Madame ha gli “occhi pieni di disincanto”. A volte li abbassa, come per proteggersi. Altre li alza e ti fissa, e lì dentro c’è solo fuoco. Il suo terzo disco “Disincanto”, in uscita il 17 aprile, prodotto da Bias, è esattamente tutto questo: amore, rabbia, preghiere, colpi violenti all’industria, verità intime sulla famiglia e sulla sua salute mentale, ferite aperte, gioia di vivere e gratitudine. Dopo tre anni torna così: più libera, più esposta, più viva. E quel disincanto, a 24 anni, non se lo tiene per sé, ma lo vuole passare come fosse un virus: è il momento in cui ci si libera da alcuni preconcetti e dalle costruzioni mentali, abbandonando l’idea di seguire un modello prestabilito. Ma c’è sempre un prezzo da pagare. Proprio come quello che ha voluto mettere provocatoriamente sul disco, che presenterà dal vivo con un lungo tour estivo.
In “Madame” del 2021, con il pezzo “Istinto”, esordivi così: “A volte penso: perché sono solo io? Solo io? Fisso l'anticamera del cranio e mi incazzo. E dico: perché solo io?”. In “Disincanto” del 2026, cinque anni dopo, ribalti tutto: “Io non vivo più con sotto le istruzioni. Tutto ciò che so spero che mi abbandoni”. Mi racconti questa Madame “con gli occhi gonfi di disincanto”?
In “Istinto”, traccia di apertura del primo disco, c’erano dei banchi di nebbia che avevo davanti agli occhi. C’erano ingenuità e incanto. La nebbia era data anche dalla mancanza di esperienza. Mi succedevano delle cose e non sapevo il perché. Anche adesso è così, ma oggi ho molti più strumenti per decifrarle, eccolo il “disincanto”. Uno di questi è la scrittura, è lo scriverle. La maturazione è arrivata grazie a questi strumenti. Sia chiaro: la nebbia non è andata via e forse non andrà via mai, questo perché dentro di me ci sono ancora tantissime domande….E tante domande, di conseguenza, sono anche nel disco.
Oggi, forse, rispetto al passato mi faccio domande più giuste, anche se le risposte sono relative, labili. Questo è un album pieno di domande e di dubbi. Credo di essere diventata più coraggiosa: prima il mio era un coraggio più istintivo, oggi è più maturo e cercato, voluto.A proposito di “Dubbi”: in “Volevo capire” ti affianca Marracash. Alla domanda “chi siamo senza amore, senza status, senza denaro?” si può davvero rispondere?
Il disincanto è anche questo: non sempre ci sono delle risposte. O meglio, io la risposta me la sono pure data, ma è estremamente cinica e negativa. “Chi siamo senza amore, senza status, senza denaro?”: la risposta è “niente”. Ma è una risposta che non voglio dare nella mia musica, perché non so se sia del tutto vera. Marra, nel pezzo, mi ha dato la sua risposta in cui lui sembra aver capito qualcosa di più. Ma sarà vero? (sorride, ndr).Insomma: una matrioska di dubbi.
La mia vita è una matrioska di dubbi. E sono felice che sia così.Che tu non voglia cedere all’offrire risposte ciniche, si capisce quando a un certo punto del disco ripeti dalle viscere: “Madame non è solo intrattenimento”.
Sono una killer del tempo libero altrui perché ti “obbligo” un po’ a pensare con le mie canzoni, quindi ti tengo il tempo libero, in realtà, occupato. No, non è solo intrattenimento. Per me la musica è qualcosa di intimo, trovo quasi più pudore a far sentire una canzone alla persona a cui essa è dedicata che a denudarmi. Non può essere solo intrattenimento qualcosa di così esistenziale. Poi è chiaro che quello che faccio è rivestito di intrattenimento. C’è un involucro con dentro della sostanza, ecco a me piace nascondere la sostanza lì dentro. Che detta così…(ride, ndr).Metti nel mirino anche l’industria della musica: lo fai in “Come stai?” e soprattutto in “Mai più”. Le prime barre di quest’ultima si riferiscono evidentemente a una persona specifica (a Shablo, con cui Madame aveva iniziato una collaborazione per la realizzazione de “L’amore”, ndr), poi allarghi la lente e parli di diverse dinamiche avvilenti. La definisci “la fabbrica dell’orrore”. Perché sei così arrabbiata?
