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"La vita è breve, ma la musica è eterna”, firmato Teenage Fanclub

07.10.2026 Scritto da Paolo Panzeri

Gli scozzesi Teenage Fanclub nel corso della loro lunga carriera hanno fatto della chitarra e della melodia il loro inscalfibile marchio di fabbrica. Rimasti fedeli al loro credo musicale fin dal 1990, anno dell'uscita del disco d'esordio "A catholic education", al contrario di altre band della loro generazione, non hanno mai interrotto la produzione discografica, pur con un paio di cambi di formazione.

Tre anni orsono i Teenage Fanclub pubblicarono "Nothing lasts forever" (leggi qui la recensione), un disco che, fin dal suo titolo, esplorava il sentimento della malinconia come apertamente dichiarato dal cantante e chitarrista del gruppo Raymond McGinley: "Il disco sembra un lavoro riflessivo e penso che più suoniamo, più ci sentiamo a nostro agio a esplorare la malinconia, provare ed esprimere certi sentimenti".

Ora il quintetto scozzese – composto da Norman Blake, Raymond McGinley, Euros Childs (tastiere), Francis Macdonald (batteria) e David McGowan (basso) - torna sul mercato con il tredicesimo album, "Do not dare to dream". Un disco che, ancora una volta, ha i suoi capisaldi nel gradevole intreccio di chitarre e organi, nelle accurate armonizzazioni vocali e nella scrittura introspettiva. Quanto al titolo del disco il cantante e chitarrista Norman Blake, elusivo, spiega: “Trovare un titolo per un album è sempre difficile, soprattutto dopo che ne hai già fatti dodici”.

La title track ironizza sulle retoriche dell’ottimismo vuoto, pur mantenendo uno sguardo quietamente positivo. Ancora Blake dice: “Quelle frasi tipo ‘osa sognare’ sono un po’ ridicole. Non credo che il mondo funzioni così”. Come il precedente album, "Nothing Lasts Forever", il nuovo disco è radicato nella resilienza: osserva un mondo incerto senza cedere allo sconforto, trovando chiarezza e conforto affidandosi ai momenti quotidiani. McGinley afferma, facendo professione ad oltranza di positività: “Possiamo ancora essere allegri e ottimisti anche quando le cose non vanno benissimo”.

Il primo singolo tratto dall'album, "Day in the Sun", è accompagnato da un videoclip girato da Donald Milne al Black Bay Studio sull’isola di Great Bernera, facente parte del gruppo delle isole Ebridi Esterne, al largo della costa scozzese. La canzone è una meditazione melodica sul rinnovamento e sul cambio di prospettiva.

Le canzoni di "Do not dare to dream" hanno indubbiamente risentito dell’ambiente isolato del Black Bay Studio che ha favorito la concentrazione, ma anche il senso di meraviglia dall'essere circondati dal mare e da antiche rovine. Dopo tutti questi anni Blake e McGinley, i due autori principali della band ormai sessantenni, non sentono più il bisogno di definire in anticipo arrangiamenti o strutture dei vari brani: preferiscono entrare in studio di registrazione e lasciare che il resto del gruppo contribuisca in modo naturale alla realizzazione delle canzoni.

Come detto da Norman Blake: “Ti muovi da una cosa all’altra e, prima che te ne accorga, sono passati trent’anni”. Raymond McGinley aggiunge osservazione ad osservazione: “Sì, è passato un po’ di tempo da quando abbiamo iniziato a fare ciò che facciamo, ma per noi sembra non sia passato affatto. Nel posto dove abbiamo registrato, le persone cantavano migliaia di anni fa. La vita è breve, ma la musica è eterna.”

Come il buon vino, la band di Glasgow, col passare del tempo, pare migliorare in qualità, rispettando l'assunto che proporre una buona canzone non è mai una scelta sbagliata. Da oltre 35 anni questo gruppo è un punto di riferimento per un discreto manipolo di fan che, non rimarranno certo delusi da "Do not dare to dream"...che si riesca o meno a sognare.

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