Nonostante la sua storia sia sempre stata una fucina di aneddoti più o meno estremi, più o meno reali, è indubbia l’importanza che Ozzy ha avuto nella storia del rock, grazie ai suoi lavori, sia solisti che con i Black Sabbath. Nel corso della sua esistenza il musicista, scomparso a 76 anni, ha incarnato così bene e in modo così plateale la sregolatezza della vita da rockstar che la sua immagine non ha mai smesso di attirare attenzione, curiosità e affetto. Sopravvissuto alle sue disparate peripezie e combattente coraggioso contro il Parkinson fino alla fine, come dimostrato all'ultimo concerto dello scorso 5 luglio, l'artista è rimasto sempre devoto alla musica e alla sua missione. Tanto da ribadire più volte di non essere mai stato intenzionato ad andare in pensione fino alla sua fine: “Sapete quando mi ritirerò? Quando sentirò che stanno mettendo i chiodi alla mia bara. E poi farò un cazzo di bis. Sono il Principe delle tenebre”, disse nel 2020.
A coronare la carriera di Ozzy Osbourne, prima dell'evento finale "Back to the beginning", è stata la sua induzione nella Rock and Roll Hall of Fame come artista solista per la classe 2024. In occasione dell'avvenimento, giunto diciotto anni dopo la prima induzione del musicista nell'"olimpo del rock" come membro dei Black Sabbath, la rivista "Metal Hammer" ha chiesto ad alcuni amici e colleghi di indicare le loro canzoni preferite del "Principe delle Tenebre". Allo speciale hanno partecipato artisti come, tra gli altri, Rob Trujillo dei Metallica, Tom Morello dei Rage Against The Machine, oltre a componenti di Slayer, Halestorm, Killswitch Engage e Green Lung.
La domanda venne rivolta anche allo stesso Ozzy, che ha dovuto quindi scegliere la sua canzone preferita dal proprio repertorio, che comprende sia classici con la sua storica band come "Paranoid", "War pigs" e "Iron man", che noti brani solisti, tra cui "Crazy train", "Bark at the moon" o "Shot in the dark".
La scelta di Osbourne ricadde su una ballad tratta da un album che, uscito nel settembre del 1991, appena una settimana prima di "Nevermind" dei Nirvana, in cui il grunge stava prendendo il sopravvento nel panorama rock, è comunque riuscito a resistere ai cambiamenti di quella nuova scena. Il disco è "No more tears" e la canzone, che mette in mostra il lato più introspettivo di Ozzy, è "Mama, I'm coming home".
"Ho un vero debole per 'Mama, I'm coming home'", spiegò Ozzy Osbourne: "Non ho scritto io il testo, l'ha scritto Lemmy Kilmister, ma gli ho detto esattamente cosa volevo dire. Ma vi svelo una cosa: non ho una canzone mia preferita in assoluto. La gente mi chiede sempre qual è il mio album preferito, io non ne ho uno! Sono dischi di divertimento, caos o di momenti in cui stavo male. Ognuno mio album è un riflesso di me, in un preciso momento".
A sottolineare ancora di più il legame con "Mama, I'm coming home", è stata la scelta di Ozzy di includere il brano nel suo set finale di cinque canzoni all'evento "Back to the beginning". L'esecuzione del pezzo è stato uno dei momenti più emozionanti del concerto d'addio del musicista, seguito da quello della formazione classica dei Black Sabbath da lui formata con Tony Iommi, Geezer Butler e Bill Ward.
In un'intervista per "Classic Rock" del 2013, a proposito del brano da lui scritto per Ozzy, Lemmy, scomparso nel 2015, aveva raccontato: "Ozzy mi ha mandato un nastro con un brano per cui voleva un testo. Credo che mi abbia dato solo il titolo. Sono bravo in questo modo, perché è così che scrivo le canzoni: mi invento un titolo e poi ci scrivo la canzone attorno. Più tardi, Ozzy e io stavamo facendo interviste insieme a questo festival e un tizio ha chiesto a lui: 'La canzone Mama, I'm coming home è la cosa più personale che tu abbia mai scritto. È stata una grande rottura?'. E Ozzy ha risposto, 'L'ha scritta lui!'."
Oltre a "Mama, I'm coming home", l'album "No more tears" include un atro brano scritto in collaborazione con il frontman dei Motörhead, "Hellraiser", di cui nel 2021 è stata pubblicata una versione con la voce sia di Ozzy che di Lemmy.