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La Black Strat di David Gilmour in 10 concerti nei Pink Floyd

19.03.2026 Scritto da Nino Gatti

Non sono molti i chitarristi rock che possono legare la propria immagine alla chitarra suonata negli anni più gloriosi della loro carriera. È impossibile non pensare a Jimi Hendrix o Eric Clapton con le loro Fender Stratocaster, a Jimmy Page e alla sua Les Paul o a Bruce Springsteen con la sua Fender Telecaster vissutissima.
David Gilmour non sfugge a questa regola: la sua Fender Stratocaster nera del 1969, nota a tal punto da meritarsi anche un nome, Black Strat, è senza dubbio la sua chitarra più celebre e celebrata. Phil Taylor, storico tecnico delle sue chitarre, le ha persino dedicato un corposo libro, raccontandone tra foto e reperti vari storia e continue trasformazioni.
Dal 13 marzo la Black Strat è tornata agli onori della cronaca: venduta per 14.550.000 dollari durante un'asta condotta da Christie's, è diventata la chitarra più costosa mai acquistata. Un valore che la avvicina a strumenti leggendari come i violini Stradivari.
Eppure non si tratta di uno strumento “perfetto”: nel corso degli anni ha subito numerose modifiche e sostituzioni, perdendo in parte la sua originalità. Proprio questo, però, ne ha accresciuto il fascino, rendendola indissolubilmente legata al suono e allo stile del suo possessore, David Gilmour, il chitarrista dei Pink Floyd. Acquistata dal chitarrista nel maggio 1970 da Manny’s Music a New York, la Black Strat è stata utilizzata da Gilmour per incidere e suonare molte delle più importanti canzoni della band, oltre che nei loro concerti più memorabili.
Ecco una selezione – non senza difficoltà – di dieci tra i più importanti, in rigoroso ordine cronologico.

Bath, 27 giugno 1970

Metti un festival di tre giorni che attiri oltre 150 mila spettatori, con line-up storiche come Led Zeppelin, Santana, Jefferson Airplane, Frank Zappa che si avvicendano sul palco. I Pink Floyd suonano nelle prime ore del 28 giugno, con un mostruoso ritardo sull'orario stabilito (la sera del 27), a causa dell'intenso traffico che ha ritardato l'arrivo di diverse band in tempo per l'esibizione, ma anche di una disorganizzazione non nuova in questi primi festival rock della storia.
Per non sfigurare tra i nomi importanti in cartellone, i Pink Floyd si erano prodigati per portare sul palco addirittura coro e orchestra, cosa non proprio usuale per un concerto rock, per eseguire la première mondiale della suite “Atom Heart Mother” quando non aveva ancora questo nome – il battesimo ufficiale con questo titolo arrivò soltanto il 19 luglio, quando la band lo registrò per il programma radiofonico di John Peel per la BBC.
Utilizzata nei giorni precedenti da Gilmour in studio per incidere proprio la suite “Atom Heart Mother”, la Black Strat esordiva su un palco esattamente al festival di Bath.

Crystal Palace, Londra, 15 maggio 1971

Per i fan dei Pink Floyd questo concerto è da sempre collegato a un altro importante esordio live, quello di un'altra suite, “Echoes”, che avrebbe occupato la seconda facciata del vinile “Meddle”, sesto album dei Pink Floyd pubblicato alla fine del 1971.
In realtà “The Return of the Son of Nothing” - così si intitolava “Echoes” in quei giorni – era già stata suonata in almeno tre concerti dai Pink Floyd prima di arrivare sul palco di Londra.
Il festival offerto al “Garden Party” del Crystal Palace, che nella classica tradizione londinese fu disturbato da una pioggia battente, è uno dei concerti più importanti e famosi della band. Il suono proposto dai Floyd, grazie al loro impianto di diffusione audio quadrifonico e allo sbalorditivo effetto di un polpo gonfiabile che emerse a sorpresa nel laghetto antistante il palco, lasciò il pubblico inglese a bocca aperta, catturando entusiasmo sia degli spettatori sia della critica.
Prima dell'esibizione dei Pink Floyd, headliner del festival, presero parte altre band come i Quicksilver, i Mountain e The Faces con in formazione Rod Stewart alla voce e il futuro “rolling stone” Ron Wood alla chitarra.
La Black Strat fu utilizzata non solo in questo spettacolo ma anche nelle sedute di registrazione dell'album “Meddle” e in due importanti tour dell'estate 1971, in Giappone e Australia.

