News

Lato B: la storia di “La bamba” di Ritchie Valens

29.07.2025 Scritto da Redazione Rockol

Ritchie Valens

LA BAMBA

B-side di Donna

Del-Fi, 1958

 

Morire a 18 anni è un insulto, qualcosa che si fa enormemente fatica ad accettare. Figurarsi se poi capita quando ne hai 17. Quando sei in piena ascesa per diventare una super star del rock’n’roll. E un idolo assoluto e indiscusso per tutta la comunità messicana di stanza negli Stati Uniti.

Ritchie Valens era già molto di tutto questo, la notte in cui si im­barcò su un aereo Beechcraft Bonanza assieme a Buddy Holly e a Jiles Perry Richardson Jr., per tutti The Big Bopper. La notte del 3 febbraio 1959, dopo il loro concerto al Surf Ballroom di Clear Lake, in Iowa. La notte in cui “the music died”.

Richard Steven Valenzuela aveva entrambi i genitori messica­ni, ma lui era americano al 100 per cento. Al liceo di Pacoima, un quartiere di Los Angeles, era già una piccola celebrità: ovunque ci fosse una festa c’era anche lui che suonava per tutti. Carismatico, suadente, con quel tocco di esotico che piaceva tanto alle ragazzine yankee. Richard era mancino naturale, ma un po’ la passione un po’ la sua naturale ambizione lo portarono a padroneggiare la versione classica con la mano destra. Questo non passò inosservato ai Silhou­ettes, una band locale che al tempo aveva un certo seguito e da non confondere con i Silhouettes di Get a Job, che raggiunse il numero 1 della Billboard Pop e R&B Singles Charts nel febbraio del 1958 (il pezzo comunque era il B-side di I Am Lonely).

I ragazzi fecero un provino a Richard-non-ancora-Ritchie e lo ti­rarono subito a bordo come chitarrista. Poco dopo, con l’uscita di scena del cantante, Valenzuela-non-ancora-Valens passò davanti al microfono. L’esordio con il nuovo (e primo, e unico) gruppo av­venne il 19 ottobre 1957. Circa sette mesi dopo, nel maggio 1958, Bob Keane, proprietario della piccola Del-Fi Records a Hollywood, venne a sapere che alla Pacoima Junior High School c’era un 15enne per cui valeva la pena alzare le chiappe e ascoltarlo dal vivo. Fu Doug Macchia, uno studente della San Fernando High School, ad avvertire il produttore dell’esistenza del “Little Richard di San Fer­nando”. Keane seguì Ritchie durante uno spettacolo mattutino, ri­mase impressionato dalla performance del ragazzo e lo invitò nella sua casa di Silver Lake per un provino. Dopo la sua prima audizio­ne, il manager mise sotto contratto Valenzuela. Era il 27 maggio 1958. Richard Steven Valenzuela firmò per la Del-Fi Records il solo e unico contratto discografico della sua vita. In quel piccolo studio di Los Angeles cambiò nome in Ritchie Valens su suggerimento di Keane e si preparò a registrare con una full band.

Furono soltanto due i singoli che l’artista riuscì a vedere pubbli­cati nella sua brevissima eppure luminosa carriera nel mondo della musica. Mai, invece, il suo primo album RITCHIE VALENS, uscito po­stumo a marzo del 1959. La prima canzone sparata dai Gold Star Studios californiani fu Come On, Let’s Go (luglio 1958), un buon successo di pubblico e critica che preparò la strada al botto vero e proprio.

Donna infatti, dedicata al suo grande amore del liceo Donna Ludwig, raggiunse il numero 2 della Billboard Hot 100 Chart e con­sacrò Valens come prima star latina del rock.

Per riempire il lato B, Bob ebbe una strana idea. Durante un viaggio nell’estate del 1958 in cui stava accompagnando Ritchie a suonare a San Francisco, il produttore fu catturato da una vecchia canzone folk messicana. “Dovremmo farci qualcosa, con questa” gli disse Keane mentre Valens strimpellava sul sedile posteriore della Ford Thunderbird assieme al figlio del produttore. “No, non posso” rispose il musicista. Il perché era chiaro: Valens aveva un enorme rispetto per le sue radici messicane. Anche se ignorava che quel pez­zo, in origine, messicano non era. O meglio, non del tutto.

Comunque Bob, dopo aver passato due o tre settimane a insiste­re, riuscì a portarlo dalla sua parte e La Bamba fu finalmente incisa dietro Donna e pubblicata il 16 dicembre 1958 come B-side del sin­golo. Valens non ebbe mai l’opportunità di godere appieno del suo successo perché il pezzo al massimo raggiunse la posizione numero 22 in classifica, quando era vivo. Bisognò aspettare il 1987, la cover dei Los Lobos e il docu-film (La Bamba appunto) sulla vita dell’ar­tista per vederla schizzare in cima alle classifiche di tutto il mondo. Per Kean comunque non andò poi così male: “È stato un grande successo fin dall’inizio” ricorderà in un’intervista del 1992. “Il che per noi fu una sorpresa perché la scegliemmo semplicemente come B-side. Donna era il lato A. Ma stava scalando la classifica di una decina di posizioni ogni settimana nel momento in cui morì. Passò dalla 44, alla 33, alla 22. E avrebbe continuato a crescere di sicuro. Donna a quel punto era al numero 2. Ma lui era una novità assoluta a livello nazionale e a quei tempi, se a morire non era un grande nome, venivi dimenticato presto. I dj infatti smisero di programmarlo in radio e questo sfortunatamente mise fine alla sua carriera”.

