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Lato B: la storia di “Rock around the clock” di Bill Haley

24.07.2025 Scritto da Redazione Rockol

Bill Haley & His Comets

(WE’RE GONNA) ROCK AROUND THE CLOCK

B-side di Thirteen Women (and Only One Man in Town)

Decca, 1954

 

Billboard dice una cosa: la storia recente della musica va divisa tra 1890-1954 e 1955-presente. Lì in mezzo, a brillare come spartiac­que epocale e incrollabile punto di riferimento per la nascita del rock’n’roll, c’è il B-side più famoso e influente di tutta la storia di questo genere. Una perla della musica che ancora oggi è linea di demarcazione tra l’alba del rock e l’industria musicale com’era fino a quel momento. Rock Around the Clock non è solo la sigla di Happy Days e la colonna sonora di American Graffiti, Blackboard Jungle, Superman e un’altra sfilza di film, telefilm e serie tv. È semplicemen­te la prima canzone rock’n’roll della storia che ha raccolto il succes­so in ogni parte del mondo. Quella grazie a cui Elvis Presley, Little Richards e Buddy Holly conquistarono spazio e sudditi per il loro regno. Quella grazie alla quale tutto il pianeta cominciò a trovare un nuovo senso di marcia, a scrollarsi di dosso le ceneri della guerra per iniziare a ballare.

Ma la storica rivista settimanale statunitense, particolarmente nota per stilare classifiche molto dettagliate, dice anche altro: Rock Around the Clock è stato il primo disco del genere a raggiungere la posizione numero 1 nella classifica mainstream americana e britan­nica. Una roba impensabile fino a solo un anno prima, quando nel 1954 a dominare erano le ballate sdolcinate di Kitty Kallen, Perry Como e Rosemary Clooney. Poi la miccia e l’incendio, divampato all’improvviso. Un fuoco che lì per lì si è consumato velocissimo perché poi arrivò il Re a prendersi tutto (già nel 1956, 5 singoli di Presley erano tra i primi 15 in classifica, di cui Heartbreak Hotel e Don’t Be Cruel ai numeri 1 e 2). Ma la fiamma di quella eccezionale rivoluzione culturale aveva nel suo Dna le tracce dell’immortalità. A oggi Rock Around the Clock è infatti il singolo rock’n’roll più vendu­to della storia con oltre 25 milioni di copie. Una cifra approssimati­va, comunque. Ma sufficiente al Guinness Book of World Records per inserire il pezzo alle spalle del solo White Christmas di Bing Crosby tra i brani pop più venduti di sempre.

Rock Around the Clock fu incisa il giorno di grazia 12 aprile 1954 da Bill Haley e il suo gruppo, i Comets. Nome scelto per via della sua assonanza con la famosa cometa di Halley, suggerito da Bob Johnson a Bill un paio di anni prima, quando i due erano colle­ghi presso la radio wpwa. Non fu una giornata semplice: durante il tragitto verso lo studio di registrazione Pythian Temple di New York, il traghetto sul quale viaggiavano rimase incagliato in un ban­co di sabbia sulla tratta del fiume Delaware tra Chester e La Grande Mela. Questo ridusse di molto il tempo a disposizione della band per registrare i propri pezzi: “Avevamo solo tre ore e mezzo” ricorda il bassista Marshall Lytle. Il produttore della Decca Records Milt Gabler insistette perché venisse subito incisa Thirteen Women (and Only One Man in Town), scelta da lui come primo singolo. “Non avevamo mai sentito prima quella canzone e quindi ci mettemmo tre ore a finirla. Ci restava solo mezz’ora per Rock Around the Clock, ma fortunatamente avevamo già un arrangiamento realizzato nello scantinato di Bill in Pennsylvania e ce l’abbiamo fatta in due take. Il pezzo uscì magicamente”. Nonostante la registrazione fatta in fretta e furia perché Sammy Davis Jr. stava aspettando il suo turno fuo­ri dallo studio. Solo in un secondo momento i tecnici della Decca combinarono le due versioni in quella ufficiale.

