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Quando gli U2 chiusero il capitolo dedicato all'America

17.04.2026 Scritto da Paolo Panzeri

Gli anni Ottanta erano agli sgoccioli. Gli U2 li chiusero con una serie di quattro concerti al Point Depot di Dublino, l'ultimo di questi l'ultimo giorno dell'anno, il 31 dicembre del 1989. Gli anni Novanta erano alle porte e promettevano di regalare musica diversa da quella che aveva imperato nel decennio precedente, Bono lo aveva annusato nell'aria tanto che all'ultimo concerto tenuto al Point disse "bisogna reinventare tutto da capo".

Il 9 novembre del 1989 era caduto il muro di Berlino. Berlino era tutta un fermento e si respirava un'aria nuova. Nell'ottobre del 1990 gli U2 pensarono bene di recarsi agli Hansa Studios siti nella capitale tedesca per iniziare a registrare quello che sarebbe diventato "Achtung Baby". L'idea che animava il gruppo irlandese era quella di chiudere il capitolo dedicato all'America dei due precedenti album: "The Joshua Tree" (leggi qui la recensione) e "Rattle and Hum".

Bono e The Edge avevano in mente di rinfrescare il suono della band lavorando su sonorità dance e industrial, al contrario di Adam Clayton e Larry Mullen Jr. che non erano del tutto convinti. Nel documentario del 2011 "From the Sky Down", si sente Mullen dichiarare: "Ancor prima di iniziare, si percepiva che qualcosa non andava. Quando arrivammo lì, avevamo idee completamente diverse". Anche Clayton non nascose alcune perplessità su quanto stavano facendo: "Entravamo in sala prove e suonavamo senza sosta per ore e ore, riascoltavamo e non ci piaceva niente di quello che facevamo. Stavamo imboccando un sacco di vicoli ciechi. C'era molta frizione, molta tensione. Nessuno era particolarmente contento".

La band era in una fase di stallo. Poi accadde che mentre provavano una versione preliminare di quella che sarebbe diventata "Mysterious Ways" – allora intitolata "Sick Puppy"The Edge si ritrovò a suonare degli accordi che stupirono il gruppo. Sempre nel documentario del 2011 il chitarrista raccontò: "Li suonai con una chitarra acustica e tutti cercavano di capire se fossero buoni. Poi Danny (il produttore Daniel Lanois, ndr) disse: 'Perché non suoni queste due idee in sequenza, una dopo l'altra?'. Così feci e tutti concordarono: 'Suona davvero bene'. Quindi andammo tutti nella sala grande. Gridai gli accordi e iniziammo a suonarli. Bono prese il microfono e improvvisamente accadde qualcosa di molto potente nella stanza. Fu uno di quei momenti che si definiscono da brivido."



In soli 15 minuti, era miracolosamente nata una nuova canzone. "Fu un momento cruciale", spiega The Edge. "Stavamo attraversando un periodo difficile e sembrava che niente andasse per il verso giusto. Improvvisamente ci fu offerto questo dono, arrivò come per magia. Calmò enormemente i nervi di tutti in studio." Per il testo, Bono decise di scrivere di ciò che stava accadendo intorno a lui e delle divisioni all'interno della band. Una delle tante ironie di "One" è che ci volle una canzone sulla fine di una relazione per riunire il gruppo.

"C'era malinconia, ma anche forza", riportò Bono nel libro del 2006 "U2 By U2". "'One' non parla di unità, ma di diversità. Non è la vecchia idea hippie di 'viviamo tutti insieme'. È un concetto molto più punk rock. È anti-romantico: 'Siamo una cosa sola, ma non uguali. Dobbiamo sostenerci a vicenda'. È un promemoria del fatto che non abbiamo scelta. Mi dispiace ancora quando la gente sente il ritornello come 'dobbiamo' invece di 'dobbiamo sostenerci a vicenda'. Che ci piaccia o no, l'unica via d'uscita da qui è che io ti dia una mano a salire sul muro e tu mi tiri dietro".

Le sedute di registrazioni berlinesi si conclusero per il Natale del 1990, e "One" fu – come riporta Beth Simpson su MusicRadar, l'unico frutto splendente di quel periodo. "A quel punto dovevamo solo impegnarci, elaborare le idee e affinarle", chiosò Adam Clayton.


Col nuovo anno, la band si trasferì in una casa sul mare, a Elsinore, lungo la costa a sud di Dublino, dove venne allestito uno studio e lì realizzarono la maggior parte dell'album "Achtung Baby". "One" venne ulteriormente elaborata con sovraincisioni e l'aggiunta di archi. Sentendo che il brano era "troppo bello", The Edge ci aggiunse un grintoso assolo di chitarra.


"Achtung Baby" uscì il 18 novembre 1991. Le recensioni dell'album furono generalmente positive e si parlò molto di come il suono fosse diverso da quello dei vecchi U2, in particolare per l'uso di sonorità elettroniche e ritmi dance in alcuni brani. "One" passò un poco inosservata. Venne pubblicata come terzo singolo nel febbraio del 1992 e tutti i proventi - incluse le royalties degli U2 - furono devoluti in beneficenza alle organizzazioni che si occupano di AIDS in ogni paese in cui venne pubblicato. Poi arrivò lo 'Zoo TV tour', "One" venne suonata ogni sera e colpì nel segno.


Numerose sono state le cover di "One" che si sono susseguite nel corso degli anni. La prima a inciderne una sua versione fu la cantante britannica Mica Paris nel 1995. Johnny Cash la incluse nel suo album di cover del 2000 "American III" (leggi qui la recensione). Tornò agli onori delle classifiche nel 2006 con la versione di Mary J. Blige insieme agli stessi U2. Da allora, altri artisti l'hanno reinterpretata, si possono citare Eddie Vedder, Lighthouse Family, Joe Cocker, R.E.M. e Fontaines DC.

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