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La fotografia di una band che sta rinascendo

10.04.2026 Scritto da Gianni Sibilla

Gli U2 non smettono di stupire. Nel giro di poche settimane hanno pubblicato due EP a sorpresa, praticamente un album intero che non è un album, perché quello “vero” arriverà dopo l’estate, non prima. Poco prima di Pasqua è uscito “Easter lily”, sei brani che sono l’altra faccia di “Days of ash” e che mostrano un cambio radicale nell’approccio della band, almeno nelle strategie più che nella musica.

Le sei canzoni di “Easter lily” sono complementari a quelle di “Days of ash”: là il rock di protesta, la reazione a quello che sta succedendo nel mondo; qui l’introspezione e la ricerca personale, la rinascita/resurrezione legata alla Pasqua. Con una protagonista assoluta: la chitarra di The Edge, ancora di più che nel precedente. Fin dalle prime note di “Song for Hal” c’è la sua “infinite guitar”, con quell’effetto delay che è diventato uno dei grandi marchi sonori della band e che ritorna in buona parte delle canzoni, proprio a rimarcare questa dimensione più emotiva, meno arrabbiata.

Una collezione di riff

Prima ancora che una bella collezione di canzoni, “Easter lily” è una bella collezione di riff: fate skip tra i primi secondi delle prime cinque canzoni e avrete un tuffo al cuore, se vi piace quel suono. Che poi si apre in melodie memorabili: “Scars” e “Resurrection song” sembrano fare riferimento ai tempi di “Unforgettable fire”, così come la finale ed eterea “Coexist”, l’unica senza chitarre ma con le sperimentazioni sonore di Brian Eno, proprio quelle che nella seconda metà degli anni ’80 cambiarono l’identità del gruppo.

Nulla di nuovo, ma eseguito benissimo e con una passione che non sentivamo nella band da tanto, troppo tempo, impegnata com’era tra ristampe, raccolte, rielaborazioni acustiche e album live e progetti iperspettacolari. Anche Bono ci mette del suo, con i suoi toni un po’ profetici e spirituali che il tema della Pasqua richiama: gioca in casa, a parlare di rinascita, resurrezione, a citare le scritture. Se il gioiello dell’EP precedente era “One life a time”, qui è “Coexist”, un’eterea collaborazione con Brian Eno: niente chitarre, solo un tappeto sonoro e Bono che recita e prega. Se usate un buon paio di cuffie, sembra di averlo lì di fianco che vi sussurra il Salmo 34: “I will bless the Lord at all times”. Notevole pure Edge, che fa la prima voce nell’apertura di “Song for Hal” — dedicata al grande Hal Wilner, produttore e amico della band scomparso durante il lockdown — in maniera perfetta, fino a confondersi con quella di Bono.

Le aspettative di un nuovo album

Hanno tanto, troppo materiale gli U2, che non pubblicano un album nuovo da otto anni: così provano a farlo uscire con questi EP estemporanei e a sorpresa, senza troppa fanfara — loro che sono abituati a fare le cose in grande, anche troppo. Solo apparentemente, perché poi dietro queste canzoni c’è un enorme lavoro che si concretizza nei videoclip per ogni brano e nelle due fanzine digitali “Propaganda”, dove si trovano dettagli, interpretazioni, interviste.

Il punto però è semplice: se queste canzoni ci fossero presentate come un album nuovo, le percepiremmo diversamente, come troppo derivative. Presentate come EP a sorpresa, con l’urgenza di raccontare storie, sono invece la fotografia di una band che ritrova se stessa, le sue origini. Gli U2 provano a ricalibrarsi a partire da quello che hanno sempre saputo fare meglio: canzoni con un suono ben preciso e un altrettanto preciso concetto, l’amore universale.

Una volta erano lì a dichiarare di essere la miglior rock ’n’ roll band al mondo, ora provano a riconquistare il loro pubblico, abbassando le aspettative e alzando il volume. Fin qui funziona: “Easter lily” è un gran bell’EP. E chissà che da qui alle prossime settimane non arrivino altre sorprese.


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