Il frontman dei Massive Attack, Robert Del Naja, è stato arrestato a Londra durante una manifestazione contro il divieto imposto a Palestine Action. L’episodio è avvenuto a Trafalgar Square, dove centinaia di persone si erano radunate per protestare contro la messa al bando del gruppo. Del Naja è stato fermato dalla polizia dopo aver preso parte al corteo e aver esposto un cartello con scritto: “I Oppose Genocide, I Support Palestine Action”. Le autorità lo hanno successivamente allontanato e arrestato con l’accusa di sospetto sostegno a un’organizzazione proscritta.
Dopo il rilascio, l’artista ha pubblicato una lunga dichiarazione sui social, in cui ha denunciato quello che definisce un clima politico sempre più “draconiano”. Nel suo intervento ha collegato la protesta alla guerra in corso a Gaza, sostenendo che molti cittadini, lui incluso, abbiano vissuto una crescente sensazione di “follia” di fronte alla reazione della comunità internazionale e dei media britannici. Del Naja ha criticato apertamente anche parte dell’informazione, accusata, a suo dire, di non aver raccontato con chiarezza la responsabilità degli eventi, e ha definito “incomprensibile” il modo in cui vengono applicate alcune leggi britanniche in materia di terrorismo. “Nel 2026 puoi essere arrestato per essere seduto in silenzio con un cartello contro il genocidio”, ha dichiarato, sottolineando come il diritto alla protesta pacifica stia diventando sempre più fragile nel contesto attuale.
L’artista ha poi ribadito la possibilità di una risposta collettiva e civile: la “sensazione di follia”, ha scritto, può essere superata attraverso la consapevolezza e la pressione democratica, richiamando l’importanza del rispetto del diritto internazionale per cui, secondo lui, generazioni precedenti hanno lottato. L’episodio riaccende il dibattito in Regno Unito sul confine tra sicurezza, libertà di espressione e diritto di protesta, in un clima politico sempre più teso attorno al conflitto in Medio Oriente.
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