Promessa, nome d’arte di Pietro Messa, è un rapper classe 2003 cresciuto nella zona Bicocca di Milano e con “Morendo ad occhi aperti” firma uno dei dischi rap italiani più interessanti usciti in questa prima parte dell’anno. Il suo è un viaggio dentro il vuoto, dentro quelle crepe esistenziali che richiamano il “male di vivere” di Eugenio Montale, ma senza mai suonare scolastico o costruito: qui la materia è vissuta, concreta, e arriva diretta. Promessa è giovanissimo, eppure ha già metabolizzato una consapevolezza che attraversa tutto il disco, ovvero che il piano materiale, cioè i soldi, lo status e l’immaginario del successo, non è in grado di colmare quel vuoto.
È un concetto che potrebbe sembrare banale, ma funziona perché nelle sue barre non c’è posa: arrivano dritte e con un tono verace. Già dall’apertura di “Non sembriamo felici” si imposta la traiettoria, con quell’“incubo perfetto” di morire ricchi e tristi e con uno sfogo che sa di rifiuto totale di un certo benessere borghese, tra immagini e parole che sfiorano anche una rabbia di classe. Il punto è che “Morendo ad occhi aperti” non usa il vuoto come estetica, ma lo attraversa davvero: il disco è compatto, coerente, non è una playlist ma un percorso preciso, e questo aspetto oggi, soprattutto per un artista della sua età, pesa. La malinconia e una certa oscurità lo attraversano dall’inizio alla fine, anche se ogni tanto si aprono spiragli, come in “9 febbraio” o in “Ordinaria follia” con Franco126, che funzionano come luci improvvise dentro un paesaggio urbano chiuso e in bianco nero, quasi soffocante.
Ne il “Grande salto”, con un suono più jazzato, arriva una delle chiavi del progetto, “per fare un grande salto serve un grande vuoto”, che trasforma la mancanza in condizione necessaria al movimento, mentre in “Sto collassando”, prodotta da Night Skinny, l’energia si fa più cruda e immediata, e in “In mezzo alla polvere” emerge un altro nodo centrale, quello dell’incomprensione, del sentirsi circondati ma non realmente capiti. Anche quando Promessa tocca territori più classici e telefonati, come in “Montana”, lo fa senza cadere nella glorificazione: il riferimento a Tony Montana è evidente, ma viene trattato in chiave narrativa e quasi cinematografica, con dentro già l’idea di un destino tragico, più che come modello. Il disco continua a muoversi su questa linea sottile tra vita e morte, tra tensione e disillusione, e in “Parola parola” la sintetizza con una barra che colpisce: “la morte spaventa, ma non come una vita incerta”, un pensiero che richiama il film “Training Day”.
Tra vino, droga e armi che confondono i contorni della realtà in “La vita che vivo”, si arriva a un finale, in “Prima”, che chiude perfettamente il cerchio: le chitarre aprono immagini quasi liberatorie, “spiagge in cui la sabbia è color oro”, ma subito dopo torna la consapevolezza, quella più dura, quella che non si può evitare, quella che nemmeno una sicurezza economica riesce a risolvere il problema di fondo. Ed è qui che il disco trova il suo punto più forte: il vuoto non si colma, si può al massimo attenuare, e la musica sembra diventare uno dei pochi spazi in cui questo è possibile. “Morendo ad occhi aperti” funziona perché è coeso, perché costruisce un viaggio vero e non una sequenza di tracce. Riesce a dare forma a una sensazione diffusa senza banalizzarla.TRACKLIST
Tracklist:
1. NON SEMBRIAMO FELICI
2. GRANDE SALTO
3. STO COLLASSANDO (feat. Night Skinny)
4. 200 MOTIVI (feat. Ernia)
5. IN MEZZO ALLA POLVERE
6. MONTANA (feat. RRARI DAL TACCO)
7. 9 FEBBRAIO
8. PAROLA PAROLA
9. LA VITA CHE VIVO
10. MEZZO BIANCO (feat. Sayf)
11. PENSANDO DI FRETTA
12. ORDINARIA FOLLIA (feat. Franco126)
13. AL PORTONE
14. NULLA DI BELLO (feat. 22simba e Flaco G)
15. PRIMA
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