Figura importante benché poco nota della canzone d’autore americana, Phil Ochs fu durante gli anni Sessanta “un cronista armato di chitarra”. Nato a El Paso nel 1940, Ochs non ricorreva a metafore o testi poetici: raccontava i fatti. Le sue composizioni erano articoli cantati, reportage in forma musicale. In un’epoca in cui anche Bob Dylan si allontanava dalla protesta esplicita, Ochs rimaneva fedele a una linea militante. Brani come “I Ain’t Marching Anymore” o “Draft Dodger Rag” divennero inni contro la guerra del Vietnam e simboli di una generazione in rivolta.
Il suo talento, però, non bastò a proteggerlo dalle contraddizioni del tempo. Sul finire degli anni Sessanta, mentre il clima politico si faceva più cupo e le speranze di cambiamento si incrinavano, anche la sua musica cambiava e diventava più amara, segnata da un disincanto crescente.
Negli anni Settanta, la parabola si fece discendente. Problemi psicologici, abuso di alcol e una profonda delusione politica lo portarono ai margini della scena. Arrivò a reinventarsi sotto un nome fittizio, “John Butler Train”, come se la propria identità non fosse più sostenibile.
La sua morte per suicidio, il 9 aprile 1976 a Far Rockaway, segnò tragicamente la fine di una voce fuori dal coro. Aveva solo 35 anni.
Oggi, Phil Ochs resta una figura di culto: se non lo conoscete, ecco dieci sue canzoni significative.
(scritto con l’ausilio dell’AI)
I Ain’t Marching Anymore (1965)
Il suo inno pacifista più celebre, simbolo della protesta contro la guerra del Vietnam.
Draft Dodger Rag
Una satira sui giovani che cercano di evitare la leva militare.
There But For Fortune
Invita alla compassione verso chi soffre per povertà, guerra o dipendenze.
Changes
Un momento più personale nella carriera di Ochs.
Love Me, I’m a Liberal
Una critica ironica all’ipocrisia di certi “progressisti di comodo”.
Outside of a Small Circle of Friends
Ispirata a un fatto reale, denuncia l’indifferenza sociale..
Power and the Glory
Una sorta di inno patriottico alternativo.
When I’m Gone
Canzone sulla mortalità e sull’eredità morale.
Pleasures of the Harbor
Esplora toni poetici e orchestrali, segno della sua svolta musicale di fine anni ’60.
Here’s to the State of Mississippi
Un atto d’accusa contro il razzismo istituzionale e la violenza del Sud degli Stati Uniti.
Disclaimer:
Questo articolo è stato realizzato e pubblicato da Rockol.it ed i suoi contenuti sono integralmente forniti da Rockol, che ne assume ogni responsabilità editoriale. Il presente sito si limita a ospitare il contenuto in modalità non indicizzata e non è in alcun modo coinvolto nella produzione, redazione o approvazione dei materiali pubblicati.
Rock Online Italia (Rockol) è una testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Milano: Aut. n° 33 del 22 gennaio 1996.
Immagini e diritti
Rockol:
- utilizza esclusivamente immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali ("for press use") da case discografiche, management artistici e uffici stampa /P.R;
- impiega le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, e solo a corredo dei propri contenuti informativi;
- accetta unicamente fotografie non esclusive, destinate alla pubblicazione su testate giornalistiche, e comunque libere da vincoli di utilizzo;
- pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse da fotografi dei quali viene indicato il copyright
Segnalazioni
Eventuali segnalazioni relative a immagini non conformi a quanto sopra descritto possono essere inviate a webmaster@rockol.it
Provvederemo a effettuare una rapida valutazione e, ove necessario, alla tempestiva rimozione del materiale.Per consultare l'articolo nella sua versione originale, visita questo link