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Quando i Mogwai misero in vendita la maglietta "Blur: Are Shite"

20.03.2026 Scritto da Paolo Panzeri

A metà degli anni Novanta quando i Mogwai si formarono a Glasgow, in Scozia, il Britpop e l'incantesimo della 'Cool Britannia' erano al loro apice. I Mogwai erano lontani anni luce da quella cultura, come ricordato dal frontman del gruppo Stuart Braithwaite in una intervista al quotidiano britannico The Times: "Era una cultura usa e getta, dove le persone erano così ossessionate dalla prossima novità che le band venivano scartate. Era come se la musica fosse uno scherzo". Ad affiancarlo e a dargli manforte nel pensiero il compagno di band Barry Burns che ci aggiunge anche un tocco di orgoglio nazionale: "La gente dice British. Ma in realtà intende inglesi. La Scozia non si sentiva parte del Britpop, culturalmente si è sempre sentita più vicina all'America. Ascoltavamo più i Television che i Kinks".

Tra gli esponenti del Britpop, una band era invisa a Stuart Braithwaite più delle altre, i Blur. Nella autobiografia pubblicata nel 2022 'Spaceships Over Glasgow: Mogwai And Misspent Youth', l'oggi 49enne Braithwaite scriveva: "Si potrebbe dire che rappresentavano l'antitesi di ciò che consideravamo positivo nel mondo della musica. Anche il loro nazionalismo inglese anti-americano ci dava fastidio, così come i loro finti accenti cockney".

Nel 1999, quando le due band si esibirono alla medesima edizione del festival scozzese T in The Park i Mogwai decisero di cogliere l'occasione per mettere in vendita delle magliette con la scritta "Blur: Are Shite". All'epoca ai taccuini della rivista NME Braithwaite dichiarò: "Abbiamo deciso di dichiarare la nostra antipatia per una delle band più deboli del pianeta mettendo in vendita queste magliette. La cosa interessante della maglietta è che è una definizione da dizionario. Blur: Are Shite. È un dato di fatto e se ci saranno problemi legali, andrò in tribunale, visto che ho studiato musica, così potrò dimostrare che fanno schifo."

Anni dopo, nella sua autobiografia, riconobbe che quell'azione non fu molto elegante: "È stato un gesto davvero infantile, ma onestamente non pensavo che qualcuno se ne sarebbe accorto. Invece se ne sono accorti. Chi non conosceva il mio umorismo un po' caustico probabilmente ha pensato che fossi una specie di psicopatico malvagio. I Blur erano (e sono) tutt'altro che la mia band preferita, ma non ne valse la pena per tutto il trambusto che ne è seguito. Per settimane le pagine delle lettere al direttore della stampa musicale erano piene di fan del Britpop furiosi, inorriditi dall'audacia di chiunque avesse osato criticare i loro idoli. Ricordo che mia madre mi diceva che non dovevamo sentirci in dovere di parlare male di altre band perché la gente apprezzava la nostra musica per quello che era. Aveva ragione, ovviamente, ma ero troppo giovane e ingenuo per comprenderlo."

Al contrario di quanto accadeva con gli 'acerrimi' nemici Oasis, i Blur scelsero di rimanere fuori dalla polemica. Il chitarrista dei Blur, Graham Coxon, era un fan dei Mogwai. Nel 2015, quando un fan su Twitter gli chiese: "Pensi che i Mogwai facciano schifo?", il chitarrista rispose: "Assolutamente no, tutt'altro". Confortato dal senno di poi, Stuart Braithwaite ora dice: "Non sono del tutto sicuro che ne sia valsa la pena, per quanto all'epoca fosse divertente. Dopotutto, a chi importa davvero cosa pensano i Mogwai dei Blur?".


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