Anfiteatro di Pompei, 4-7 ottobre 1971

Il film girato tra le storiche pietre dell'anfiteatro pompeiano dal regista Adrian Maben è senza ombra di dubbio uno dei preferiti dai fan dei Pink Floyd. L'amore per il film è tale che anche nella versione del 2025 con immagini e audio finemente restaurati, trasmessa tra l'altro proprio ieri sera da Rai5, le presenze al cinema e le vendite dell'album e del Blu-ray sono state eccezionali.
In questo film Gilmour, che ha sempre considerato le sue chitarre non come pezzi storici ma semplici “strumenti del mestiere” di musicista, suona gran parte del brano “A Saucerful Of Secrets” con la Black Strat posata per terra nell'anfiteatro, tra polvere e vento, senza preoccuparsi di eventuali graffi. L'immagine del chitarrista che suona la chitarra senza maglietta nella silenziosa desolazione dell'anfiteatro durante “Echoes” è una di quelle immagini che resteranno per sempre nella memoria floydiana.
Come è noto, il film conobbe altri due momenti di riprese per completarlo, a Parigi nel dicembre 1971 e negli studi Abbey Road di Londra nell'ottobre 1972. A Parigi, durante le riprese di “Careful With That Axe Eugene” e “Set The Controls For The Heart Of The Sun”, la Black Strat sarà sempre tra le sicure braccia di Gilmour.

Rainbow Theatre, Londra, 17-20 febbraio 1972

Ad appena quattro mesi di distanza dalle riprese di Pompei, c'è da evidenziare un altro momento storico della carriera della band. I Pink Floyd eseguono per la prima volta nella capitale britannica una nuova suite, già presentata al pubblico inglese a gennaio. Il nome di questa nuova opera è “Dark Side Of The Moon – A Piece For Assorted Lunatics” ed è grosso modo quello che tutti ascolteranno nel marzo 1973 su “The Dark Side Of The Moon”. Gilmour ha suonato dal vivo e ha inciso in studio gran parte di quelle canzoni con la sua Black Strat, ma anche la colonna sonora del film “La Vallée” di Barbet Schroeder, finita nell'album “Obscured By Clouds” e registrata tra la Francia e l'Inghilterra nella primavera del 1972.
Se volete gustarvi alcune immagini ufficiali della chitarra, cercate in rete i filmati televisivi delle loro esibizioni del 1972 con il balletto di Roland Petit e quella ripresa da Peter Clifton per i brani “Careful” e “Set The Controls”.

Earls Court, Londra, 18-19 maggio 1973

I concerti a Londra assumevano per i Pink Floyd un'importanza del tutto particolare. Il pubblico londinese, dal palato sopraffino, abituato agli spettacoli migliori, meritava esibizioni di qualità. Per questo motivo i due concerti benefici offerti alla Earls Court, arrivati a due mesi di distanza dalla pubblicazione di “The Dark Side Of The Moon”, erano molto attesi da pubblico e critica. La band dedicò così particolare attenzione al loro allestimento. Qualche giorno prima, nella stessa sala, aveva fallito David Bowie con lo spettacolo d'apertura del tour di “Aladdin Sane” dall'acustica orribile. I Pink Floyd però non sbagliarono, offrendo due performance spettacolari: suono perfetto in gloriosa quadrifonia ed effetti scenici d'impatto, come proiezioni, un modello di un aeroplano che si schiantava sul palco, effetti fumo, palla a specchi e laser.

Wembley Empire Pool, Londra, 16 novembre 1974

La Black Strat è con ogni probabilità la chitarra con cui Gilmour tirò fuori le quattro note alla base del brano composto in sala prove agli inizi del 1974, “Shine On You Crazy Diamond”. Fu usata in studio nel 1975 anche per l'incisione del brano.
Alcuni giornalisti criticarono sia la band che il suono della Empire Pool, gestito con difficoltà dal tecnico Rufus Cartwright che non risultava all'altezza della loro fama, tanto che dal 15 novembre fu sostituito con Brian Humphries, tanto valido che i Pink Floyd lo scelsero come ingegnere del suono per i due successivi album in studio, “Wish You Were Here” e “Animals”.
In occasione del terzo dei quattro concerti previsti a novembre alla Empire Pool di Wembley, i Floyd proposero una performance attenta ed equilibrata, in quanto lo spettacolo sarebbe stato registrato dal primo canale radio della BBC, che a gennaio 1975 trasmetterà l'intera performance dell'album “Dark Side”. Quella sera a band aveva offerto al pubblico uno show di alta qualità e senza dubbio visivamente spettacolare. In particolare aveva colpito la novità di uno schermo circolare per le proiezioni, posizionato al centro del palco, alle spalle della batteria, testato nei concerti francesi del giugno 1974.
Negli anni recenti, tutto il concerto è stato distribuito ufficialmente, spalmato su varie pubblicazioni, anche se mai per intero (Sony, mettilo in agenda, mi raccomando).

Knebworth Festival, 5 luglio 1975

L'unico concerto inglese dei Pink Floyd per il 1975 arrivò in occasione del secondo festival di Knebworth, destinato a entrare nel ristretto novero dei raduni musicali inglesi più importanti di sempre. I Pink Floyd, headliner del festival, offrirono uno spettacolo simile a quello del tour britannico del 1974, con gran parte del nuovo album, “Wish You Were Here”, che uscirà solo due mesi dopo e che la band stava ultimando in quei giorni. C'erano ovviamente numerose aggiunte visuali pensate per l'occasione, come due veri Spitfire che volarono sulle teste degli spettatori in apertura del loro set e la presenza sul palco di Roy Harper, chiamato a replicare la sua performance vocale di “Have A Cigar” incisa su disco . Per la storia, in questa occasione i Pink Floyd con Roger Waters in formazione suonarono per l'ultima volta dal vivo sia l'intero album “The Dark Side Of The Moon” sia il brano “Echoes”, che tornarono nei loro set rispettivamente nel 1994 e nel 1987, ma senza la presenza del loro storico bassista.
Da notare che la Black Strat, fino al 1973, era dotata di battipenna bianco e non nero, sostituito nell'estate 1974 con quello “total black”. Per i curiosi, è possibile ammirare la nuova veste della chitarra di Gilmour in un filmato della TV francese raccolto quella sera a Knebworth.

