, era stata rimossa da tutte le stampe del film fino ad allora.
La stessa versione è riapparsa nel 2017 in un’edizione DeLuxe che comprende anche “The Big T.N.T. Show”, ed è ora dsponibile su YouTube (la trovate più sotto).

Estratto da “Rockumentary” di Joyello Triolo, Arcana edizioni. © 2026 Lit Edizioni s.a.s. per gentile concessione.


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