Maria Antonietta e Colombre sono arrivati a Sanremo 2026 con l’idea di restare se stessi e non perdere la propria libertà. A poche ore dalla finale del Festival, dove sono in gara con “La felicità e basta”, i due cantautori sono felici di esserci riusciti. “Siamo felici di aver fatto quello che ci piace e che ci andava di fare”, racconta il musicista, all’anagrafe Giovanni Imparato. Letizia Cesarini, in arte Maria Antonietta, aggiunge: “Magari il pubblico da casa vede solo quel palco. Ma quel palco, quella performance da tre minuti, sono fatti di tanta preparazione, di tanti ragionamenti, di tanto studio e di tanti contenuti. Sono contenta della libertà che abbiamo preservato intatta in tutto il panorama di Sanremo”.
In gara a Sanremo, è un debutto per entrambi, e la loro partecipazione segue la pubblicazione dell’album congiunto “Luna di miele”, uscito lo scorso ottobre. Maria Antonietta, però, ha già calcato il palco dell’Ariston come ospite di Levante nella serata delle cover con Francesca Michielin nel 2020. “È totalmente diverso l’impatto di partecipare come ospite o come artista in gara”, racconta la musicista: “Tutto sommato, non mi sentivo di avere grandi perle di saggezza da distillare a Giovanni, o a nessun altro. Anche perché finché non vivi un'esperienza per com’è, meglio non allargarsi in previsioni, in proiezioni e in consigli. Io non credo molto nei consigli, in generale”.
Anni fa, Maria Antonietta e Colombre avrebbero fatto parte della cosiddetta “quota indie” a Sanremo. Ora, si sentono degli outsider rispetto al Festival? “Così facendo si parla sempre di steccati. A noi gli steccati non piacciono tanto”, afferma Giovanni: “I recinti non ci piacciono. È sempre musica. Un artista porta una canzone di cui va fiero. Nel nostro caso ha anche un messaggio denso, quasi politico. La sfida era quella di fare una canzone leggera, luminosa, in contrasto con il significato. Ci piacciono le cose duali. E poi, indie non significa più niente. Non ci sono più i Sonic Youth. Ormai è il mainstream che è diventato indie, non il contrario”.
Maria Antonietta aggiunge: “Poi, la misura di tutto, è sempre la libertà con cui si fanno le cose. E soprattutto la bellezza delle cose che uno fa. E la bellezza non viene circoscritta mai, non può essere incasellata o definita. Se una cosa è bella, è bella. Per me, noi abbiamo portato una canzone bella. Io di questo sono fiera. È anche una canzone molto politica, travestita da canzone pop, che è la cosa più difficile da fare. Questo era il grande tentativo, e io sono piuttosto soddisfatta di quello che siamo riusciti a costruire con questa canzone”.
Alla domanda se la partecipazione a Sanremo 2026, che nella serata dei duetti li ha visti esibire con Brunori Sas come ospite in "Il mondo", anticipa novità da parte del duo, la risposta è: “Per noi, questa partecipazione a Sanremo, è una tappa nel nostro percorso. Ci siamo arrivati con curiosità di vedere che aria tirasse, per gioco. Però con un gioco attento, anche interiore - perché ti metti in gioco in una situazione del genere, distante magari dai club che sono i luoghi a noi più consoni”. Maria Antonietta sottolinea poi: “Se non c’è curiosità, non c'è modo di di migliorare, di avere un complice per il futuro. Abbiamo fatto questo disco e questa avventura insieme, ma poi ci sono le nostre cose che abbiamo sempre fatto singolarmente”.
Sia Maria Antonietta che Colombre non si considerano dei “nerd” appassionati di Sanremo, ed entrambi collegano al Festival ricordi legati a episodi fuori dalle consuetudini. “Ho dei ricordi molto nitidi di quando ero piccolo, legati a Sanremo”, spiega Giovanni, che in tono scherzoso ricorda poi: “Quando ero alle scuole medie, e vedevo il Festival in televisione, mi faceva veramente orrore. Mi ricordo una volta che scappai in camera e ascoltai ‘Dookie’ dei Green Day a stecca. Un altro mio ricordo legato al Festival risale a molti anni prima e riguarda Massimo Ranieri che scende le scale (nel 1988, ndr). Poi ho perso di vista tutto, non mi interessava niente di Sanremo, fino a che non hanno iniziato a parteciparci persone che conosco. Per la curiosità, mi sono riavvicinato. Però non sono mai stato ossessionato”.
Letizia, dal canto suo, spiega: “Non siamo dei Sanremo nerd. Io, personalmente, a fasi alterne lo seguivo. Soprattutto se c’era qualche collega che partecipava e che mi faceva piacere seguire. Il momento più iconico, per me, riguarda la mia band preferita a Sanremo, i Placebo, quando distrussero gli amplificatori sul palco. Io ero una ragazzina, ed ero fierissima di questa cosa. Mi ricordo anche quella volta dei Blur a Sanremo con il cartonato di Graham Coxon”.
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