Il singolo Thirteen Women (and Only One Man in Town) / Rock Around the Clock fu lanciato il 20 maggio 1954 ma commercialmente fu un insuccesso. Si dovette aspettare un anno perché questo incre­dibile inno rock ricevesse giustizia. Scelto come brano di apertura del film Blackboard Jungle del 1955, RAtC decollò definitivamente

verso il mito. La canzone scritta da Max C. Freedman e James Myers fu inizialmente offerta a un gruppo italo-americano che si chiamava Sonny Dae and His Knights che ne registrò una versione il 20 marzo 1954, un mese prima di Haley. Myers sottolineò più volte come il componimento fosse stato concepito appositamente per Bill e la sua band, ma per ragioni legali i Comets non poterono metterci mano fino ad aprile dello stesso anno. Sembra infatti che Myers non avesse buoni rapporti con Dave Miller, il produttore della Essex Records a cui appartenevano Bill Haley & His Comets fino a quel momento. Miller pizzicò diverse volte Bill in possesso del foglio di carta dove c’era la canzone e ogni volta glielo stracciò in faccia: “Jimmy e Dave non si piacevano” ricorda il cantante. “Portai per tre volte il pezzo in studio e ogni volta Miller lo strappava e lo buttava via. Non riuscii mai a registrarlo”. Haley prese quindi la decisione estrema di abban­donare la Essex e firmare per la Decca in quella primavera del 1954.

Un anno dopo si compì il miracolo, che nasconde un fatto cu­rioso. Il regista di Blackboard Jungle Richard Brooks stava appunto cercando un main theme per il suo film e andava spesso a trovare a casa Glenn Ford, il protagonista della pellicola. E suo figlio Pe­ter Ford era un grande appassionato di musica nera: “Ero l’unico ragazzo bianco ‘di colore’ di tutta Beverly Hills” ricorda, facendo riferimento al suo amore per la musica jazz e R&B. “E ne ero orgo­glioso!”. Si dà il caso che Peter adorasse Bill Haley e che possedesse una copia di Rock Around the Clock in casa. “Ricordo che durante una delle sue visite, Richard Brooks prese in prestito quel disco”. E così è molto probabile che fu grazie al figlio del protagonista del film che Bill Haley & His Comets furono scelti per la colonna so­nora! La pellicola uscì il 19 marzo 1955 e il clamoroso successo del brano gettò nella confusione più totale il pubblico, che era convinto fosse un singolo, un A-side. E quindi quello cercavano, nei negozi di dischi del nord America e a scuola. L’improvvisa richiesta che piombò sul groppone della Decca costrinse l’etichetta discografica a ristampare il pezzo, stavolta come singolo ufficiale nel giugno 1955: 8 settimane di seguito in testa alla classifica di Billboard. “Giravo la manopola della radio in macchina e sentivo il nostro pezzo” dice ancora Lytle. “Cambiavo stazione, ed era ancora lì. Giravo ancora e c’era sempre lui. A un certo punto stava suonando contemporane­amente su cinque stazioni diverse. In cinque minuti l’avrò ascoltato una dozzina di volte. Quando ascolti qualcosa nello stesso momento su tante emittenti differenti capisci di avere realizzato una maledetta monster hit”. Da quel momento la storia è nota: si stima che più di 10.000 artisti ne abbiano registrata una loro versione nel corso dei decenni e che sono state circa 200 milioni le copie vendute in tutto per ogni versione incisa. “Siamo stati i primi” disse Haley a Rolling Stone nel 1967. “Abbiamo messo il country&western insieme con il rhythm’n’blues. Quello fu il rock. I primi tre anni sono stati nostri, tutti nostri. Fino a quando non arrivò Elvis”. Si dice che ogni minu­to di ogni giorno che Dio manda sulla Terra, qualcuno in giro per il globo suona per conto proprio o fa passare RAtC in radio o in tele­visione o in Rete. Fate voi i conti sulle royalties che ne escono fuori.

