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I Fontaines D.C. a Bologna: inguaribili malinconici

27.10.2026 Scritto da Claudio Cabona

"Solo et pensoso i più deserti campi". Per Francesco Petrarca il filtro con cui osservare con maggior lucidità una realtà avvelenata nelle fondamenta coincide con un isolamento, con un luogo fisico in cui nascondere e custodire il proprio tormento e l'inquietudine. Settecento anni dopo, quello spazio interiore dove fare i conti con il dolore, come svelato in "One Man", è la camera della dopamina, la "Dopamine Chamber" dei Fontaines D.C. che, nonostante passi il tempo e i loro dischi si facciano più morbidi e onirici, rimangono sempre gli stessi inguaribili malinconici. Uno stato d’animo che sin dagli esordi, quei “Boys in the Better Land” che cantano “non sei vivo finché non inizi a scalciare”, hanno sempre utilizzato per permeare anche i loro live. Il ritorno in Italia, all’Unipol Arena di Bologna, davanti a 13mila persone, non è da meno.

Un concerto senza orpelli, inquieto, con luci caustiche, con alcune scelte sonore e di scaletta discutibili, ma verace ed emozionante. Uno dei migliori messi in scena in Italia in questi anni, al pari di quelli al Magnolia nel 2022 e al festival La Prima Estate nel 2024. Il gruppo entra sulle note di “Se telefonando”, interpretata da Mina, fonte di ispirazione dichiarata per pezzi come “Where Is Gone?”. Il logo “Fdc” sovrasta lo stage, poco sotto si accende la scritta intera “Fontaines D.C.”, mentre il parterre è solcato da una breve passerella. Si parte con la storta “Tongue”, si accende il pogo su “Boys in the Better Land” e si arriva alle atmosfere sospese di “Marianne”, accolta da un boato, fino alla nervosa “A Hero's Death”. È un inizio folgorante.

Carlos O'Connell, Conor Curley, Conor Deegan, Grian Chatten, Tom Coll e il membro aggiunto Chilli Jesson, ex componente dei Palma Violets, mischiano le carte e propongono una scaletta che riesce a far convivere la ruvidità degli strumenti dei primi tre dischi, “Dogrel”, “A hero’s death” e il loro masterpiece “Skinty fia”, con i sintetizzatori dark degli ultimi due, “Romance” e “Dopamine Chamber”, quelli che hanno permesso a questi ragazzi irlandesi, innamorati della letteratura e diventati amici tra i banchi di scuola, di fare il grande salto nel mercato. Ed è proprio dal vivo che si comprende l’importanza di questi ultimi due volumi, molto discussi dai fan di vecchia data: spesso gli album, quando vengono recensiti o commentati, non vengono inseriti in una visione d'insieme di carriera o di performance.

Si tratta di una sottovalutazione: i Fontaines D.C., che già possedevano un repertorio roccioso, ricco di pezzi aggressivi, con gli ultimi progetti sono andati ad arricchire la proposta con brani che arrivano come carezze sulle ferite. Tutto ciò ha alzato notevolmente la varietà della loro proposta live. “Se fossimo rimasti solo una band post-punk, saremmo morti”, hanno spiegato. Il risultato della tappa bolognese è quindi una giostra emotiva con cui la formazione è abilissima a giocare, anche in modo spudoratamente paraculo: ai passaggi più rock e scalpitanti, con l’urgenza post-punk che prende a schiaffi il parterre, c’è il contraltare melodico di ballate aperte, cantate a squarciagola dai fan, supportate da strumenti acustici o tappeti elettronici. È su questo continuo dialogo, quasi contrasto, che vivono i Fontaines D.C. di oggi. Il cerimoniere è sempre Grian Chatten, che non è più come agli esordi un matto che gira in cerchio sul palco, con attacchi e scosse alla Ian Curtis, ma è più magnetico e suadente. Praticamente nessuna parola, se non un “Free Palestine” buttato lì, a metà performance, e qualche ringraziamento di rito.

La delicatezza di “
In the Modern World” è rotta dal frastuono di “Happy for You”, che si conferma anche dal vivo uno dei migliori episodi di "Dopamine Chamber", “Big shot” è dolorosa quanto è bella, “Favourite” fa alzare gli smartphone al cielo, “Starburster” crea un piccolo terremoto nell’arena. La voce di Chatten, a tratti, è sovrastata dal muro di suono, questo è uno dei punti più ambivalenti del live. Il timbro cavernoso del frontman, quando libero e meno ingabbiato nella massiccia architettura del sound, scuote in modo più profondo, lo si evince chiaramente proprio sul finale, con “Where Is Gone?” cantata senza sovrastrutture. Proprio il bis, che in queste prime date europee è stato cambiato più volte, a dimostrazione di come si stia ancora cercando un equilibrio, ha un pezzo alieno: si tratta di “Six Shot Morning”, l’intro di "Dopamine Chamber" che, inserita sulla coda, spezza in modo netto l’intensità proprio nel momento in cui bisognerebbe raggiungerne il picco. Per fortuna poi sbuca "I Love You", dedicata a Paolo Sorrentino. Al netto di questi aspetti, lo ribadiamo, il live è stato tra i più alti proposti nel nostro Paese dalla formazione irlandese.

Che cosa lasciano quindi i Fontaines D.C. dal vivo? Spazi in cui far correre liberi i sentimenti. Spazi interiori e spazi fisici. “Romance is a place”, “Intimate it's all that's real”, per citarli. Ma anche “La fantasia è un posto dove ci piove dentro”, una frase di Italo Calvino che, quando l’abbiamo citata a Carlos O'Connell, lo ha spinto subito a comprare un libro del grande scrittore per approfondire. Già in passato lo erano, ma oggi più che mai sono una formazione estremamente emotiva, che sa girare in modo abile le manopole dei sentimenti di chi ascolta. La "Dopamine Chamber" non è uno spazio astratto, ma è un luogo malinconico in cui fuggire e in cui non far accedere le sfrenate corse al consumo. In fondo, è quello che i Fontaines hanno sempre costruito e che a Bologna ha ampliato la sua architettura. In diverse interviste, a Chatten è stato chiesto quale sia l’origine di questo loro “rock emotivo e malinconico”. “Forse perché siamo irlandesi? Forse perché siamo stati immersi nell’educazione cattolica?”, si è domandato con ironia, senza riuscire a dare una vera risposta. La certezza è che, per sempre più persone, le loro canzoni oggi rappresentino un rifugio. 

Scaletta:
Tongue
Here's the Thing
Nabokov
Boys in the Better Land
Marianne
Jackie down the line
You Miss Me
Roman Holiday
A Hero's Death
In the Modern World
Happy for You
Big Shot
Death Kink
Mimesis
Bug
Favourite
Starburster

Bis:
Japan
Six Shot Morning
I Love You
Where Is Gone?


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