Rancore torna sulla Terra dopo aver esplorato le molteplici dimensioni dello "Xenoverso", uscito nel 2022, con il nuovo album “Tarek da colorare”. La storia arriva a un punto di rottura. In quel cosmo fatto di visioni, cronache dal futuro e personaggi sospesi tra realtà e immaginazione, il rapper ha spinto il racconto sempre più lontano dai confini del reale. Ma troppo tempo è trascorso tra una dimensione e l’altra. Perde l’orientamento e viene costretto a interrompere il suo continuo passaggio tra mondi. La scelta è una, drastica e necessaria per reinserirlo nell'oggi: un'amnesia. Da qui la domanda: siamo ancora capaci di mischiarci, di sporcarci dei colori altrui per svegliarci a vicenda?
“Tarek da colorare”: avevi bisogno di tornare nella realtà?
Lo Xenoverso mi ha portato fuori dal mondo, mi ha portato a utilizzare un linguaggio complesso. Io in questo disco ho un’amnesia, un’inversione a “u”, una “u” di universo per l’appunto. Io con questa amnesia sono tornato nel conscio, sono tornato nel pianeta Terra dove ho dovuto reimparare a parlare, per questo la prima traccia è “Fanfole”, che sembra frutto di un linguaggio immaginario. Per farlo sono entrato nella psiche dove ho capito che è in atto una guerra tremenda, che è anche tremendamente reale. E quindi non posso far altro che urlare.Ti riconosci ancora nel tuo nome d’arte?
Mai come oggi. Il “rancore popolare” viene utilizzato dal potere per controllare le masse. Portarselo addosso è simbolico, è un modo per esorcizzarlo perché io lo trasformo in musica. “Tarek da colorare” ha tre significati: il primo riguarda l’uscire dall’oscurità, il secondo è una richiesta d’aiuto agli altri come un “prega per me”, il terzo riguarda il ritrovarsi. Le varie versioni di me che verranno disegnate e colorate mi aiuteranno a capire chi sono.“Xenoverso” è stato un album molto bello, ma troppo intricato?
Quello che so è che in questo momento del mio percorso avevo bisogno di un album più punk e meno teatrale. Il live per questo disco avrà meno fogli per le letture sul palco, sarà meno recitato e più diretto.Che cosa sono le “Fanfole”, a cui dedichi una canzone?
Sono un’opera di Fosco Maraini, che utilizza parole inventate. Ho preso questo suo gioco e l’ho inserito nel rap, studiando lo stesso Maraini, le parole arcaiche, le opere di Carlo Emilio Gadda e tanto altro. Una ricerca per costruire un impianto surrealista e allo stesso tempo reale utile a mettere ordine nella mia testa e raccontare quello che stiamo vivendo.Perché canti anche in arabo, la “lingua del nemico” per molte delle oligarchie occidentali?
Intanto perché, lo racconta il mio nome Tarek, che vuol dire “stella del mattino”, io ho origini arabe. Ho deciso di mettere nella mia musica una parte inedita di me in un momento di guerra e di non pace. Ho voluto giocarmi questa pallottola proprio adesso: cantare in arabo esprime chi sono e vuole unire dei mondi, non dividerli.Che peso hanno “gli altri” in questo album?
Parlo del non rapporto con gli altri. “Nuovo single” affronta il tema della solitudine. La figura del single è quasi un simbolo dell’uomo moderno che non riesce più a rapportarsi con il femminile, quello fuori e dentro di sé.Provi a essere un esempio diverso?
No. Io non sono un esempio da seguire perché non so vivere. Io sono bravo a dire che cosa non si dovrebbe fare, non quello che si dovrebbe fare. Oggi tutti vendono sogni, vedo un mare di Gesù Cristi, di falsi messia, che dicono cose perfino giuste. Ma temo che vestano solo un ruolo.Il tuo qual è?
Il mio è quello del giullare, l’unica figura che può insultare il re, al contrario del popolo. Il giullare è matto, ma dice spesso la verità e ricorda al re di non essere matto, per questo il re non lo uccide. Posso insultare il re senza essere ucciso. Per ora, visto che stiamo vedendo sempre più re che fanno i matti.“Fiori del male” che fotografia restituisce?
Esoterica, tra associazioni, enti segreti e massoneria. Si parte da una domanda: i sogni di libertà possono diventare il potere stesso? Quando le cause giuste vengono prese da cerchie di persone di potere, quelle cause diventano giuste solo per alcuni? Oggi siamo circondati da buone cause portate avanti da discutibili persone di potere.“L’Italia è un Paese che” parla di bestemmie.
Le bestemmie come il vino e il cibo sono diverse a seconda delle regioni. Il disco inizia con “Fanfole” e finisce con un pezzo ironico sul significato della bestemmia, che è un altro tema legato al linguaggio. L’inizio e la fine dell'album in sostanza mettono al centro la “parola rotta”.La bestemmia, in questa canzone, è un simbolo di disagio e di sfida, come la concepiva Céline?
Sì, ed è anche simbolo delle poche connessioni rimaste con l’Alto. L’insulto a volte, per alcuni, sembra l’unico collegamento che si ha con il divino. Il linguaggio si sporca perché manca altro, manca un vero dialogo, manca la profondità di un rapporto. Esattamente come quando si insulta una persona che si ama, solo perché non ci risponde più o perché ci lascia, ma in realtà non lo si vorrebbe fare.“Neminem” è un pezzo alla Eminem?
C’è un’ironia particolare nel disco. Un’ironia a tre dimensioni, quella di Eminem è ancora più pesante. Per me l’ironia è una necessaria abilità che la vita ti costringe a utilizzare per accettare dei controsensi.L’arte deve essere slegata dalla clessidra?
Per me sì, deve essere slegata dal tempo. La chiave è lì. È il motivo per cui io faccio musica solo quando ho qualcosa da dire. L’arte ha il potere di uscire dal tempo, e infatti noi guardiamo un’opera che magari ha migliaia di anni e ci emozioniamo ancora. L’arte fatta sul tempo, istantanea, magari fa guadagnare bene subito, ma poi non rimane. Io ambisco a fare arte liberatoria, che possa spezzare l’ordine del tempo.
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