La Bamba la conoscete tutti. Dalla fine degli anni Ottanta fino a oggi quell’incipit fulminante è uno dei più potenti hook musica­li di sempre, riconoscibilissimo all’istante, maledettamente catchy. Un miscuglio mortale di tradizione messicana che incrocia quella spagnola. Fino ad allungare le sue lunghissime radici nell’Africa del 1600. Chi studia la storia della musica fa infatti risalire la sua origine alla tratta degli schiavi tra la Spagna e la città portuale di Veracruz in Messico. Molti di quegli schiavi provenivano dall’Angola e dal Con­go, ovvero le regioni in cui viveva la tribù dei Bamba. Nel corso dei secoli la musica africana è stata influenzata dai ritmi latini messicani e spagnoli creando un tipo di suono conosciuto come son jarocho (il suono di Veracruz). La Bamba in particolare si pensa possa proveni­re da una rivolta degli schiavi del 1683, conosciuta come Bambarria. Non si può negare che nel suo Dna la canzone di Valens abbia il fuo­co dell’insurrezione e l’animo inquieto del rock’n’roll. Un incendio di emozioni pirotecniche per cui non puoi semplicemente ascoltare. Ma sei costretto a ballare.

Ritchie ovviamente lasciò la scuola per perseguire la sua già bril­lante e ultra promettente carriera di rockstar. Proprio nella sua scuola, quella dove si innamorò di Donna e dove cominciò a co­struire il suo sogno di musicista, il destino gli lanciò un inquietante avvertimento. Il ragazzo di Pacoima aveva 15 anni quando nel cielo sopra il cortile dell’istituto ci fu la collisione tra un Douglas DC-7B e un Northrop F-89 Scorpion. I pezzi dei due aerei distrutti si schian­tarono sul prato e sui campi di atletica della scuola, creando gros­si crateri nel terreno seguiti dalle esplosioni dei motori dei velivoli causate dalla fuoriuscita di olio e carburante. Il bilancio fu terribile: tre ragazzi morti e almeno altri 75 feriti più o meno gravemente. Ma Richard quel giorno non c’era. Era andato al funerale di suo nonno. E quando gli raccontarono tutto quello che era successo iniziò a fare incubi, sognando di continuo disastri aerei. Cosa che alimentò in lui il terrore del volo. Ritchie riuscì poi a superare piano piano questa fobia man mano che la sua carriera sbocciava. Non aveva paura, quella notte tra il 2 e il 3 febbraio del 1959, quando si imbarcò sul Beechcraft in direzione Fargo, North Dakota. E forse neanche si ri­cordava più dei suoi incubi. Troppo stanco dopo il concerto a Clear Lake. Lui, Buddy Holly e J.P. Richardson si imbarcarono all’aero­porto di Mason City in Iowa. Assieme a loro c’era il pilota Roger Peterson. Il piccolo aereo si schiantò pochi minuti dopo il decollo, intorno a mezzanotte e 55, per cause ancora sconosciute. Morirono tutti sul colpo per le gravi ferite alla testa e i traumi da impatto ripor­tati. Ritchie, 17 anni, era il più giovane dei quattro.

Ironia della sorte, era salito a bordo del Beechcraft Bonanza dopo aver vinto una scommessa con il chitarrista di Holly, Tommy Allsup, lanciando in aria una monetina.

Oggi il nome di Ritchie Valens è indissolubilmente legato a La Bamba e in Messico è tuttora un artista di culto, la cui famiglia conti­nua a mantenere viva la memoria. Buffo il fatto che in 17 anni di vita non avesse imparato una parola di messicano. E che per cantare La Bamba, Valens chiese consigli a sua zia Ernestina per il testo corretto e la pronuncia esatta delle parole.

***

Testo di "La bamba"

 

Tracce

Donna – 2.20

La Bamba – 2.05

 

Musicisti

Ritchie Valens – Voce, chitarra

René Hall – Chitarra baritona

Irving Ashby – Chitarra

Carol Kaye – Chitarra acustica

Ernie Freeman – Piano

Buddy Clark – Basso

Earl Palmer – Batteria

Produttore

Bob Keane

 

 

Produttore

Bob Keane

 

Estratto da “Il lato B” di Paolo Gresta, Arcana edizioni.

© 2024 Lit edizioni s.a.s. per gentile concessione

 

https://images.rockol.it/QFwOvf4HAzkQ8GxcuSTZgbrIEPs=/700x0/smart/rockol-img/img/foto/upload/il-lato-b.jpg

(Articolo originale su Rockol.it)

condividi