Era il 25 agosto 2013. Al Barclays Center di Brooklyn, a New York, si stanno svolgendo i Video Music Awards di MTV. Sul palco si sta esibendo Miley Cyrus, alle prese con la promozione del suo nuovo album “Bangerz”, la cui uscita è imminente. Circondata da ballerini e ballerine travestiti da orsacchiotti, l’ex stellina Disney, canta di fronte ai circa 20 mila spettatori dell’arena newyorkese e alle telecamere di MTV il suo singolo in promozione, “We can’t stop”: ad eccezione di un provocante body glitterato e qualche mossetta sexy, nulla di così clamoroso da segnalare. Poi, però, alla fine della canzone avviene l’inaspettato. «Everybody, get up!», urla Robin Thicke, raggiungendo la popstar sul palco sulle note di “Blurred lines”, il tormentone di quella stagione discografica. Miley, che nel frattempo si è tolta il body ed è rimasta in lingerie, inizia a intonare i primi versi della hit, mostrando un dito di gommapiuma. Ne deriva un siparietto hot destinato a segnare quell’edizione degli MTV VMAs e a conquistare le pagine dei giornali e delle riviste nelle settimane successive: Miley dopo aver sfiorato le zone intime di Thicke si inchina di spalle e twerka strusciando il suo sedere sui genitali del cantante. La notte passa alla storia come quella in cui l’ex star di Disney Channel “uccide”, si fa per dire, il personaggio che l’aveva portata al successo, quello di Hannah Montana, la protagonista dell’omonima serie fenomeno per teenager andata in onda tra il 2006 e il 2011 che aveva trasformato Cyrus in una delle star bambine più famose della storia. «Dal momento esatto in cui ho perso la verginità, a 18 anni, ho capito che non potevo più essere Hannah. Dai, sarebbe stato ridicolo», avrebbe detto Cyrus. Ora, a distanza di tredici anni da quell’episodio, Miley Cyrus fa rivivere il suo alter ego.
"La resurrezione di un'icona pop"
Dal 24 marzo, esattamente vent’anni dopo il debutto della serie originale, su Disney+ in Italia e su Hulu negli Usa arriverà “Hannah Montana 20th Anniversary Special”, uno speciale dedicato proprio alla serie fenomeno degli Anni Duemila che raccontava la storia di un’adolescente di nome Miley Stewart alle prese con una doppia vita come cantante pop, presentato come «una lettera d’amore ai fan piena di sentimento e nostalgia». Nel corso di un’intervista condotta dalla podcaster Alex Cooper, Cyrus ripercorrerà i momenti più memorabili della serie: tra filmati d’archivio e ospiti a sorpresa, non mancherà una speciale esibizione di Miley Cyrus, che tornerà a cantare le canzoni di Hannah Montana. A partire da “This is the life”. Variety, la “Bibbia” dell’intrattenimento statunitense, ha definito il revival come «la resurrezione di un’icona pop».
Una carriera altalenante
L’entusiasmo dei fan è alle stelle ed è facile capire perché. “Hannah Montana” è stata il fiore all’occhiello dell’impero di Disney Channel al culmine del suo dominio sui giovani american. L’album della prima stagione fu la prima colonna sonora televisiva a debuttare al primo posto della Billboard 200 e il tour “Best of both worlds” di Cyrus del 2007 registrò il tutto esaruto in 71 arene del Nord America. «A volte Hannah Montana sembrava i Beatles, o qualcosa del genere», riflette Cyrus, la cui carriera post Hannah Montana è stata molto altalenante quaqnto a risultati. Sì, certo, “Flowers” nel 2023 è stata una hit enorme (vinse due Grammy Awards come “Registrazione dell’anno” e come “Miglior interpretazione pop solista”). Ma per un successo del genere, ci sono stati tanti buchi nell’acqua. L’ultimo della serie è “Something beautiful”, uscito lo scorso anno. Negli Usa l’album non è andato oltre il quarto posto nella Billboard 200, salvo poi sparire rapidamente dai radar. Ha pagato il fatto di essere un disco (fin troppo) coraggioso, ambizioso e anche commercialmente rischioso: «Una volta ricevuto il Grammy ho pensato: “Ecco, quando mi cerchi su Google ora c’è scritto ‘Miley Cyrus, artista vincitrice di un Grammy’”. Adesso posso andare a fare la mia roba strana che mi piace fare. E in qualche modo ho finito per fare un album sperimentale», aveva detto Miley alla vigilia. Forse si aspettava un’accoglienza un po’ meno fredda. Ma tant’è.
A corto di idee
Il ritorno a Hannah Montana si inserisce in una fase delicatissima della carriera della popstar, che dopo averle provate un po’ tutte in questi anni, dal country pop al glam rock, dalla dance al pop psichedelico, sembra essere un po’ a corto di idee. E così si affdida a un’operazione nostalgia. «Mi sono sentita di nuovo a casa», fa sapere Miley. Sarà sicuramente così, ma è pur vero che il contesto in cui si inserisce il revival rende difficile ignorare la componente strategica. Se nel 2013 Miley Cyrus aveva bisogno di distruggere Hannah Montana per affermare la propria maturità artistica, oggi sembra aver bisogno di recuperarla per riaffermare la propria centralità culturale. Una domanda rimane aperta: svanito l’effetto revival, Miley riuscirà a trovare una continuità nei risultati?
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