Nella lotta per la gestione dell'eredità di Dolly Parton emergono particolari sempre più inquietanti. Ora è diventata anche fisicamente un campo di battaglia: secondo quanto riporta il Guardian, Bryan Seaver, nipote della cantante ed ex responsabile della sua sicurezza, avrebbe utilizzato filo spinato e cartelli di divieto d'accesso intorno alla propria abitazione per impedire che gli venissero notificati gli atti della causa intentata contro di lui. Seaver, che lavora come contractor millantare, era stato accusato di minacce con riferimenti a guerre e armi
Il dettaglio emerge da nuovi documenti depositati in tribunale. Secondo l'accusa, un incaricato avrebbe tentato per tre volte di consegnare a Seaver i documenti legali senza riuscirci perché ha costruito una trincea attorno alla sua proprietà. Secondo i documenti dopo la morte della cantante Seaver avrebbe assunto un atteggiamento sempre più minaccioso e avrebbe cercato di esercitare un maggiore controllo sull'eredità. La controparte sostiene inoltre che le sue dichiarazioni abbiano generato paura tra alcuni collaboratori, al punto che qualcuno avrebbe lasciato il lavoro. Seaver ha negato che quelle frasi costituissero minacce, spiegando che si trattava di conversazioni private avvenute in un momento di rabbia e lutto.
La vicenda era cominciata poche settimane dopo la morte di Dolly Parton, avvenuta il 25 agosto. Seaver era stato per oltre vent'anni responsabile della sicurezza delle proprietà della cantante e proprio a lui era stato affidato il compito di annunciarne pubblicamente la scomparsa, per esplicita volontà della zia. Il 15 settembre, però, il suo contratto è stato interrotto e nuove guardie hanno preso il controllo delle principali proprietà. Da lì è iniziato uno scontro sempre più duro con chi gestisce l'eredità della cantante. Il manager storico di Parton, Danny Nozell,
Seaver mantiene comunque un interesse personale nel trust che controlla una parte dei beni della cantante, che non aveva figli.La sorella di Dolly, Freida Parton, aveva già cercato di ridimensionare l'idea di una guerra interna alla famiglia, sostenendo che non ci fosse "nessuna faida" tra i Parton e che tutti volessero bene a Bryan. Ma sul piano legale lo scontro con chi amministra gli interessi della cantante continua ad allargarsi.
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