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“Non c’è differenza tra rock ’n’ roll e musica classica”

20.06.2026 Scritto da Gianni Sibilla

Uno è l’“arma segreta” dei R.E.M.; l’altro è il pianista di alcune delle più importanti rock band di sempre. L’altro ancora è un musicista classico che da anni dirige il Rome Chamber Music Festival. Condividono le radici in Georgia, una grande amicizia e il piacere di suonare assieme - come faranno domenica 21 giugno a Roma. Mike Mills, bassista dei R.E.M., e Chuck Leavell, tastierista e direttore musicale dei Rolling Stones da oltre quarant’anni, sono stati chiamati dal loro amico Robert “Bobby” McDuffie nella capitale: al Teatro Argentina porteranno una versione riarrangiata del loro show “A Night of Georgia Music”, che mette in scaletta Ray Charles, James Brown, Outkast e R.E.M. e che a fine luglio arriverà alla Carnegie Hall di New York, uno dei teatri più prestigiosi del mondo.
Sentirli parlare è un piacere quasi quanto sentirli suonare: si vede che questo (im)probabile trio nasce da un’amicizia autentica e da un amore comune per la musica, pur partendo da percorsi molto diversi.

Tra classica e rock

“Le nostre storie non sono poi così diverse. Bobby e io suonavamo e cantavamo tantissimo insieme in chiesa quando eravamo più giovani”, racconta Mills. “Sembra strano, visto il contrasto tra le nostre musiche. Ma vogliamo far capire alla gente che non c’è molta differenza tra la musica classica e il rock and roll”.
Eppure il rock e la musica pop vengono ancora percepiti come “leggeri” e contrapposti alla cultura “alta” della musica classica. Sono proprio questi steccati che il trio vuole abbattere.
“Chuck non ha una formazione classica, ma ha scritto uno dei più grandi pezzi per pianoforte della storia del rock e credo che molti pianisti classici farebbero fatica a suonarlo”, dice McDuffie, riferendosi alla storica performance di “Jessica” degli Allman Brothers Band, in cui Leavell militava negli anni ’70. “Chi se ne frega se non sa leggere la musica? Anche la musica classica, storicamente, era musica popolare. Noi vogliamo creare bellezza nel modo che ci è possibile”.

Questa contrapposizione tra alto e basso si è trasformata, nel rock, in una ricerca di legittimazione attraverso l’uso del linguaggio della musica classica: arrangiamenti con orchestre, repertori riletti in maniera sinfonica e così via. “La vera grande differenza”, spiega Mills, “è che chiunque può sedersi e prendere in mano una chitarra e nel giro di una settimana imparare centinaia di canzoni. Impari tre accordi e puoi suonarne cinquecento. Non puoi fare la stessa cosa con il violino. C’è un livello di competenza tecnica che i musicisti classici devono possedere e che nel rock non è indispensabile. Lo so perché ho provato a suonare il violino…”.
Poi aggiunge: “Detto questo, la musica classica non è soltanto per signore e signori benestanti di una certa età. Il nostro obiettivo è avvicinare le persone della classica al rock and roll e il pubblico del rock alla musica classica”.
“Stiamo cercando di introdurre stili diversi e riflessioni diverse su cosa significhi fare musica insieme, con strumenti classici e contemporanei”, aggiunge Leavell. “In fondo tutto è nato quando Robert ha sfidato Mike a scrivere un concerto per gruppo rock e violino”, racconta, riferendosi al disco che i due hanno inciso assieme qualche anno fa (e suonato al Rome Chamber Music Festival).

Dalla musica classica al classic rock

Il paradosso è che, mentre la musica classica continua a essere considerata il repertorio per eccellenza, oggi anche il rock ha il suo canone. Non a caso esiste un genere chiamato “classic rock”.
“Se resisti abbastanza a lungo”, sorride Mills, “se la tua carriera dura abbastanza, se riesci a esercitare un’influenza sufficiente e a rendere felici abbastanza persone, allora sì, diventi un classico. Non è musica classica, ma è un classico. Quando è nato il rock and roll nessuno sapeva quando sarebbe diventato meno rivoluzionario e più adulto”.

La musica della Georgia

Il concerto che porteranno alla Carnegie Hall si intitola “A Night of Georgia Music”, la versione romana avrà lo stesso repertorio, solo con una formazione orchestrale diversa. Il motivo è che tutti e tre vedono nello Stato del Sud una sorta di crocevia musicale unico.
“C’è qualcosa nell’acqua, amico”, scherza Leavell, che è nato in Alabama ma vive in Georgia da decenni. Poi si fa serio e cita la straordinaria concentrazione di talenti che la Georgia ha prodotto nel corso dei decenni: Ray Charles, i grandi songwriter, il soul, il country, il rock, l’hip hop. “Potrei essere di parte”, ammette, “ma credo che la Georgia abbia qualcosa di davvero speciale. Il Texas ha la sua storia musicale, la California ha la sua, New York ha la sua. Ma c’è qualcosa di unico nella Georgia”.

