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Rival Consoles, l’elettronica con un approccio da chitarrista

05.07.2025 Scritto da Gianni Sibilla

"Faccio musica elettronica da quasi vent’anni: esploro tutto, dal suono più pesante e fisico a quello più morbido e delicato. Voglio che la mia musica esprima emozione e colore". Con queste parole si presenta Ryan Lee West, in arte Rival Consoles, uno dei nomi più interessanti della scena elettronica contemporanea: un artista in grado di parlare anche a chi normalmente non frequenta il genere, con composizioni strumentali affascinanti e frutto di un processo di scrittura "classico" "Penso che molta di quello che faccio con i miei brani venga influenzato come le band scrivono le canzono", racconta. "Penso ai muri di suono sfuocati tipici dello shoegaze e del rock alternativo, che sono probabilmente influenze inconsce. Ho sempre cercato di riprodurre la fisicità di una band che suona forte e insieme".
Lo si capisce bene ascoltando “Landscape from Memory”, il suo nuovo album pubblicato da Erased Tapes, che arriva dopo un momento difficile e segna per l’artista una sorta di rinascita creativa. Un disco che è tata al centro del concerto del 13 giugno scorso a Milano, e che lo porterà di nuovo in Italia anche il 7 settembre al Manifesto Fest di Roma e l’11 ottobre al Robot Festival di Bologna. Gli show di Rival Consoles non semplici dj set, ma performance in cui usa synth, digital audio workstation e immagini create in tempo reale: live electronics, come si dice in questi casi.

Il paesaggio della memoria

"Credo che dal primo momento in cui ho creato la progressione di accordi iniziale, qualcosa mi abbia colpito a livello emotivo. Era da tanto tempo che non provavo nulla del genere. Voglio che la musica mi muova, e questa melodia mi faceva immaginare di volare sopra paesaggi e specchi d’acqua. Mi sembrava di osservare la natura", racconta West parlando del brano che dà il titolo all’album. Quel momento di connessione ha riacceso il motore dopo un lungo blocco. "Alcuni pezzi come “Landscape from Memory” e “Gaivotas” avevano una forza vitale che mi chiedeva attenzione. Non cercavo di creare qualcosa di potente: erano loro, quei brani, a esserlo. E credo che con il tempo il nostro rapporto con le cose cambi: è importante accettarlo e non forzarsi a provare emozioni che non ci sono".

La materia prima del disco è fatta anche di frammenti scartati, idee dimenticate, registrazioni improvvisate. "Il mio modo di lavorare è molto vicino a un flusso di coscienza. Produco tantissimo materiale, spesso mi perdo o dimentico quello che ho fatto. E questo crea un rapporto strano ma bello con le idee: quando le riscopro con occhi nuovi, a volte acquistano finalmente un senso". Il disco oscilla tra tensione e rilascio, energia e sospensione, ma West costruisce un equilibrio non solo con ciò che inserisce, ma anche con ciò che sceglie di lasciare fuori: "Mi interessa il contrasto, non resto mai troppo nello stesso stile. Ma mi affascina anche l’idea di ordine, e per questo ci sono ricorrenze strutturali o timbriche che danno coerenza all’insieme".

Musica strumentale (e universale)

Anche senza parti vocali, i brani trasmettono emozioni precise - per certi versi in maniera ancora più universale perché i testi inevitabilmente tendono a dare significati specifici, mentri i suono sono più aperti all’interpretazione di chi li ascolta in base al suo stato d’animo. "Credo che ci sia molta speranza nel disco, ma anche nostalgia e riflessione. “Landscape from Memory” e “Gaivotas” mi sembrano piene di euforia luminosa. “Tape Loop” e “Nocturne” invece sono più malinconiche. Mi piace che la musica suggerisca emozioni in modo astratto. Nei miei concerti cerco sempre questa dinamica di tensione e rilascio".
Molti brani, come “In a Trance”, sono nati lontano dallo studio: hotel, spazi improvvisati, momenti rubati ai viaggi. "Uno studio può essere creativo ma anche opprimente. La mente si condiziona. Quando sei altrove, pensi in modo diverso. Anche la qualità dell’ascolto cambia, e questo può aprire nuove possibilità. Per me la creatività non è legata a un luogo preciso: lo studio è solo uno dei tanti modi per esplorare un’idea".

Live electronics

La dimensione live è fondamentale. "Per me suonare dal vivo significa rispondere a ciò che succede intorno. L’ambiente, il pubblico, il momento. Mi piace improvvisare, spingere i suoni verso la dolcezza o verso la furia a seconda di come mi sento. Voglio che le persone vivano molte sensazioni diverse". Anche il lato visivo dei concerti è tutto tranne che accessorio: "Le immagini sono una performance improvvisata a sé. Esplorano colore, forma e sensazione in modo ipnotico, astratto, ma ispirato alla natura".
Dagli esordi con "IO" nel 2009, passando per lavori molto apprezzati come Persona o Articulation, Rival Consoles è diventato uno dei nomi di riferimento per un’elettronica umana, calda e lontana dalla perfezione gelida che spesso si sente nel genere.. E il futuro? "Sono ispirato da così tante cose che è difficile dire dove andrò. Ma so che continuerò a essere creativo. Anzi, negli ultimi tempi mi sento ispirato più che mai – e questo mi dà molta speranza".

(Articolo originale su Rockol.it)

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