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Il suono di Morrissey

27.06.2026 Scritto da Gianni Sibilla

“Gli Smiths sono la mia voce, i miei testi, i titoli delle mie canzoni, i titoli dei miei album, le copertine dei miei singoli e dei miei album, la mia visione, le mie melodie vocali, le mie emozioni: non quelle di nessun altro”, ha scritto Morrissey nei giorni scorsi in un post in cui attaccava Johnny Marr, accusandolo di essere “Bigmarr colpisce ancora” - un riferimento a “Bigmouth Strikes Again”, una delle canzoni più note della band.

Dall’uscita a marzo di questo disco Moz non ci ha annoiato: un concerto annullato per mancanza di sonno causata dalle feste in piazza in Spagna, una polemica dietro l’altra quasi tutte a partire dai messaggi su Morrissey Central - compresa una falsa parodia, realizzata da una pagina di fan, che sembrava vera (e che ha fatto cancellare a suon di minacce). Poi quest’ultimo post, cancellato poco dopo, ma che ha comunque fatto in tempo a fare il giro dei media. Poi la pubblicazione di un’edizione deluxe, che tanto deluxe non è: due pezzi “nuovi” (già presenti nell’edizione digitale acquistabile sul sito) e una versione orchestrale di “Notre-Dame”, che ora dà il titolo all'album ("Deluxe Notre Dame" e non più "Make-up is a Lie")

L’ultimo post e questa edizione deluxe si collegano proprio a quella frase che ho riportato in apertura. Perché possiamo discutere finché vogliamo, prendere le parti dell’uno o dell’altro. Ma dire che gli Smiths erano solo Morrissey è fare esattamente quello di cui il cantante accusa il collega: eliminare una parte fondamentale della storia, e una parte importante. Il suono delle chitarre di Marr è parte centrale degli Smiths, tant’è che Morrissey lo ha ampiamente imitato e rivisitato nel corso della sua carriera solista. Quando riesce a ricreare quel suono - beh, musicalmente sono i suoi momenti migliori. Vale anche per questo album, in canzoni come “The Monsters of Pig Alley” e “Zoom Zoom the Little Boy”. Mentre riesce poco nelle due nuove canzoni “Hello Hell” e “Happy New Tears”, con belle melodie ma un suono un po’ confuso. La versione orchestrale di “Notre-Dame” è  appesantita, per un pezzo non già propriamente leggero con i suoi complottismi sull'incendio della cattedrale. Morrissey as usual.

Per il resto, vale quello che dicevamo quando è uscito l’album: canzoni piene di provocazioni, le solite ossessioni (il music business, la persecuzione) e momenti di puro lirismo; gli arrangiamenti, che hanno lo stesso ondeggiamento tra momenti pigri e momenti illuminati, passaggi in cui ti chiedi come faccia a suonare così banale e altri sublimi. Poco da dire, la mancanza di Marr al suo fianco si sente eccome - e ce ne siamo fatti una ragione. Ma gli si vuole bene lo stesso, nelle sue contraddizioni.


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