Perché soffro da morire le ingiustizie e le bugie. Il torto più grande che mi possano fare e che io mi posso fare è: mentirmi. C’è rabbia, è vero, c’è anche della radicalità. Se qualche cosa non va non ci si può girare dall’altra parte, solo gli ignavi lo fanno. Non ho nulla da perdere: io voglio che le persone sappiano come funziona nella musica perché non credo che certe dinamiche avvengano solo in questo settore. E se a qualcuno, dopo aver ascoltato un mio pezzo, viene voglia di ribellarsi nel proprio ambiente, io non posso che esserne fiera.La musica quindi può cambiare quello che abbiamo intorno?
Quando scrissi “17”, parecchi anni fa, mi ricorderò per sempre il messaggio di una signora: “Mi sono licenziata”. Il suo lavoro le faceva schifo, si sentiva oppressa. Ascoltando una ragazzina che rappava “Fai quel cazzo che ti pare, lady”, ha preso una scelta difficilissima, forse anche controproducente per una donna di 63 anni. Ma quella canzone l’aveva smossa. Per questo “Madame non è solo intrattenimento”.Tu punti il dito anche su te stessa. Canti: “ho finto anche io di essere qualcun altro” e in “Rosso come il sangue” parli di una sorta di senso di colpa per aver raggiunto il successo.
La prima persona che devi denunciare è te stesso, è troppo facile dare solo la colpa agli altri. So anche io di aver avuto dei limiti: quando sei preda di cattiverie, anche per inesperienza, in realtà anche tu le hai fatte accadere, quindi è necessario farsi un esame di coscienza.Hai rimpianti? Tornassi indietro non rifaresti più alcune cose a livello musicale o di scelte artistiche?
Non mi interessa cambiare il passato. La merda che si pesta una volta poi torna, bisogna essere bravi a evitarla e non pestarla di nuovo. Per me la vita ha degli elementi di ciclicità.La campagna di comunicazione per questo album è stata esplicita: hai voluto un barcode sul disco perché “tutto ha un prezzo”, inoltre sono stati appesi manifesti con domande e foto, tra queste ce n’è una di un letto di ospedale dove sei stata ricoverata per ocd (disturbo ossessivo-compulsivo, ndr) di cui parli nel brano “Grazie”. Esporsi così ha un prezzo da pagare?
Non mi interessa. Non mi ha mai fatto male dire la verità e questo non è solo il mio modo di scrivere, ma anche di vivere. Questo è il disco del “disincanto”, tutto urla che devo essere sincera, anche su quel tema. Sì, ogni cosa ha un prezzo, è vero, ogni azione ha una conseguenza e genera qualche cosa negli altri, ma al momento non so cosa dire di ulteriore…sarà interessante vedere le reazioni delle persone all’uscita del disco…credo che molte di quelle foto, tra cui quella a cui fai menzione, siano più chiare ascoltando l’album.Rimango sul tema, cercando di non essere inopportuno: in “Come stai?” dici proprio “In due anni non ho partorito un pezzo sai, sono stata in un ricovero per settimane”. Quanto è stato importante, nonostante il mondo ci dica costantemente di correre, accettare quello stop?
Stavo ancora facendo il tour de “L’amore”, andai in ufficio da Filippo Sugar e gli dissi: “Il prossimo disco te lo do fra tre anni”. Lui disse: “Ma va, lo fai prima, vedrai”. È andata come dicevo, sono un po’ strega (sorride, ndr). Se tutto urla che devi fermarti…e non lo fai, sei un coglione. Andavo in studio e mi veniva lo sbocco, non riuscivo a fare nuova musica e l’ho accettato. Subito è stato difficile, perché la musica fa proprio parte di me, fa parte della mia biologia, quando scrivo è uno dei pochi momenti in cui la mia razionalità e la mia emotività dialogano. Privarmi di ciò è stato come staccare una parte di me, ma ho dovuto farlo….Lavorare con Bias, il produttore che ha curato tutto il progetto, è stato un punto di svolta?
