“Certo, a volte sento la pressione dei numeri. Siamo in un momento storico veramente strano, ma non uso i numeri come metro di misura del mio successo”, dice Anna Pepe, conosciuta semplicemente come Anna, anzi ANNA, in maiuscolo. I numeri dicono che da due anni è l’artista femminile più ascoltata in Italia, con una serie di certificazioni che ammontano a 44 dischi di platino e 11 dischi d’oro. Lei dice: “Preferisco capire qual è il feedback delle persone, mi piace sentire quanto il pezzo gira, quanto fa ballare la gente. Per me quello è il vero successo. Ci sono canzoni che possono fare grandi numeri ma che non smuovono una folla. Per me l’importante non è essere prima in classifica ma sapere che tutti cantano il mio pezzo”. E basta aprire un social network per vedere “White Girl Wasted” (realizzato con il produttore Miles), che viene rielaborato, trasformato in balletti e meme: è solo l’ultimo di una fila di hit ed è quello che anticipa il nuovo album “Million Dollar Babe”, accompagnato da tutto l’hype che i fan e l’industria riservano alle grandi occasioni. “Sono una ragazza da un milione di dollari, non giudicatemi, non venite a dirmi cosa fare”, canta nel disco in uscita il 10 luglio. «È un’evoluzione, mi sento molto maturata a livello personale e artistico», dice.
A soli 22 anni la rapper cresciuta a La Spezia torna con un nuovo album dal titolo “iconico”, come si dice oggi. Una nuova tappa per l’artista spezzina, che si rifà a slang, suoni e riferimenti musicali d’oltreoceano e che ha iniziato la sua carriera a 15 anni pubblicando freestyle e cover sui social. Un’adolescente così determinata che dalla sua cameretta è riuscita a raggiungere numeri da capogiro: solo lo scorso anno figurava tra le venti rapper più ascoltate al mondo su Spotify, accanto a nomi che fino a poco tempo prima erano i suoi idoli musicali, come Nicki Minaj. Ora, a due anni da “Vera Baddie”, presenta un lavoro in cui racconta di aver osato, se possibile, ancora di più: «Sento di essermi guadagnata una credibilità, le persone si fidano di quello che faccio e al posto di giudicarmi cercano di capirmi».
Oggi dice che «Sarò sempre una vera baddie, forever». Una ragazza forte, determinata, che non ha paura del giudizio degli altri. Una parola che per lei e le sue fan è diventata un manifesto, uno stile, un modo di essere. Il nuovo disco, spiega, è una celebrazione “della perseveranza, della libertà di essere sé stessi e della capacità di trasformare ogni ferita in consapevolezza”, ma affronta anche il lato meno luminoso del successo, tra solitudine, vuoto e illusioni. «La gente pensa che tu sia sempre circondata da persone, ma in realtà ci sono tanti momenti di solitudine, momenti in cui sei tu stessa a dover decidere per la tua carriera. Tutto ciò che dico nelle canzoni proviene da me, dai miei sentimenti, da tutto ciò che avevo da dire in questi mesi».
Il risultato è un lavoro organico nato tra Italia e Stati Uniti di quattordici brani, con diverse collaborazioni che non possono essere svelate fino all’uscita di venerdì, ma da cui è facile aspettarsi grandi nomi. «Sono tutte persone che mi ispirano molto, la loro musica mi piace e accompagna le mie giornate. È nato tutto molto all’ultimo momento: ero piena di pezzi, non sapevo chi mettere e dove. Poi, quando abbiamo avuto il pacchetto completo, abbiamo detto: “Chi ci andrebbe? Lui, buttiamocelo”».
Un lavoro compatto e coerente che alterna trap, hip hop e pop urbano a momenti più melodici. Sonorità dance e clubbing, bassi e beat EDM ad alta energia definiscono l’identità del disco. Se in “Sono io il pass” rivendica con sicurezza il proprio ruolo, in “Cuore in off” dice, disillusa: “Non credo più nel principe azzurro”. A chiudere l’album sono “Honey” e “Veleno”, due brani che sembrano racchiudere le due anime. «Per me inizia tutto dal suono. C’è una direzione che io voglio prendere e dico: “Facciamo qualcosa che abbia questo tiro qua”, oppure “Oggi mi sento un po’ più triste, facciamo una cosa al pianoforte perché voglio parlare di questa cosa”. Solo dopo mi metto davanti al microfono e le parole escono come un flusso di coscienza».
Da agosto per Anna inizia il “Summer Tour”, poi i palasport in autunno. «Voglio che i miei live lascino un segno e siano sempre più interattivi. Mi piacerebbe coinvolgere i fan anche nelle scelte dello show e fare in modo che il rapporto diretto con loro non si perda. Quando fai concerti in posti piccoli è più facile, ma voglio trovare il modo per far sentire i miei fan coinvolti anche in questo tour». Perché lei, assicura, resterà quella di sempre: «Sono come una matrioska: continuerò ad aggiungere strati ma dentro resterò quella di sempre, una vera baddie».
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