Sincerissima Serpe. Il terzo album di Matteo Di Falco, classe 2000, nato a Milano e cresciuto a Siziano, in arte Nerissima Serpe, non è come molti si aspettavano. Per questo “Nerissima” è interessante. Dopo una lunga serie di banger, realizzati con Papa V, il rapper presenta un disco, dopo “Denti da latte” del 2020 e “Identità” del 2023, più maturo e introspettivo. Non mancano pezzi allucinati, un marchio di fabbrica, ma il vero cuore di questo terzo capitolo è un altro. È una nuotata in un mare oscuro in cui trova spazio anche una versione personale di “Ridere di te” di Vasco Rossi, oltre che collaborazioni con Madame, Kid Yugi, Artie 5ive, Papa V, Latrelle e Promessa. Il racconto acido e il flow ammaccato rimangono, ma sono al servizio, come le produzioni di Fritu, di una parte più nascosta di sé, che si svela.
Questo è un album più intimo, più ragionato. Da dove si parte nel costruire un disco che racconta un’altra parte di sé?
Il disco nasce in maniera inconscia, in questo ultimo anno e mezzo. Per realizzarlo ho fatto davvero tanti provini se non il doppio, quasi. I pezzi più deep e introspettivi sono quelli che sono usciti in maggioranza in questo arco di tempo, per questo il progetto è più orientato verso quella direzione. Vengo da una serie di successi, con il mio socio Papa, prettamente rap, crudi e giocosi. Avevo l’esigenza di riprendere il discorso da “Identità”. Dopo tanti banger, credo possa essere normale andare altrove.Però c’è anche un altro tema: nel rap aprirsi non è mai facile. Recentemente lo ha fatto Shiva in “Vangelo”, lo fai tu qui. Il pubblico riesce a seguire queste evoluzioni o preferisce l’immaginario da rapper supereroe e indistruttibile?
Senz’altro c’è ancora una sorta di tabù. Aprirsi e mostrarsi fragili è molto più difficile. E non ti nascondo che mi sono fatto delle domande mentre lavoravo al disco e vedevo la direzione che stava prendendo. Per questo c’è una parte di me che è estremamente eccitata nell’osservare come, nel tempo, verrà accolto un disco così. Voglio vedere il feedback proprio perché è un disco diverso.L’altra parte?
Lo ha sentito talmente necessario che non si è preoccupato. Le domande ci stanno, come ho spiegato, ma fino a un certo punto. Non bisogna farsi condizionare.“Questo amore è Arancia meccanica” rappi in “Tu mi fai”. Nel disco c’è un racconto del rapporto con le donne diverso dal solito, più sofferto, meno ironico, meno sessuale e sfrontato. Che cosa è successo?
Ci tengo a dire una cosa: io ho sempre scritto così e ho sempre parlato delle donne anche in questo modo. Poi, certo, la mia scrittura è prevalentemente rap, ma non ho mai rinunciato a raccontare le donne anche sotto una certa luce. Se penso ad alcune mie relazioni, a mia madre, a mia sorella fino alle mie cugine…non è la prima volta che mi metto a nudo.Però diciamolo: tu sei noto per i racconti più sfrontati.
Sono uscito da una relazione di quattro anni, importante. Convivevo. Non è stata una cosa leggera, ma profonda. Non è finita nel migliore dei modi. E tutto questo probabilmente è entrato nel disco….mi sento di dire questo.Si schiaccia “play” per ascoltare “Famiglia” con Papa V, ma non parte un banger, bensì un dialogo schietto tra amici.
Avevo una bozza, fatta circa un anno fa, in cui parlavo di famiglia. Ho sistemato il tutto e cambiato la strofa perché volevo realizzare qualche cosa che riscaldasse il cuore dei fan, volevo raccontarci da un’altra prospettiva. È nato un pezzo che parla di noi, del nostro rapporto e della nostra “famiglia allargata”.Non ti sei limitato a fare una cover di “Ridere di te” di Vasco, ma hai aggiunto delle barre. Se siamo qui a parlarne è perché lui ti ha dato il suo benestare. Che cosa ti ha detto?
So che gli è piaciuto, che lo ha approvato e francamente neppure me lo aspettavo. Mi ha fatto mega-piacere anche che mi abbia ri-condiviso sui social. Vasco non ha praticamente mai collaborato con nessuno del mondo rap, se non con Marracash. Il pezzo è nato in modo spontaneo, quasi per gioco con Fritu e Dibla in studio. Ho aggiunto delle barre a “Ridere di te” perché sentivo di poter mettere qualche cosa di mio, non oso dire di “migliorativo” perché sarebbe da pazzi, il pezzo è meraviglioso così com’è, ma volevo alcuni passaggi personali. Se Vasco mi avesse detto “bravo, ma anche no” lo avrei capito. E invece…Che cosa rappresenta per te Vasco?
È il primo artista che ho ascoltato da piccolino, con i miei genitori. Il mio primo concerto da spettatore, a nove anni, a San Siro è stato il suo. Ricordo quando ascoltai la prima volta “Ridere di te”, ero in una fase di crescita in cui stavo dando sempre più peso alle parole. “Ridere di te” per me è una dedica e io amo quel genere di dediche, a cuore aperto, senza maschere.Hai aggiunto delle barre come “la mia paura è sempre la noia”. Che cosa volevi raccontare di più?
Ho portato il mio stile, ho messo dentro del rap. Ho ripreso la tematica del pezzo, ho parlato di uno stato d’animo in relazione al rapporto con una ragazza.In “Comunicazione” con Madame una delle frasi centrali è “le persone sono sole perché manca comunicazione”.
È stato il mio manager a consigliarmi di riprendere in mano questo brano, nato nel 2021. Già allora era molto maturo. Lo abbiamo ri-registrato e ho chiesto a Madame di collaborare non solo perché è fortissima, ma perché è una grande comunicatrice. Non ha mai avuto paura di mostrarsi, di raccontarsi. Il pezzo mette al centro quel modo di comunicare schietto, senza argini.In “Chi lo sa” parli di morte, di catene, di libertà.
Quel pezzo per me è un pugno nello stomaco. Quando l’ho scritto ho subito pensato: potrebbe fare da outro a un disco. È un flusso di coscienza. Affronto domande giganti, esistenziali, a cui non c’è una vera risposta. E forse è proprio questa la magia.“Musica immortale” oltre che una canzone, è un’ambizione?
Viviamo in una società velocissima in cui non sembra restare nulla, tutto scorre. Capitalismo e materialismo guidano tutto. Ecco, almeno nell’arte sarebbe importante uscire da questi schemi, lasciando delle tracce.Ma non è troppo pretenzioso?
Però aspetta, dipende da quale valore diamo a tutto ciò. Io faccio musica per esprimermi e per far sentire le persone parte di qualche cosa. E lo faccio cercando di incidere nel tempo. Non so ovviamente se tutto questo rimarrà, ma lavorare per tentare di far sì che questo avvenga, perché dovrebbe essere sbagliato? Anche la canzone dice questo: è un pezzo di speranza in mezzo agli up e down della vita.In “Tempo” dici “le cose più grosse hanno bisogno di tempo”.
E lo penso davvero. Siamo tutti abbagliati dai numeri. Anche io lo sono. Ma è il processo che conta. L’evoluzione, nel tempo. Io con questi tre miei dischi solisti penso di aver realizzato un quadro, di aver messo un punto. Non è punto di arrivo, ma di partenza. Devo dimostrare ancora tanto.
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