I Mondiali di calcio sono anche una questione di musica: difficile separare “7 Nation Army” dei White Stripes dalla vittoria italiana del 2006, di cui fu inno ufficioso. O, per fare un altro esempio tra i tanti, Italia ’90 è quella delle “Notti magiche” di Gianna Nannini ed Edoardo Bennato, l’inno ufficiale. La FIFA coinvolge artisti con canzoni, album e performance: - dopo le performance musicali dell’inaugurazione quest’anno ci sarà pure un halftime show stile Super Bowl nella finale; altre finiscono per identificare una nazione e una nazionale molto più di qualsiasi sigla istituzionale.
A lasciare il segno sono soprattutto le canzoni che vengono riscoperte perché associate al calcio. Come nel caso di “7 Nation Army”, appunto, o come nel caso di “I’m Gonna Be (500 Miles)” dei Proclaimers, probabilmente la canzone più allegra che si possa immaginare in un contesto calcistico. È scozzese, così come la canzone calcistica più triste e controversa: “Don’t Come Home Too Soon” dei Del Amitri, forse la più malinconica e autoironica mai scritta per accompagnare una spedizione mondiale.
Le due canzoni raccontano molto della Scozia e del suo rapporto con il calcio. Anche perché la nazionale è tornata quest’anno ai Mondiali dopo 28 anni di assenza e, nella sua storia, non è mai riuscita a superare il primo turno. Fino ad ora: dopo la sconfitta con il Brasile è al terzo posto del suo girone, sul filo del rasoio - vengono ripescate infatti 8 delle 12 migliori terze.Da Edimburgo a Fenway Park
Negli ultimi giorni tra i video più condivisi dei Mondiali c’era quello della Tartan Army che ha invaso Fenway Park, il più antico stadio di baseball, la casa dei Boston Red Sox, trasformandolo in un gigantesco coro collettivo intonando “I’m Gonna Be (500 Miles)”.
È l’ennesima vita di una canzone che ha quasi 40 anni e che, alla sua uscita, fu quasi ignorata. Pubblicata nel 1988 all’interno di “Sunshine on Leith”, la canzone dei gemelli Craig e Charlie Reid non ebbe subito il destino che oggi potrebbe sembrare inevitabile. Rimase relativamente marginale fino al 1993, quando entrò nella colonna sonora del film “Benny & Joon”, con Johnny Depp e Mary Stuart Masterson. Da quel momento iniziò una seconda vita internazionale che non si è più fermata.Nel 2007 arrivò finalmente il numero 1 in Inghilterra, con la versione registrata per Comic Relief da Peter Kay e Matt Lucas. Nel frattempo “500 Miles” era diventata una presenza fissa nella cultura pop, comparendo in film, serie televisive e programmi di ogni genere. Tra le apparizioni più celebri ci sono quelle in “How I Met Your Mother”, dove la canzone diventa quasi un tormentone ricorrente. I Proclaimers hanno raccontato più volte di non avere mai immaginato che quel brano avrebbe avuto una vita così lunga. Eppure oggi è una delle poche canzoni capaci di trasformare in pochi secondi una folla di sconosciuti in un coro compatto. C’è un ulteriore dettaglio curioso nei video di Fenway Park. Lo stadio di Boston è infatti legato a un’altra delle grandi canzoni da stadio dell’era moderna, “Sweet Caroline” di Neil Diamond, diventata negli anni un rito collettivo durante le partite dei Red Sox. Per un giorno, però, il tradizionale inno non ufficiale di Boston è stato sostituito da una canzone arrivata dall’altra parte dell’Atlantico. Una sorta di scambio culturale involontario tra Scozia e Stati Uniti, nel quale “500 Miles” ha finito per conquistare uno dei luoghi simbolo della cultura sportiva americana.
Le nuove canzoni scozzesi del Mondiale
La tradizione delle canzoni calcistiche scozzesi è tutt’altro che scomparsa. Anche per il Mondiale 2026 non sono mancati nuovi tentativi. I Belle and Sebastian hanno partecipato ai festeggiamenti legati al ritorno della nazionale sulla scena mondiale, mentre il creator JJ Bull ha pubblicato “Very Unofficial Scotland World Cup Song”, un brano che lui stesso ha descritto come influenzato dagli LCD Soundsystem e che è diventato virale.Nessuna di queste canzoni, però, sembra avere le possibilità di sostituire davvero “500 Miles” nel cuore dei tifosi scozzesi.
La canzone più triste dei Mondiali
Se “500 Miles” rappresenta il lato festoso della Scozia calcistica, “Don’t Come Home Too Soon” ne racconta invece il lato più disincantato.
La canzone fu scelta come inno della nazionale per Francia ’98, l’ultima partecipazione scozzese a un Mondiale prima dell’edizione attuale. A scriverla furono i Del Amitri, la band guidata da Justin Currie che negli anni Novanta aveva conquistato un buon successo con canzoni come “Roll to Me” e “Always the Last to Know”.
La maggior parte degli inni calcistici promette trionfi, vittorie e imprese storiche. “Don’t Come Home Too Soon” faceva esattamente il contrario. Il titolo stesso suonava come una battuta preventiva: non tornate troppo presto. Un incoraggiamento che conteneva già la possibilità dell’eliminazione. All’epoca non tutti apprezzarono quell’approccio. Currie è tornato più volte sulle critiche ricevute, ricordando come molti tifosi considerassero il brano troppo pessimista per accompagnare una spedizione mondiale. Col tempo, però, la canzone è stata rivalutata e oggi viene spesso considerata una delle rappresentazioni più autentiche dell’identità calcistica scozzese: affettuosa e ironica. Ascoltata oggi, a distanza di quasi trent’anni, sembra quasi anticipare il rapporto che la Scozia avrebbe continuato ad avere con i grandi tornei internazionali.Tra “I’m Gonna Be (500 Miles)” e “Don’t Come Home Too Soon” c’è tutto quello che serve per capire come gli scozzesi vivono il calcio: cantando a squarciagola, ma senza mai perdere del tutto il senso della realtà.
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