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L'album dei Pink Floyd che, negli anni '70, non vide mai la luce

29.10.2025 Scritto da Paolo Panzeri

L'album che nella discografia dei Pink Floyd avrebbe dovuto seguire "The Dark Side of the Moon" (leggi qui la recensione) non ha mai visto la luce. Quello doveva essere un disco completamente privo degli strumenti musicali convenzionali.

L'idea per un album di tale fatta risale addirittura al 1969, e aveva quale titolo provvisorio "Household objects". Naturalmente rispetto a "The Dark Side of the Moon" avrebbe avuto un minore appeal commerciale. Doveva essere un disco i cui suoni provenivano da oggetti come bottiglie, seghe, giornali accartocciati, pezzi di tubi metallici e così via. Come ricordò l'allora ingegnere del suono John Leckie in un'intervista a Prog Magazine nel 2006: "Creavano accordi battendo le bottiglie di birra, strappando i giornali per ottenere un ritmo e spruzzando bombolette spray per ottenere il suono di un charleston".

Il primo tentativo di realizzare "Household objects" ebbe luogo prima di "The Dark Side of the Moon". I primi esperimenti precedettero la registrazione del sesto album in studio della band, "Meddle" (leggi qui la recensione), pubblicato nel 1971. Durante una settimana agli studi di Abbey Road. Secondo John Leckie - che all'epoca lavorava agli studi di Abbey Road come ingegnere del suono junior - in un'intervista a Tape Op, queste sessioni iniziali, frammentarie, durarono poco più di una settimana prima che la band si rendesse conto di avere del lavoro serio da fare. Le registrazioni furono catalogate e la band decise che il disco successivo vero e proprio, "Meddle", avrebbe dovuto avere un approccio più convenzionale.

Due anni dopo questo primo tentativo di realizzare "Household objects", con "The Dark Side of the Moon" le fortune dei Pink Floyd erano molto cambiate. Per la band inglese lavorare a un disco come "Household objects" pareva un modo per sottrarsi alle pressioni dell'industria discografica. Fu durante il periodo dopo 'Dark Side' che venne intrapreso il lavoro più intenso su "Household objects" con l'ingegnere del suono Alan Parsons a supervisionare quelle stranezze. Asce che colpivano il legno, martelli che colpivano il metallo, manici di scopa raschiati sul pavimento e linee di basso suonate con elastici. A differenza di quanto accade al giorno d'oggi, si trattava di un processo meticoloso, lento e manuale.

Il batterista Nick Mason ha ricordato nella sua autobiografia 'Inside Out: A Personal History of Pink Floyd' che, in realtà, le sessioni di "Household objects" erano in gran parte un modo per evitare la realtà di dover realizzare il sequel di "The Dark Side of the Moon". "L'intera idea sembra assurdamente elaborata oggi, quando qualsiasi suono può essere campionato e poi distribuito su una tastiera, consentendo a un musicista di suonare qualsiasi cosa, dall'abbaiare dei cani alle esplosioni nucleari. Nel 1973 ci vollero due mesi per assemblare - lentamente e laboriosamente - ciò che ora probabilmente si potrebbe realizzare in un pomeriggio. Tuttavia, il tempo impiegato non fu un problema per noi. Anzi, fu una benedizione. Scoprimmo che il progetto era un espediente geniale per rimandare la creazione di qualcosa di concreto, poiché potevamo occuparci della meccanica dei suoni piuttosto che della creazione della musica."

Il tastierista Richard Wright nel documentario 'Which One's Pink?' ha ricordato che le sessioni diventarono troppo lunghe e alla fine lo portarono a scatenare la sua rabbia nei confronti dell'allora responsabile creativo della band, Roger Waters. "Passavamo giorni a procurarci una matita e un elastico finché non suonava come un basso. Passavamo settimane e settimane a farlo. Nick trovava vecchie pentole e roba del genere, e poi le smorzava per cercare di farle suonare esattamente come un rullante. Ricordo di essermi seduto con Roger e di avergli detto: 'Roger, questa è una follia!'".

Come ricordato da Mason nel suo libro, "Dopo diverse settimane, i progressi musicali su "Household objects" erano trascurabili. Non potevamo più sostenere la finzione e l'intero progetto venne delicatamente messo a tacere." Così, le sessioni furono finalmente accantonate e il gruppo si mise al lavoro su quello che sarebbe stato "Wish You Were Here" (leggi qui la recensione).

Sebbene ciò che è stato registrato durante le sessioni di "Household objects" sia rimasto in gran parte inedito, come riporta MusicRadar, un fantasma del progetto è apparso fugacemente all'inizio di "Wish You Were Here". Il primissimo suono che si sente sul disco, l'apertura di "Shine On You Crazy Diamond (Part I-V)", è la vibrazione di bicchieri da vino, riempiti a diversa dose per le diverse tonalità, con le dita che si muovono lungo il bordo.



David Gilmour nel 2003 ha ricordato: "Ci sono un sacco di frammenti di "Household objects", ma niente di completo. Abbiamo salvato qualcosa. Il drone all'inizio di "Wish You Were Here" è stato realizzato con bicchieri da vino che abbiamo registrato su un 16 tracce, con un bicchiere su ogni traccia a intervalli di semitono, così da poter fare accordi e suonarlo come una tastiera. Era un sistema di campionamento estremamente difficile. Abbiamo recuperato anche altri frammenti. Ricordo di aver passato un tempo infinitamente lungo a tirare elastici su scatole di fiammiferi per ottenere un suono di basso che alla fine suonasse come un basso!".

Riguardo a "Household objects", Roger Waters dichiarò al magazine Rolling Stone: "All'epoca sembrava una buona idea, ma non ha funzionato. Probabilmente perché avevamo bisogno di fermarci un po'. Eravamo semplicemente stanchi e annoiati. Credo che il fatto che "The Dark Side of the Moon" abbia avuto così tanto successo sia stata la fine. La fine della strada. Avevamo raggiunto il punto a cui tutti aspiravamo fin da adolescenti e non c'era davvero più niente da fare in termini di rock 'n' roll".

(Articolo originale su Rockol.it)

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