"Quando tutto diventa mondo tra due, nulla può più essere lasciato andare senza sembrare la fine di tutto". Lamante, nome d’arte di Giorgia Pietribiasi (classe 1999), ha pubblicato “Un canto nuovo”, singolo che inaugura ufficialmente il secondo capitolo del suo percorso artistico, prodotto insieme a Taketo Gohara. La canzone nasce all’inizio del 2024, poco prima dell’uscita dell’album d’esordio "In memoria di" e, come gli altri brani che seguiranno, ha attraversato un lungo processo di trasformazione, venendo più volte riscritta e sviluppata nel corso dei due anni successivi. Con "In memoria di", Lamante è stata finalista alle Targhe Tenco 2024 nella categoria “Opera Prima” e ha ricevuto numerosi riconoscimenti dalla critica, affermandosi come una delle nuove voci più rilevanti del panorama italiano. Nel 2024 ha inoltre vinto il premio speciale “artista emergente” ai Rockol Awards.
Dopo l'uscita del disco, l’artista ha scelto di non pubblicare nuova musica, dedicando questo periodo alla scrittura e all’attività live: un tour di oltre 50 date in tutta Italia, culminato nelle ultime tappe in cui Coez l’ha scelta come opening act per l’intero tour nei palazzetti. È stata inoltre recentemente annunciata tra i primi nomi del MI AMI Festival 2026, in programma dal 21 al 23 maggio all’Idroscalo di Milano. "'Un canto nuovo' è una lettera che risponde al malessere dell’altro, è la promessa di un mondo nuovo e di una nuova versione di noi", racconta Lamante, che sceglie un linguaggio essenziale, riducendo le parole alla loro forma più semplice e primaria. Il brano si configura come un canto di speranza: anche di fronte alla fine del mondo, l’artista afferma la necessità di creare comunque un senso, una visione. Una promessa che affonda le sue radici nell’8 maggio 2024, data di uscita di "In memoria di", accompagnato dal comunicato che dichiarava: "È tempo di una nuova generazione".
In “Un canto nuovo”, la parola figlio assume un significato che va oltre la genealogia, diventando metafora di un futuro possibile, di ciò che ancora non siamo ma che potremmo diventare insieme. Il pezzo è denso, energico, più urbano e meno folk rispetto ad alcuni lavori del passato. Il mondo evocato nel verso "come se il mondo stesse per finire, canterò un canto nuovo" è uno spazio mentale e relazionale, costruito nel tempo ma destinato a essere distrutto per lasciare spazio al nuovo. Non conta cosa venga generato, ma la misura poetica di ciò che è troppo grande per essere contenuto dal singolo. Il testo utilizza un linguaggio rituale, quasi biblico, che guarda al futuro con una dimensione profetica: Lamante non canta qualcosa, ma canta affinché qualcosa accada. Tutto è biologico o mortuario, non esiste una zona intermedia: il mondo è carne che cresce o che viene sepolta, e la vita nasce soltanto dalla morte.
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