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Amy Winehouse dal vivo era una forza della natura

27.10.2026 Scritto da Mattia Marzi

Ci sono almeno due generazioni di ragazze e ragazzi che hanno conosciuto il mito di Amy Winehouse senza averlo potuto vivere in prima persona. Quando la cantante è morta, il 23 luglio 2011, a soli 27 anni, molti erano troppo piccoli per assistere alla sua ascesa, ascoltarla dal vivo o comprendere fino in fondo la portata di ciò che stava accadendo. Oggi, a vent’anni dall’uscita di "Back to black", una ristampa dell'album pensata proprio per celebrare l'anniversario offre qualcosa di raro: la registrazione, finora inedita, di un concerto nel bel mezzo della amywinehouse-mania. Era l'8 febbraio 2007 quando Amy Winehouse si esibì al Paradiso di Amsterdam, un' x chiesa trasformata in club, con il tour europeo legato proprio a "Back to black". Ora la registrazione integrale di performance riemerge dagli archivi di Universal, facendo rivivere tutto il magnetismo e l'intensità di una cantautrice che era già sul punto di diventare un'icona. 

Cosa c'è nel cofanetto

Il live è contenuto nel terzo disco del cofanetto "Back to black (20th anniversary edition)". Il primo disco contiene le tracce dell'edizione originale dell'album del 2006, da "Rehab" a "Addicted", passando per "Back to black" e "Love is a losing game", frutto del sodalizio magico con Mark Ronson, che contribuì in modo fondamentale a costruire un suono che guardasse a quei gruppi vocali femminili degli Anni '60 ai quali Winehouse diceva di volersi ispirare per il successore di "Frank". Il secondo disco del cofanetto include b-sides, demo e rarità legate al periodo di "Back to black": c'è una versione live della cover di "Valerie" degli Zutons tratta da un'esibizione alla Live Lounge di BBC Radio 1 nel 2007, le demo di "Rehab", "Back to black", "Love is a losing game" e "You know I'm no good" tratte dalle sessions del disco del 2006 e anche una versione "down tempo" di "Some unholy war". Sono materiali interessanti soprattutto per chi conosce già l’album a memoria, perché consentono di ascoltarlo da una prospettiva diversa e di apprezzare il lavoro che si nasconde dietro la sua apparente spontaneità.

Il live (finora) inedito

Eppure, per quanto preziosi siano questi contenuti, la vera chicca del cofanetto è, appunto, il terzo disco. "Live from Paradiso Amsterdam – February 8th 2007" immortala il talento di Amy in un momento in cui il suo nome stava diventando un fenomeno mondiale. La registrazione comprende quattordici brani, da "Addicted" a "Valerie", passando per "Tears dry on their own", "Wake up alone", "You know I'm no good", "Rehab" e "Love is a losing game", tutte interpretate magnificamente insieme alla band capitanata dal bassista Dale Davis e dal chitarrista jazz Robin Banerjee. Per chi non ha mai assistito a un suo concerto, il disco diventa quasi una macchina del tempo: basta chiudere gli occhi per ritrovarsi nel parterre del Paradiso, a pochi metri da una stella splendente, senza sapere che quella luce - così intensa da abbagliare tutti - si rivelerà quella di una cometa destinata a brillare come poche altre, ma per un tempo troppo breve. Il live fa emergere la dimensione più fisica di Amy Winehouse: il rapporto con la band, le interpretazioni sgraziate e sofferte, gli attacchi vocali ruvidi, le imperfezioni che diventano parte integrante del fascino e quella capacità di passare dall'ironia alla vulnerabilità nel giro di una strofa. 

Un talento che il tempo non ha scalfito

Il concerto non era mai stato pubblicato integralmente su vinile o in streaming e rappresenta quindi una testimonianza nuova. Se l'album "Back to black" a distanza di vent'anni continua a suonare come il ritratto eterno di un'icona, questa registrazione ci ricorda che dietro il mito c’era soprattutto una musicista, con una voce irripetibile e un talento che il tempo non ha scalfito, ma che la sua scomparsa prematura ci ha impedito di scoprire fino a dove sarebbe potuto arrivare.


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