Per celebrare tre decadi dall’uscita del loro album di debutto i Placebo hanno annunciato “Placebo Re:Created”, una potente nuova rivisitazione del disco che li ha presentati al mondo nel 1996. L’album uscirà il 19 giugno. La formazione ha da poco pubblicato la nuova versione del singolo di successo “Bruise Pristine”, rielaborata dalla band utilizzando i nastri originali. I Placebo, che il prossimo 6 novembre suoneranno al Forum di Assago, lo hanno ampliato rendendolo più pesante e dinamico rispetto all’originale, ripristinando persino una sezione precedentemente omessa in francese che i fan possono ora ascoltare per la prima volta.
Dopo aver eseguito brani come “Bruise Pristine” per tre decenni, le canzoni si sono naturalmente evolute, e questa prospettiva porta nuova energia al progetto complessivo. Arrivati originariamente nel pieno dell’era Britpop, i Placebo si distinguevano nettamente dalla cultura dominante. Mentre gran parte della musica britannica di quel periodo tendeva verso una sorta di nostalgia, il debutto dei Placebo offriva qualcosa di decisamente più provocatorio e conflittuale. I loro brani affrontavano temi come sessualità, androginia, dipendenza e alienazione con un’onestà raramente ascoltata nel rock mainstream dell’epoca, consolidando la band come una delle voci più distintive della loro generazione.Trent’anni dopo, “Placebo Re:Created” vede la band tornare su questo album fondamentale con una nuova prospettiva. Il nuovo disco presenta versioni rivisitate e arricchite di tutti e dieci i brani dell’album originale, più due bonus track, catturando l’evoluzione di queste canzoni attraverso decenni di esibizioni dal vivo, pur mantenendo lo spirito crudo che le ha definite. Tra i brani figurano singoli come “Nancy Boy” e “36 Degrees”, pezzi che hanno contribuito a consolidare la reputazione dei Placebo. Queste nuove registrazioni amplificano l’urgenza e l’attitudine. Oggi le discussioni sull’identità, sull’espressione di genere e sull’individualità sono più visibili, e spesso più contestate, che mai. In questo ambito, le origini del debutto dei Placebo appaiono di nuovo straordinariamente rivelatorie.
Parlando del nuovo disco, i Placebo spiegano: “Consideriamo questo lavoro come un director’s cut. Non l’abbiamo ricreato da zero. Siamo tornati ai nastri originali e abbiamo riportato trent’anni di esperienza nel suonare questi brani dal vivo all’interno del disco. Questo progetto riguardava finalmente il completamento dell’album, trascinandolo nel XXI secolo dal punto di vista sonoro, pur preservandone l’integrità e lo spirito originale. Non si tratta di migliorarne i contenuti, non c’è nulla che non vada, si tratta di completarlo”. Poi ancora: "Quando abbiamo realizzato il primo album, non avevamo ancora l’esperienza o la conoscenza dello studio necessarie per tradurre pienamente ciò che avevamo in mente. Nel corso degli anni, i brani hanno preso vita propria sul palco; sono cresciuti, si sono sviluppati, si sono in un certo senso completati da soli. È una celebrazione delle nostre origini e un punto d’incontro tra chi eravamo allora e chi siamo oggi. Un modo per onorare quell’innocenza, permettendo allo stesso tempo ai brani di esistere con la fiducia e l’energia della band che siamo diventati”.
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