"Diatomee", oltre che il primo album ufficiale di Rossana De Pace, è anche un manifesto di "resistenza microscopica": un disco che si muove in quell'intercapedine preziosa tra il cantautorato colto e la sperimentazione sonora contemporanea.
Il concept: la metafora dell'invisibile
Il titolo prende in prestito il nome dalle diatomee, alghe unicellulari dal guscio silicizzato. La scelta non è puramente estetica: De Pace utilizza la biologia per parlare di fragilità e di forza. Come questi organismi producono gran parte dell'ossigeno terrestre pur essendo invisibili a occhio nudo, così le canzoni del disco cercano di dare voce a quei dettagli emotivi minimi che sostengono la nostra esistenza.
Dal punto di vista tecnico, "Diatomee" brilla per una produzione organica ma stratificata, curata insieme a Giuliano Dottori. L'album rifiuta il "muro di suono" tipico del pop radiofonico, si basa su una sottrazione intelligente. Troviamo chitarre acustiche ed elettriche che dialogano con synth granulari e percussioni non convenzionali.
Rossana De Pace dimostra un controllo vocale notevole e non cerca il virtuosismo fine a sé stesso. La sua voce è spesso raddoppiata o armonizzata per creare un effetto corale, quasi liturgico. Il disco gioca molto sui contrasti: ci sono momenti di silenzio quasi assoluto che esplodono poi in crescendo orchestrali o ritmiche più incalzanti, mantenendo una tensione costante.
Niente cliché
Dalla litania tribale di “Vorrei che fosse voglio” alla confessione di “Brava bambina”, che rappresenta il tentativo di riappacificarsi con la parte più antica di sé, per lasciar andare quel senso di colpa che può condizionare le scelte più importanti della vita. “Ci terrà uniti il mare” rappresenta invece il cantautorato più classico, dove le note pizzicate della chitarra accompagnano una linea vocale quasi sussurrata. Il finale non poteva essere più azzeccato: “Alternativa” chiude il discorso con la potenza di un canto primordiale, il canto di chi si libera di ogni peso per librarsi in cielo.
"Diatomee" è un ascolto necessario per chi, nel panorama indipendente italiano, cerca una voce interessante, una penna che evita i cliché del "cuore/amore" per esplorare un lessico più scientifico e ancestrale. Un lavoro coerente in tutto, dall'estetica al sonoro: dalla copertina ai brani, tutto comunica lo stesso senso di purezza.
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