In questi giorni si parlava della reunion dei CSI e invece sono tornati, a sorpresa, i Litfiba, nella formazione storica con Piero Pelù, Ghigo Renzulli, Antonio Aiazzi e Gianni Maroccolo. Il bassista uscì dal gruppo alla fine degli anni ’80 per prendere parte all’ultima fase dei CCCP e poi, appunto, dei CSI: è stato lui qualche giorno fa a posta il selfie che ha rivisto assieme la band con gli ex CCCP e ora è parte anche di questa reunion.
Mondi musicali del rock italiano che si incrociano e band dalle molte vite: il ritorno dei dei Litfiba è il nuovo capitolo di una storia lunga e complessa, che diverse volte abbiamo dato per terminata a partire dalla prima separazione tra Pelù e Renzulli nel '99.
L’ennesima vita della band inizia con l’annuncio di oggi e si concretizzerà nel 2026, con una nuova reunion dedicata ai 40 anni di "17 re". C'è la formazione “classica” con Aiazzi e Maroccolo, quella che si era già ritrovata nel 2013-2014 per celebrare la “Trilogia del potere” che comprende anche “Desaparecido”, “e “Litfiba 3”. Al tempo uscì anche un album live, “Trilogia 1983-1989” e la definimmo “una reunion nella reunion”.Fine, rinascita, storia
Ufficialmente i Litifba avevano terminato la loro storia nel 2022: pelù e Renzulli avevano annunciato che il tour “L’ultimo girone” sarebbe stato l’ultimo atto della, con un lungo giro d’Italia terminato al Forum di Assago. Una band che chiudeva un cerchio e “salutava il pubblico senza malinconia, ma con la consapevolezza di lasciare una storia ormai compiuta”, come scrivevamo allora.
Ma la storia dei Litfiba non è mai davvero finita: si è moltiplicata in cicli, separazioni e ritorni. Nati a Firenze nel 1980, i Litfiba furono in quel decennio il simbolo del nascente rock italiano, che incrociava i suoni della new wave inglese con un’attitudine più legata al nostro carattere mediterraneo. La “trilogia del potere” li impose come band di culto, a partire dall’uno-due rappresentato da “Desaparecido” e “17 Re”. Poi, alla fine degli anni Ottanta, Maroccolo lasciò, seguito da Aiazzi poco dopo: il gruppo virò verso un suono più diretto, chitarristico, più rock classico.
Negli anni Novanta, con “El Diablo” e “Terremoto”, fino a “Spirito” (1994), prodotto da Rick Parashar – lo stesso che aveva lavorato con i Pearl Jam – i Litfiba divennero una delle rock band italiane più popolari. Ma iniziarono ad affiorare visioni diverse, fino alla separazione del 1999, con Pelù che esce del gruppo.
L’anno successivo Pelù dichiarava alla stampa: “Mai più coi Litfiba”, mentre la band proseguiva guidata da Renzulli con un nuovo cantante. “Litfiba, tornate insieme! Vi ricordate di quell’epoca che fu?”, cantavano Elio e le Storie Tese qualche anno dopo.Le reunion
Nel 2009-2010, dopo oltre un decennio di distanze e dichiarazioni contraddittorie, Pelù e Renzulli si ritrovarono per una prima reunion, un tour che segnava il ritorno del nome Litfiba nella sua versione più riconoscibile, con due dei fondatori di nuovo insieme. Seguirono il live “Stato libero di Litfiba” e pure due album di studio, "Grande nazione" e "Eutòpia". A parte una pausa tra il 2018 e il 2021, la band in questo decennio è stata praticamente sempre attiva.
La reunion del 2026 riporta i Litfiba alle origini, al loro disco più amato e celebrato, "17 re": una nuova tappa di una storia che dura da oltre quarant’anni e che ha segnato il rock e la musica italiana.
Una storia che è come una grande serie, fatta di episodi, colpi di scena, plot twist, cliffhanger e nuove stagioni che arrivano all’improvviso, quando pensavi di avere assistito al finale.