Le produzione discografica di Mauro Ermanno Giovanardi non è intensa al pari di quella di alcuni suoi colleghi. Il nuovo album "E poi scegliere con cura le parole" è solo il sesto lavoro solista nel volgere di quasi una ventina di anni. Un disco che giunge da lontano, un disco che era praticamente pronto già qualche anno fa, al tempo della pandemia. Poi sopraggiunse l'urgenza, insieme a Cesare Malfatti, di ridare vita (forse per l'ultima volta) ai La Crus e lavorare all'album “Proteggimi da ciò che voglio”, quindi il disco solista venne momentaneamente accantonato. Ora è venuto il tempo di pubblicare quel disco e di dare il potere alla parola. Anche se, a dire il vero, la parola è sempre stata al centro di ogni lavoro del musicista monzese, in questo album, per sceglierle con cura ancora maggiore, Giovanardi ha coinvolto nella scrittura dei testi altre penne: Francesco Bianconi dei Baustelle, Colapesce, Kaballà, Alessandro Cremonesi dei La Crus, Cheope e Anastasi. Mentre il lato musicale è curato assieme a Leziero Rescigno.
Parole parole parole
Nel vortice delle parole, e delle emozioni che queste suscitano, ci si immerge immediatamente con "Buio nella pelle". Una canzone che parla di disillusione e può essere interpretata come un possibile manifesto per una intera generazione – quella di Gio e di chi ha raggiunto ormai una certa età – che aveva alcuni sogni in gioventù (tutte le generazioni in gioventù fanno grandi sogni) e ora si ritrova amaramente a pensare "se oramai vale più un post che saper scrivere canzoni, e una foto anche se figa vale più delle emozioni, questo posto non è il mio, non è quello che volevo non è quello che sognavo non è quello in cui credevo". L'elettropop "Veloce" tratteggia una delle caratteristiche che contraddistinguono la nostra società al giorno d'oggi: frenesia, ansia, smania, fretta. Lo sguardo torna al passato, in bilico tra amarezza e tenerezza, in “La coscienza della mia generazione”. L'armonioso e cantautorale singolo "Anni zero", sorretto dal gradevole suono del pianoforte, fotografa il cambio delle generazioni seguendo il filo rosso della musica.
La voce di Giovanardi
Il tradimento è il tema di "Amore Giuda". Ma l'amore può anche essere salvifico, necessario e regalare pienezza alla vita come in "Di struggente amore". Certo, le parole sono importanti, ma altrettanto importante è la voce che le canta e interpreta. Quella di Mauro Ermanno Giovanardi è da tempo, una delle più intense, emozionanti e belle della canzone italiana. La sua voce riesce a trasformare ogni canzone in un classico senza tempo: donando ai brani sia lo spessore del passato che l'afflato della modernità. L'album è pieno di tali esempi, “Per cantare più forte” è uno di questi. Un altro è l'amara "Il numero che viene dopo". Giovanardi non si nasconde ed ogni canzone è riportata in prima persona, così ecco "Un errore" e "Non credo nei miracoli". In chiusura tornano le gioie ("Ogni voglia di noi due") e le pene d'amore ("Ha ragione Schopenhauer”).
Travagliato
In un comunicato stampa il musicista monzese di "E poi scegliere con cura le parole" fa sapere "tra quelli fatti da trent’anni a questa parte è il mio disco più pensato, soppesato, aspettato…e anche il più travagliato." Ed anche molto riuscito.
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