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Le Feste Antonacci sono un meteorite electropop

18.07.2025 Scritto da Claudio Cabona

Le Feste Antonacci sono Giacomo Lecchi d’Alessandro e Leonardo Rizzi, entrambi autori, compositori, polistrumentisti e produttori. Giacomo è nato a Genova e tifa per il Genoa. Leonardo è nato a Ginevra, ha vissuto a Siena e tifa per la Sampdoria, probabilmente come gesto di protesta nei confronti del compagno d’avventura. Oggi vivono a Parigi, ma si sono conosciuti qualche anno fa al matrimonio di un amico che si è separato dopo qualche mese. E questo la dice lunga. Nel giro di poco sono diventati un misterioso monolite electropop capace di regalare qualche cosa di diverso agli ascoltatori, assuefatti e a rischio caduta nel dirupo dei tormentoni estivi.



“Uomini Cani Gabbiani” è il primo album de Le Feste Antonacci, arrivato dopo vari singoli pubblicati negli scorsi anni. Mantra spirituali, vortici sonori di beat trascendentali, inni da cantare a squarciagola e da ballare travolti da un’estasi groove: un disco divertente, quasi a vocazione mistica. Una nuova fede da abbracciare, in bilico tra sacro e profano, commedia e tragedia, devozione e blasfemia. Autori, compositori, polistrumentisti e produttori di base a Parigi, al lavoro con artisti pop francesi, pubblicità, documentari, serie e film d’animazione per giganti come HBO, Netflix, Disney Channel e YouTube Originals, “hackerati” da Andrea Bocelli per "la più prestigiosa e attesa pubblicità" natalizia del Regno Britannico, la John Lewis Christmas Ad, profeticamente definiti “obscure italian electropop artists” da The Guardian, Le Feste Antonacci, anche grazie alle loro performance, si stanno ritagliando uno spazio. Ma resta la domanda: perché si chiamano così? Perché mentre scrivevano le prime canzoni si chiedevano: “Sì, ma questa canzone la metterebbero a una festa di Biagio Antonacci?”.



"Il nostro disco? È una collezione di icone del nostro tempo declinate in toni e suoni infuocati – sottolineano i due - immagini ben delineate che si stagliano nette in quella grande confusione che è la vita, costeggiando la tragedia insita nell’esistenza con un mix taumaturgico di entusiasmo pazzo, leggerezza e un’onesta ansia sullo sfondo". Ogni singolo elemento del disco infatti è suonato, cantato, registrato, prodotto, mixato da loro due. L’album racconta una sorta di confusione per immagini nitide, pur essendo prismatiche e spesso surreali: è un disco pieno di groove e di riferimenti musicali. Talking Heads, cazzimma funk, elementi DIY, accenni di Battiato, elettronica, prog, jazz e tutto ciò che vibra: un frullatore impazzito di riferimenti. Che dal vivo raggiunge l’apice. 

(Articolo originale su Rockol.it)

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