Warren Ellis entra all’Armani/Silos indossando un piumino dorato, occhialoni da sole con cordino e stivaloni rossi e lucidi. In mano ha una tazza, che posa sull’amplificatore prima di togliersi il piumino e rivelare una maglietta con la scritta “Elvis” in glitter rosso. Il suo palco è delimitato da un quadrato di neon che contiene una pedaliera, un microfono e una custodia con due violini. Attorno sono assiepati gli spettatori: molti lo guardano dall’alto, dalle balconate all’interno di una sorta di torre brutalista. È appunto un silos, un’installazione permanente dedicata alla storia dell’haute couture dello stilista.
Ellis raccoglie il violino, lo prepara e lo collega alla pedaliera, parlando con il pubblico. Poi inizia a suonare, componendo e mandando in loop varie frasi musicali, passando da momenti più riflessivi ad altri in cui quasi percuote lo strumento con l’archetto. Fa cantare il pubblico e lo conduce in un rito liberatorio tra preghiere, cori religiosi e invettive, tra ricordi di Marianne Faithfull e brani composti insieme al sodale Nick Cave per colonne sonore come quella di “The Assassination of Jesse James”.
Durante la performance sembra spesso posseduto: urla spesso, all'improvviso, in altri momenti mostra un rapporto fisico, carnale con il suo strumemto. Poi tra un brano e l’altro si rilassa ride, scherza, si fa tradurre in italiano per essere sicuro di essere compreso, manda baci a chi si affaccia dall’alto.
Quanto spazio può riempire un solo musicista con un violino, senza neanche cantare? La risposta è nell’interpretazione quasi animalesca di Ellis, in cui il corpo e la musica si fondono in una cosa sola. “Questa è performance”, diceva una comica qualche tempo fa, prendendo in giro Marina Abramović. Sì, questa di Warren Ellis è una performance totale.
Un concerto (gratuito, con una lunga coda all’ingresso) inserito nel cartellone di JazzMi: un’occasione unica per vedere una grande mente musicale in un luogo suggestivo. Non sapevo cosa aspettarmi da Warren Ellis da solo, o forse sì, la stessa teatralità che ha nei concerti di Nick Cave, ma spinta all’estremo. A suo modo, una serata memorabile, l’ennesima dimostrazione che, se hai idee e lo spirito giusto, non serve una grande band o una grande produzione per un grande show musicale.
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