La partecipazione di tre anni fa al Festival di Sanremo con “Duemilaminuti”, firmata da Damiano David, fu la coronazione di quel percorso partito nel 2019, quando cominciò a pubblicare sulle piattaforme di streaming le sue registrazioni “domestiche” prodotte dal fratello thasup, prima dei duetti con Carl Brave, Gazzelle e Coez. Una sorta di checkpoint, per usare un termine del mondo dei videogiochi. In questi tre anni Mara Sattei si è presa il suo tempo, i suoi tempi. Ad eccezione di “Casa Gospel”, lo spiazzante album natalizio pubblicato alla fine del 2024 insieme al fratello, la cantante romana ha centellinato le sue uscite discografiche, rintanandosi in un silenzio interrotto lo scorso settembre quando ha pubblicato “Giorni tristi”, il singolo apripista di quello che sarebbe diventato questo “Che me ne faccio del tempo”. La sua partita ora riparte proprio da Sanremo, proprio come in un videogioco: a distanza di tre anni Mara Sattei torna al Festival in una veste diversa, da cantautrice, con “Le cose che non sai di me”. Un ritorno che passa prima di Sanremo dal nuovo album “Che me ne faccio del tempo”, che esce ora in digitale e poi nella settimana del Festival arriverà nei negozi in formato fisico con l’aggiunta di altri brani, oltre alla stessa “Le cose che non sai di me”.
"Che me ne faccio del tempo" è un progetto importante, non solo perché misura la crescita della voce di “Spigoli”, qui accreditata come co-autrice di tutte le canzoni (tredici quelle incluse nell’edizione digitale, sedici quelle del formato fisico), ma anche per i nomi degli ospiti coinvolti: ci sono brani co-firmati insieme a Ultimo e Madame e duetti con Noemi ed Elisa. Collaborazioni di peso, a sottolineare non solo l’ambizione del progetto, ma anche l’intenzione di Mara Sattei di posizionarsi in modo più autorevole e centrale nel pop italiano. A quattro anni da “Universo”, il suo album d’esordio, un progetto fortemente caratterizzato dalla produzione del fratello thasup (che ne aveva plasmato il sound fino a renderlo praticamente un suo disco, ma cantato da una voce femminile), Mara Sattei sembra voler cambiare prospettiva: lì le tracce erano quasi tutte ispirate allo stile del fratello - compreso quel modo volutamente “strano” di cantare, con salti di tono e cambi improvvisi di velocità - mentre qui l’approccio appare diverso. “Che me ne faccio del tempo” è un disco più acustico: pianoforte e chitarre diventano elementi centrali, la voce viene spesso lasciata in primo piano, senza essere schiacciata dalla produzione. È un processo inverso rispetto al passato, dove era la direzione produttiva a guidare la composizione.
A livello di suono, Mara Sattei prova tanti abiti diversi, ma senza l’ansia di doverne scegliere per forza uno e scartare gli altri: c’è il country pop del duetto con Noemi su “Gran rumore” (ispirato alle hit di Nelly Furtado, Natalie Imbruglia e Amy Macdonald), pezzi più acustici come “E chissà se ricordo”, self-empowerment pop come “Sopra di me” (co-firmata da Madame), ballate come “Te ne vai” (c’è lo zampino di Ultimo) e “Mi penserai” (con la voce di Elisa), queste ultime due contenute nell’edizione in formato fisico. C’è anche un pezzo dalle sonorità pop punk, “Giorni tristi”, e un altro funk, “Mezzo cuore”, in cui - stavolta sì - si sente il tocco del fratello thasup.
L’obiettivo, non dichiarato, è quello di emanciparsi in parte dall’ombra stilistica del fratello, pur mantenendo quella sensibilità pop moderna. Ci riesce, con un un progetto più maturo, più stratificato, capace di suonare pop ma senza essere plasticoso, mantenendo comunque un’identità.
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