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Peaky Blinders consacra Grian Chatten come l'erede di Nick Cave

20.03.2026 Scritto da Gianni Sibilla

Che fine ha fatto Tommy Shelby? In “The immortal man” lo ritroviamo come protagonista di un film ambientato una decina d’anni dopo la fine della serie. La sesta stagione di Peaky Blinders terminava con quella memorabile scena in cui, in sella a un cavallo, andava verso una destinazione ignota, sulle note di una canzone di Bob Dylan, “All the tired horses”. Cillian Murphy era entrato a cavallo in scena, nella prima puntata: un incipit in cui girava a cavallo per le strade di Birmingham, sulle note di “Red right hand”, la canzone di Nick Cave che era parte fondamentale di quel racconto, così come lo sarebbe stata in tutta la serie.

È arrivata la seconda guerra mondiale e Shelby - il gangster uomo d’azione per eccellenza - sta scrivendo un libro. Suo malgrado si trova a dover affrontare una macchinazione dei nazisti in Inghilterra, ma soprattutto è alle prese con la sua eredità, sia quella materiale sia quella simbolica e soprattutto quella familiare. Suo figlio ha preso il suo posto alla guida dei Peaky Blinders.
Non andiamo oltre nel racconto del film, per evitare spoiler: da oggi si può vedere su Netflix. Diciamo solo che è un degno sequel - per quanto corto, meno di due ore, quando una storia del genere si sarebbe meritata una stagione intera. Gli amanti della serie lo apprezzeranno, ma si può vedere anche senza conoscenze pregresse, e apprezzare ugualmente la scrittura di Steven Knight e soprattutto Cillian Murphy, che nel frattempo ha fatto il salto verso il cinema arrivando a vincere un Oscar per “Oppenheimer”.

La musica del film e Grian Chatten

Però qua parliamo di musica. La settimana scorsa vi raccontavamo l’album con la colonna sonora del film - una stupenda raccolta di brani inediti, cover e nuove versioni di classici. Ma dopo avere visto il film si può confermare che anche qui, nel film, “ogni cosa è al suo posto giusto”, per citare i Radiohead: quelle canzoni sono inserite in maniera magistrale nella scrittura e nelle sequenze del film. C’è pure un rifacimento della scena iniziale, con una nuova versione di “Red right hand”, più intima e rarefatta, meno aggressiva: quello che vediamo sullo schermo è un Tommy Shelby sempre a cavallo in giro per Birmingham, ma è diverso, è in lotta con se stesso, e la città è stata bombardata dai nazisti.

Dal punto di vista musicale c’è però una cosa da dire, che riguarda non solo il film: “The immortal man” parla di eredità simboliche e di passaggi di testimone, e ne segna anche uno dal punto di vista del rock. In poche parole, Grian Chatten è il nuovo Nick Cave. Detta così suona grossa, e soprattutto non è che Nick Cave si faccia da parte, anzi.
Però la scelta di fare del cantante dei Fontaines D.C. la voce musicale centrale del film è perfetta: il suo tono è più giovane, ma sa essere altrettanto minaccioso e austero allo stesso tempo. La sua voce risuona in momenti chiave dello snodo del film, sia con canzoni originali sia con un paio di scelte azzeccate dal repertorio dei Fontaines D.C., “A hero’s death” e “Romance” - più la cover che da sola vale la colonna sonora, “Angel” dei Massive Attack - che compare e rende ancora più forte una delle scene centrali del film. Uno degli snodi del film in cui Shelby è l’angelo del destino suo, dei Peaky Blinders e dell’esito della guerra, con la canzone che aumenta la tensione e Chatten che canta: “You are my angel/Come from way above/To bring me love/In his eyes/He’s on the dark side/Neutralise every man in sight”.
Nella scena successiva, uno snodo altrettanto cruciale, si sente ancora Chatten, con un brano originale, “Medusa”.
Bellissima anche la scelta musicale della sequenza finale - anche qua no spoiler, ma si tratta di una canzone già edita, reincisa in una nuova versione con Grian Chatten alla seconda voce.

Death is not the end

Insomma: “The immortal man” mette la parola fine alla storia dei Peaky Blinders, la serie che ha cambiato il modo di usare le canzoni nelle serie TV e nel racconto audiovisivo - probabilmente anche più profondamente di “Stranger things”.
O forse “Death is not the end”, come cantava Dylan, ripreso anche da Nick Cave in “Murder ballads”.
Magari questa non è la fine dei Peaky Blinders: con Netflix (e con le serie di successo) è sempre possibile che arrivi uno spin-off o un seguito, è la serialità. Ma se mai dovesse succedere chiediamo soprattutto una cosa: una qualità musicale di questo livello.


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