Venerdì e sabato sera si è esibito per pochi intimi al The Fonda Theatre di Los Angeles, per festeggiare l'annuncio del nuovo album "The boys of Dungeon Lane", che arriverà nei negozi il 29 maggio. Ma secondo alcune voci Paul McCartney, che lo scorso novembre ha chiuso negli Usa il suo "Got back tour", sarebbe pronto ad annunciare un tour in Europa, a distanza di due anni dal precedente. A riportare le indiscrezioni è il quotidiano francese Le Parisien, secondo il quale l'ex Beatle ha in programma di fare un tour europeo per la fine di quest'anno:
Il tour del 2024 fece tappa a Parigi, Madrid, Manchester e Londra. In Italia Macca manca da tredici anni, tanti quanti ne sono passati dallo show del 25 giugno 2013 all'Arena di Verona, parte del tour "Out There!". Nel 2020 il baronetto di Liverpool avrebbe dovuto tornare ad esibirsi in Italia, a Napoli (in piazza del Plebiscito) e a Lucca (sotto le Mura Storiche), ma i due show furono annullati a causa della pandemia e mai più recuperati.
E chissà che i due show di venerdì e sabato al The Fonda Theatre di Los Angeles non siano stati una sorta di anticipazione della tournée che lo terrà impegnato tra il 2026 e il 2027. Macca ha aperto gli show con "Help!" dei Beatles e in 23 canzoni ha alternato brani tratti dal repertorio della leggendaria band, altri del repertorio degli Wings e altri del suop repertorio da solista. Tra le altre, ha suonato anche "Blackbird", "Let it be" e "Hey jude".
Ad anticipare il nuovo album "The boys of Dungeon Lane" ci ha pensato, lo scorso giovedì, il singolo "Days we left behind": «Per me questa canzone è davvero un ricordo. Il titolo dell’album, "The Boys of Dungeon Lane", deriva da un verso di questo brano. Stavo proprio pensando a questo, ai giorni che mi sono lasciato alle spalle, e spesso mi chiedo se non stia semplicemente scrivendo del passato, ma poi penso: come si può scrivere di qualcos’altro? Sono solo tanti ricordi di Liverpool. C’è una parte nel mezzo che parla di John e di Forthlin Road, la strada in cui vivevo. Dungeon Lane è lì vicino. Vivevo in un posto chiamato Speke, un quartiere piuttosto popolare. Non avevamo quasi nulla, ma non importava perché le persone erano fantastiche e non ti accorgevi di non possedere molto».
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