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“Michael”: chi canta davvero nel film su Michael Jackson?

04.05.2026 Scritto da Mattia Marzi

Se siete andati al cinema a vedere “Michael”, vi sarete sicuramente chiesti se la voce che si sente nelle scene cantate del film sia quella del vero Michael Jackson o di Jaafar Jackson, suo nipote, scelto per interpretare il Re del Pop nel biopic che ha già incassato 278 milioni di dollari a livello mondiale (vale a dire 236 milioni di euro). La risposta è meno netta del previsto. Nel senso che il film, come raccontato dal music supervisor John Warhurst in diverse interviste, non si affida a un sola fonte, ma costruisce un ibrido complesso tra materiale d’archivio e interpretazione dal vivo.

La base sonora delle performance: gli archivi

La base sonora delle performance mostrate nel film - di cui è uscita anche la colonna sonora - deriva in gran parte dagli archivi ufficiali messi a disposizione dalla Michael Jackson Estate: multitracce originali, registrazioni di studio e materiali storici che hanno permesso a chi ha lavorato sull’audio di “Michael” di isolare la voce del Re del Pop e di rielaborarla, in un modo o nell’altro, in chiave cinematografica. Me multitracce originali, per chi se lo stesse chiedendo, sono le registrazioni separate della voce e degli strumenti, utilizzate in studio al momento della creazione dei brani. Questo materiale permette ai tecnici del suono di isolare la voce di Michael in modo estremamente pulito, senza la base musicale completa, e di reinserirla in un nuovo contesto sonoro: è proprio questa operazione a dare agli spettatori la sensazione di una voce più “vicina”, intensa e presente rispetto alle versioni discografiche conosciute. A questo si aggiungono, in alcuni casi, registrazioni live provenienti da esibizioni reali o special televisivi, rimasterizzate e adattate alla scena. Il risultato è una voce che conserva l’autenticità delle registrazioni originali ma viene “ricostruita” per funzionare nel linguaggio del cinema.

Il caso della performance per lo speciale Motown

Un caso emblematico è la ricostruzione della celebre performance di “Billie Jean” presentata durante lo speciale “Motown 25: Yesterday, Today, Forever”. In quell’occasione la voce di Michael era realmente eseguita dal vivo, mentre la base musicale era preregistrata. Nel film, questa struttura viene mantenuta ma rielaborata: la voce originale del 1983 viene recuperata dagli archivi e isolata, mentre la parte strumentale viene spesso rimixata o ricostruita per adattarsi al linguaggio visivo e ritmico del cinema. A questo si aggiungono piccoli interventi di sincronizzazione con la performance dell’attore Jaafar Jackson, che aiutano a rendere il risultato finale coerente con l’azione sullo schermo.

Il caso di "Beat it" e la chitarra di Van Halen

Nel caso di “Beat it”, invece, la voce e la base derivano quasi interamente dai master originali del 1982 e dalle relative multitracce. Anche elementi iconici come il celebre assolo di chitarra di Eddie Van Halen restano invariati rispetto alla registrazione storica. Ciò che cambia è il modo in cui il suono viene trattato: compressione, riverbero e aggiunta di ambiente sonoro contribuiscono a trasformare una registrazione da studio in un’esperienza più simile a un’esibizione dal vivo.

Le performance degli attori sul set

Accanto a questo lavoro di archivio, però, il film introduce anche una componente fondamentale, che abbiamo in qualche modo anticipato: le performance vocali degli attori sul set. «Ma Jaafar Jackson canta davvero?», si sono chiesti in molti, in queste settimane. La risposta è: sì, Jaafar Jackson canta davvero. Lo fa, però, solo durante la ricreazione di alcune sessioni di registrazione: è il caso, ad esempio, della scena legata alla genesi di “Don’t stop ‘til you get enough”. Lo stesso avviene con l’attore che interpreta Michael da bambino, Juliano Valdi, nelle sequenze di “I want you back”. In questi momenti, la musica non è soltanto riprodotta, ma viene effettivamente eseguita sul set. La voce di Jaafar, in diverse sequenze del film, è stata poi in parte fusa con quella originale di Michael Jackson, creando un effetto ibrido tra interpretazione e archivio. In altri momenti, invece, soprattutto nelle scene più intime ambientate in studio, è solo la voce del 29enne a essere protagonista. «Durante le performance cantavo dal vivo al microfono sopra la traccia di Michael. È una combinazione tra la mia voce e la sua», ha fatto sapere Jaafar. Questo approccio non è casuale, ma riflette una precisa scelta creativa della produzione. Il music supervisor John Warhurst ha spiegato che, in alcune scene ambientate in studio, gli attori cantano completamente dal vivo, senza sovrapposizioni: «Abbiamo discusso molto se farli registrare davvero in studio, e la risposta è stata sì. Erano in grado di farlo. Dipende tutto dalla filosofia del film: vuoi che il pubblico senta il vero Michael dentro la storia oppure una reinterpretazione totale?».

Il risultato finale

Il risultato finale è quindi un sistema vocale stratificato, in cui convivono tre livelli distinti: la voce originale di Michael proveniente dagli archivi, la performance live degli attori sul set e la fusione tra le due attraverso il montaggio sonoro. È proprio questa sovrapposizione a generare quella sensazione di autenticità che molti spettatori percepiscono nelle scene musicali, dove il confine tra passato e presente diventa volutamente indistinto.


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