“L’Inno nazionale del rock’n’roll”, come lo definì Dick Clark, l’inventore degli American Music Awards, fu quindi la fortuna dei Comets e del loro leader William John Clifton Haley, ragazzone di Highland Park (Michigan) dal tirabaci assassino e cieco dall’occhio sinistro fin da piccolissimo. Scomparso all’età di 55 anni ufficial­mente di morte naturale (il certificato medico parlò di infarto), 3 mogli e 10 figli sul curriculum, la vita di Haley tracciò una rotta ben troppo nota a tutte le rockstar travolte dal successo planetario: il grande botto agli inizi degli anni Cinquanta con pezzi come Rock the Joint, Crazy Man, Crazy e Shake Rattle and Roll, la consacrazio­ne di Rock Around the Clock e l’ascesa nell’Olimpo del mito, la sua stella offuscata dai nuovi arrivati, la crisi, la dipendenza dall’alcol, le violenze in casa. “Quando era ubriaco, lo era davvero tantissimo” ricorda il figlio Bill Haley Jr. nel memoir Crazy Man, Crazy del 2019. “Cambiava personalità. Non considero mio padre una persona vio­lenta e credo non lo sia mai stato. Ma quando beveva faceva cose tipo lanciare posaceneri. Una volta in casa puntò un coltello da cuci­na alla gola di mia madre, non rendendosi conto di chi fosse. Questo faceva capire come cambiasse carattere quando era ubriaco. Credo avesse a che fare con i suoi sentimenti di inadeguatezza. Forse erano i sensi di colpa per i suoi fallimenti”.

Haley fu il primo che nel tour del 1957 portò il rock’n’roll in Europa. Con i Comets furono la prima band del genere a finire in televisione all’Ed Sullivan Show il 7 agosto 1955. Il primo, ancora, che con la sua band “mise tutto per la prima volta insieme”, come scrisse Tony Cajiao su Now Dig This! E anche se spesso il suo pez­zo più famoso è considerato il primo brano rock’n’roll di sempre, la realtà è che almeno un decennio prima di RAtC il r’n’r era già bello radicato negli Stati Uniti. Ma era suonato solo da musicisti neri. Bill Haley & His Comets e Elvis Presley furono i primi artisti bianchi a interpretare quel sound fantastico. “Ci deve essere una musica da Cadillac e una da Ford” disse Bill a NME nel 1955. “Tchaikovsky e Bach sono da Cadillac. Noi suoniamo più con i piedi per terra, da Ford. È un beat solido, disegnato perfettamente per far ballare i teenager”.

Haley concluse la sua carriera con un ultimo concerto in Sud Africa nel 1980, anno in cui gli venne diagnosticato un tumore al cervello, mai ufficialmente confermato. Oggi il suo nome rifulge ac­canto a una stella sulla Hollywood Walk of Fame e da qualche par­te in mezzo all’universo, dove esiste l’asteroide 79896 Billhaley. E con esso, lo spirito immortale di un ragazzo americano che “quando avrò 75 anni e voi riuscirete ancora a battere le mani e io a tenere la chitarra, avremo ancora il rock’n’roll”.

 

 

Il testo di "Rock around the clock"

 

Tracce

Thirteen Women (and Only One Man in Town) – 2.50

(We’re Gonna) Rock Around the Clock – 2.08

 

Musicisti

Bill Haley – Voce, chitarra

Marshall Lytle – Basso doppio manico

Francy Beecher – Chitarra

Billy Williamson – Steel guitar

Johnny Grande – Piano

Billy Gussak – Batteria (turnista)

Danny Cedrone – Chitarra elettrica

Joey Ambrose (alias Joey D’Ambrosio) – Sax tenore

 

Produttore

Milt Gabler

 

 

Estratto da “Il lato B” di Paolo Gresta, Arcana edizioni.

© 2024 Lit edizioni s.a.s. per gentile concessione

 

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(Articolo originale su Rockol.it)

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