Ci conosciamo da tanti anni, siamo nati e cresciuti insieme. A un certo punto ognuno ha fatto il suo percorso e poi ci siamo rincontrati in uno stesso momento di maturazione, lui con il suono e io con la mia penna. Adesso siamo anche vicini di casa.Bias (è seduto accanto a Madame, ndr) cosa puoi dire sul suono?
C’è omogeneità perché tra noi abbiamo trovato un equilibrio speciale. Abbiamo lavorato in simbiosi cercando qualche cosa di nostro e di personale, qualche cosa che ci distinguesse.Francesca (Madame, ndr) vuoi aggiungere qualcosa?
Abbiamo consegnato il disco completo, volevamo che il prodotto fosse valutato nel suo insieme, non a pezzetti, non “a singoli”. Non sapevamo come sarebbe stato percepito. Non avevamo feedback esterni che non fossero quelli di addetti ai lavori. È stato straniante, a tratti è come se avessimo lavorato in una bolla.Questo è un disco anche pieno di amore: penso a “Non mi tradire”, a “No pressure”, a “La persona peggiore del mondo” e perfino a “Puttana svizzera” con quel “voglio vederti più sicura”.
Già nel disco “L’amore” c’era una grande sincerità sul tema e anche qualche cosa di più. L’unico disincanto che non sono riuscita a raggiungere forse è quello che riguarda l’amore. “Non mi tradire” è una preghiera, una richiesta al limite, è l’ultimo desiderio prima di morire. “No pressure” è il pezzo più incantato del disco, è un’illusione continua, è intriso di sogni. Anche “La persona peggiore del mondo” è una fantasia: al centro c’è una storia d’amore che mi ha buttato a terra, ma che nella canzone ribalto. E sostanzialmente dico alla persona che mi ha ferito: a costo di essere “la persona peggiore del mondo, questa volta sarai tu a soccombere”.
“Puttana svizzera”?
È dedicata alla mia fan sfegatata media. Ho incontrato tante ragazze fragili, quel “voglio vederti più sicura” cantato in mezzo a un pezzo un po’ folle è per loro. Anche io sono stata così, ero l’ultima delle merde, giravo con il trolley, ma la fortuna gira. Il pezzo è per quelle ragazze che aspettano che la fortuna giri.Oltre a Nerissima Serpe e Papa V, in questo pezzo hai voluto anche Goccia, un rapper emergente crudo. Gli hai offerto una chance non scontata. Perché?
Me lo ha fatto conoscere Bias. Mi ha colpito, è grezzo, originale, vero. Spero che non perda mai quel suo essere brutale, quel suo essere sincero.“Ok” parla di annullamento della volontà individuale, ma c’è una barra che mi ha colpito, alla Fabri Fibra, perché mette il dito nelle pieghe della famiglia: “Sessantotto settimane che non parlo con mio padre e mi sento meno male, sì, fra', penso: ‘Meno male’”. Tagliare il cordone ombelicale fa parte del disincanto?
È il primo disincanto che va portato avanti. Staccarsi dalle “istruzioni” offerte dalla famiglia e dai parenti è fondamentale. La mia solitudine viene anche da un distacco da queste radici, probabilmente. Però…ecco, meno male…I genitori ti vedono sempre allo stesso modo, hanno un’idea e non la cambiano. Forse il modo in cui mi hanno sempre visto, non mi è mai piaciuto. Io voglio costruirmi una mia identità.
In “Grazie” ti metti davanti a una psicologa e dici: “Paragonata al mondo la mia vita è straordinaria”. È una frase pronunciata in modo quasi commovente. Me la racconti dal tuo punto di vista?
Mentre scrivo le canzoni mi arrivano delle consapevolezze. Scrivendo questo pezzo in cui elenco ferite e problemi, sono arrivata alla fine e ho detto: “Beh, poteva andarmi peggio”. Anche questo è disincanto. Il dolore spesso viene usato come una scusa, è un alibi per non prendersi delle responsabilità. Disincantarsi dal proprio dolore è importante. Bisogna farsi coraggio, bisogna andare avanti, non cedere. “Paragonata al mondo la mia vita è straordinaria” è una frase che mi dà coraggio.
Questo è un disco di luce?
Assolutamente sì, nonostante il racconto di ombre. Io spero che chi lo ascolta trovi il proprio disincanto, si liberi.
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