'DON GIOVANNI' E UN MISTERO CHIAMATO LUCIO BATTISTI
Ernesto Assante La Repubblica
Lucio Battisti, dopo quattro anni di silenzio (il suo ultimo album, “E già”, era del 1982), è tornato ad incidere un album, che è già nei negozi di tutta Italia. “Don Giovanni”, questo è il titolo, è il suo quattordicesimo disco, ennesimo capitolo di una lunghissima storia musicale che in qualche modo ha influenzato e condizionato gran parte dello sviluppo della canzone in Italia. Una storia fatta di grandissimi successi e di piccoli colpi di scena, di grandi canzoni e di silenzio, un percorso sempre originale che, in quasi venti anni, ha portato Battisti ad essere il più amato ed apprezzato dei nostri cantautori.
Da molti anni, Battisti è soltanto un nome ed una voce, non è più un personaggio, non ha un volto o un' immagine: lontano dai clamori dell' industria e dalla moda del look, il cantautore di Poggio Bustone si è ritirato dalle scene, cercando, soprattutto in questi ultimi tempi, di mettere l'accento sulla musica e su quella soltanto, evitando accuratamente interviste e fotografie. Non è forse più nemmeno lo stesso di un tempo, non c' è più l' autore acclamatissimo di brani come “Pensieri e parole”, “Non è Francesca”, “Mi ritorni in mente”, “Il nostro caro angelo”, solo per citare alcune delle sue moltissime composizioni: oggi c'è un musicista attento al mutare dei sentimenti e delle tecniche, che dal suo punto d'osservazione guarda il mondo e lo racconta con musiche nuove, senza nostalgia per il passato, poco disposto a guardarsi alle spalle, piuttosto teso verso una nuova definizione di se stesso e della sua musica. Il distacco del vecchio cliché battistiano, quello portato al successo con la fruttuosa collaborazione con il paroliere Mogol, dove ad una musica sostenuta dalla grandissima vena melodica di Battisti si sposavano i testi, attenti a leggere la realtà con occhio curioso e personale, tra romanticismo e cronaca spicciola, quel cliché che ha fatto amare Battisti da diverse generazioni di ascoltatori, è oggi completamente abbandonato.
Con “E già” Lucio Battisti entrava di gran carriera negli anni Ottanta, mettendo da parte le vecchie strutture musicali in favore di un largo uso dell'elettronica, ponendo fine alla collaborazione con Mogol e lavorando da sé (con l'aiuto della moglie) sui testi, restando però, proprio su quest' ultimo versante, ancora legato alla sua vecchia e fortunata formula. Oggi invece, con “Don Giovanni”, Battisti celebra la sua definitiva scomparsa: non solo nessuno sa come è fatta oggi la sua faccia, ma difficile riesce persino andare a trovare, tra le parole di “Don Giovanni”, i suoi pensieri. Testi ermetici, simbolici, surreali, scritti da Pasquale Panella, un autore romano, già noto per aver scritto qualche anno fa i versi, altrettanto singolari, delle canzoni di Enzo Carella, si susseguono proponendo un nuovo Battisti. Il distacco è completo anche musicalmente: alle sperimentazioni elettroniche di “E già” si è sostituita una scrittura raffinatissima, che dosa sapientemente armonie elettroacustiche, ritmi sintetici e grandi melodie, in un susseguirsi di situazioni musicali mai noiose o ripetitive.
“Don Giovanni” è un disco importante, che si apprezza comunque dopo ripetuti ascolti, proprio perché il primo impatto lascia disorientati; contiene canzoni bellissime come “Fatti un pianto”, “Il diluvio”, “Don Giovanni”, che con semplicità e raffinatezza si alzano ampiamente al di sopra della produzione media italiana di oggi. E' un album difficile, soprattutto per i vecchi appassionati del Battisti di un tempo, e il suo difetto maggiore è quello di una certa uniformità negli arrangiamenti, curati da Robin Smith.
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