Per Mills, il successo dei R.E.M. contribuì anche a cambiare la percezione che il resto degli Stati Uniti aveva del Sud. Quando la band esordì, negli anni ’80, arrivare dal Sud e non da New York o Los Angeles e fare rock alternativo era un’anomalia: “Prima di Internet il Sud era considerato una sorta di zona arretrata: country music e poco altro. Ma noi sapevamo che c’era molto di più. Non stavamo cercando di sfidare le convenzioni o di dimostrare qualcosa. Volevamo semplicemente fare la musica che amavamo. Quando la gente ha iniziato ad ascoltarci, si è resa conto che dalla Georgia arrivava una varietà musicale molto più ampia di quanto immaginasse”.
Quando chiedo di scegliere una canzone che rappresenti la Georgia, la discussione si trasforma quasi in una playlist. Mills indica “Georgia on My Mind”: “Ha quell’atmosfera lenta, rilassata, un po’ paludosa del Sud. È malinconica, bellissima e racchiude molto di ciò che significa essere della Georgia”. McDuffie sceglie “Midnight Train to Georgia”, mentre Leavell cita “Rainy Night in Georgia”. Tre canzoni diverse che raccontano la stessa terra.

“Nightswimming” e i R.E.M.

Tra i brani in scaletta c’è anche “Nightswimming”, probabilmente la canzone dei R.E.M. che più naturalmente dialoga con il linguaggio dell’orchestra: la base venne scritta proprio da Mills, completata dalla band e orchestrata assieme a John Paul Jones, che curò una parte degli arrangiamenti di “Automatic for the People”.
“Vorrei poter dire di avere avuto quella lungimiranza”, racconta Mills. “La suonavo semplicemente al pianoforte perché mi piaceva ascoltarla. Non pensavo nemmeno che sarebbe diventata una canzone dei R.E.M. Poi Michael (Stipe) la sentì durante una prova e mi disse: continua a suonarla. Si sedette lì e iniziò a inventarsi il testo. Poi la portammo in sala prove e ci rendemmo conto che era una vera canzone”.
Solo in seguito arrivarono gli archi, con l’Atlanta Symphony Orchestra e John Paul Jones. “Come tutte le canzoni dei R.E.M., era il risultato del lavoro di tutti noi. Sono orgoglioso di essere stato parte dei R.E.M., non di una singola canzone”.

Gli Stones e la lezione del blues

Chuck Leavell è da oltre quarant’anni accanto ai Rolling Stones: è il loro pianista in tour, il loro “direttore musicale”. E continua a stupirsi della conoscenza profonda che Mick Jagger e Keith Richards hanno della musica americana: “Quando siamo alle prove può partire una canzone di Muddy Waters o di Howlin’ Wolf e Mick conosce tutte le parole, Keith tutti gli accordi. È davvero notevole la venerazione che hanno per quella musica”.
La cosa che ancora oggi ama di più degli Stones non sono nemmeno i concerti. “Le prove sono il mio momento preferito. Suoniamo cose che il pubblico non sentirà mai. Vecchi blues, canzoni oscure degli Stones, brani che non entreranno in scaletta. Sono momenti davvero preziosi”.
Gli faccio notare che spesso Jagger e Richards sembrano più americani degli americani quando affrontano blues, country e rhythm and blues. “È vero”, ride. “E quando Mick tira fuori l’armonica capisci subito che è un vero bluesman”.

Da “Aida” a Eric Clapton

Il cerchio si chiude con Mills che ricorda le sue origini musicali in famiglia: “Mio padre era un tenore drammatico. A casa ascoltavamo molta opera e quella che mi è sempre rimasta dentro è ‘Aida’. Da bambino partecipai perfino a una produzione ad Atlanta. È una musica che ancora oggi mi riporta a tanti bei ricordi”.
Leavell, dal canto suo, risponde con un aneddoto. “Alla fine del tour degli Stones del 1989-90 tornai a casa e trovai un messaggio in segreteria. Era Eric Clapton che mi chiedeva se volevo andare a suonare con lui. Se dovessi scegliere un musicista rock da portare in un contesto classico, scelgo Eric. Fece un lavoro straordinario con quel concerto scritto da Michael Kamen che suonammo assieme dopo quella telefonata”.

Gli suggerisco scherzando una futura esibizione alla Scala di Milano. “Mi sembra un’ottima idea, amico”, dicono sorridendo .A sentirli parlare, il confine tra musica classica e rock and roll è molto più sfumato di quello che si tende a pensare; alla base del loro incontro romano c’è l’amore per la musica, indipendentemente dal fatto che sia classica o rock, colta o “leggera”. Basta che sia buona.


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