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Morrissey incontra la sua musa Rita Pavone a Milano

10.03.2026 Scritto da Gianni Sibilla

Morrissey non ha annullato il concerto.
È quello che pensiamo in molti alle nove quando finalmente sale sul palco: camicia, un mazzo di fiori infilati nei pantaloni, delle maracas in mano che agita in maniera buffa. Con lui, come noto, non si può mai sapere e il concerto era indicato alle 8:20: a quell’ora, il Fabrique è già strapieno, tanto che è quasi impossibile muoversi. Ma prima parte un lungo video sullo schermo che allunga un’attesa durata 12 anni - tanto è passato dall’ultimo concerto a Milano.

Rita Pavone, “mia musa”

Appena arrivo (a fatica) alla balconata passando dal backstage, c’è anche una delle icone del pantheon di Morrissey: Rita Pavone. Moz in passato l’ha citata più volte fin dagli anni ’80: già nel passaggio a Sanremo Rock degli Smiths nel 1987 raccontò che “Cuore” è uno dei suoi 45 giri preferiti, arrivando poi anche a inserire un suo video nei pre-show dei concerti. Un affetto ricambiato dalla Pavone, che ha parlato altrettanto spesso di questa ammirazione in interviste e post social, solo qualche mese si è rammaricata di non essere mai riuscita a incontrarlo.
Finalmente l'incontro è avvenuto backstage, prima del concerto, come mi racconta lei stessa a fine serata, mostrandomi una copia dell’autobiografia che Morrissey le ha regalato con la dedica “mia musa”. Durante il concerto Rita Pavone canta e tiene il tempo a tutte le canzoni, interrotta solo da qualcuno che ogni tanto le chiede una foto.

Il video tributo e le icone di Morrissey

Prima dell’inizio, infatti, era partito sullo schermo proprio un lungo video tributo di Morrissey alle sue icone: un montaggio di 40 minuti con spezzoni di performance e interviste, dai Ramones ai Kid Creole ai Sigue Sigue Sputnik. Un "moodboard" che durerà anche durante lo show: durante le sullo schermo compaiono brevi filmati animati, da Brigitte Bardot a Bruce Lee, a illustrare le canzoni.

“I’m very happy to be here, I’m very happy to be alive. It won’t last”, dice al pubblico quando finalmente inizia il concerto, per stabilire il tono della serata. Lo show è la perfetta messa in scena di Morrissey e delle sue sublimi contraddizioni - quelle che si trovano anche nell’ultimo disco “Make-up is a lie”, appena uscito ma con solo tre canzoni in scaletta: la title track, “Notre-Dame” e “The Monsters of Pig Alley”, la più smithsiana del mazzo. “Ho grandi notizie: l’album a metà della settimana è al numero 2 delle classifiche inglesi, e senza radio e senza l’attenzione dei media”, dice tornando al classico tormentone in cui racconta di essere censurato perché “in Inghilterra” se hai un pensiero indipendente ti arrestano”, dirà poco dopo.

Tra classici e momenti di stanca

Monologhi a parte, il concerto alterna grande musica e momenti di stanca, canzoni sublimi e altre che non reggono il confronto con i classici come “Suedehead” - il suo primo singolo solista, accolto con un boato, mentre Moz sfodera la sua voce (“I’m so sorry!”) e le sue pose iconiche (no, l’aggettivo non è un’esagerazione), come farà per buona parte del concerto. In questo senso, il confronto tra “Last Night I Dreamt That Somebody Loved Me” - una delle poche canzoni degli Smiths in scaletta - e la successiva “Jack the Ripper” è abbastanza impietoso.
Ma il pubblico reagisce comunque adorante: quando lui butta una bandana sudata, nelle prime file ci si accapiglia per il cimelio.  A fine show diversi fan delle prime file provano a salire sul palco, prontamente bloccati dalla security - ma con Morrissey che si avvicina e tende loro la mano.

Alla fine gli si perdona (quasi) tutto

Però poi quando canta “How Soon Is Now” - anticipata in una scaletta un po’ diversa rispetto a quella standard delle altre date - o i pezzi migliori del repertorio solista come “Everyday Is Like Sunday” gli si perdona qualsiasi cosa, gli si vuole bene a prescindere. Ancora di più quando torna per i bis e canta “There Is a Light That Never Goes Out”, sventolando un mazzo di fiori. Il classico dei classici, rimesso in scaletta solo di recente e che molti fan non speravano più di sentire dalla sua voce. Il concerto finisce con Morrissey a torso nudo, e viene in mente una frase che canta in “The Monsters of Pig Alley”:
“We’re not sophisticated / We’re overweight and dated / But we love you”.

Setlist

SETLIST

Billy Budd
I Just Want to See the Boy Happy
Suedehead
Notre-Dame
Make-Up Is a Lie
A Rush and a Push and the Land Is Ours - Cover di The Smiths
Irish Blood, English Heart
Now My Heart Is Full
How Soon Is Now? - Cover di The Smiths
I'm Throwing My Arms Around Paris
The Bullfighter Dies
The Monsters of Pig Alley
Best Friend on the Payroll
Lost
Last Night I Dreamt That Somebody Loved Me - Cover di The Smiths
Jack the Ripper
Everyday Is Like Sunday
World Peace Is None of Your Business

BIS #1

There Is a Light That Never Goes Out - Cover di The Smiths


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