Olympic Stadium, Montreal, 6 luglio 1977

Lo spettacolo dei Pink Floyd allo stadio Olimpico di Montreal concludeva il celebre tour “In The Flesh”, proposto dalla band tra gennaio e luglio 1977 tra Europa e America per promuovere l'album “Animals”, nel quale le sonorità della Black Strat padroneggiavano in tutti i brani di lunga durata.
Questi concerti raccolsero negli USA presenze da record, con stadi e palazzetti sold-out, straripanti di fan adoranti e particolarmente rumorosi.
Il concerto a Montreal, che radunò ufficialmente oltre 75 mila paganti (ma si stima che le presenze potessero oscillare tra 80 e 100 mila), è passato alla storia per il triste episodio che vide protagonista Roger Waters ai danni di uno spettatore. Waters, frustrato dal comportamento di alcuni fan, a suo dire rumorosi e poco attenti, ne prese di mira uno in prima fila, che continuava a rumoreggiare. Il bassista si avvicinò al bordo del palco, sputandogli addosso. La band si accorse dell'accaduto, con Gilmour che si dichiarò dispiaciuto per aver concluso quel tour con uno spettacolo così indegno.
Questo increscioso episodio scatenò in Waters l'idea di un progetto incentrato su un muro, base e infinita ispirazione del loro album successivo, il mastodontico “The Wall”.

Sports Arena, Los Angeles, 7 febbraio 1980

“The Wall”, album e tour, sono stati senza dubbio uno dei progetti più ambiziosi mai realizzati da una rock band. Lo spettacolo, in particolare, proponeva una serie infinita di effetti e trovate sceniche da lasciare a bocca aperta i fortunati fan che li vissero di persona. In particolare, la trovata più incredibile risultava un vero muro costruito con blocchi di cartone, lungo oltre cinquanta metri e alto una decina, costruito tra il pubblico e la band fino a separarli alla fine del primo set, per poi essere spettacolarmente abbattuto a fine spettacolo.
Il primo concerto del “Muro” si svolse a Los Angeles il 7 febbraio 1980 ed è passato alla storia non solo per essere il primo, ma anche per un episodio avvenuto nel corso dello show, quando un drappo di scena si infiammò per via dei fuochi artificiali usati nello spettacolo. Waters dovette interrompere l'esibizione, consentendo l'intervento dei tecnici con gli estintori per spegnere quel pericoloso principio di incendio che poteva creare non pochi problemi di incolumità per tutti i presenti.
Uno dei momenti più iconici di quei concerti è rintracciabile durante il brano “Comfortably Numb”, quando David Gilmour, a sorpresa, canta la sua parte e suona il suo celebre solo di chitarra dall'alto del muro grazie a una piattaforma che lo posizionava sulla sommità dei mattoni, scatenando in ogni concerto l'urlo delirante dei fan sorpresi ed estasiati. Nel momento del solo di chitarra, ovviamente con la Black Strat, Gilmour veniva illuminato da un potente faro, rendendo ancora più spettacolare quel momento dello spettacolo.
Il sogno dei fan dei Pink Floyd è che i filmati registrati per la band di quei concerti, manipolati e migliorati grazie alle nuove tecnologie digitali, possano un giorno conoscere la tanto agognata pubblicazione ufficiale.

Hyde Park, Londra, 2 luglio 2005

La sorprendente reunion dei Pink Floyd con Roger Waters, avvenuta durante lo storico concerto Live 8, organizzato da Bob Geldof nel 2005, a venti anni dall'altrettanto storico Live Aid del 1985, è con ogni probabilità uno dei momenti più alti della storia della band.
In poco più di venti minuti di esibizione e dopo aver infilato in rapida sequenza una breve selezione dal loro lungo e storico catalogo - “Breathe”, “Money”, “Wish You Were Here” e “Comfortably Numb” - David Gilmour, Nick Mason, Roger Waters e Richard Wright si pongono in parata sul palco, abbracciati e visibilmente commossi, per raccogliere la giusta ovazione del pubblico, sia quello fisico di Hyde Park sia i milioni di spettatori televisivi.
La parte finale di “Comfortably Numb”, con Gilmour che imbraccia e tormenta la Black Strat, recuperata di recente dopo aver trascorso più di dieci anni esposta in un anonimo Hard Rock Café di Miami, è uno di quei momenti che restano impressi nella memoria non solo del pubblico floydiano. La regia televisiva offre Gilmour in piena estasi chitarristica mentre suona il suo solo più celebre, Waters che lo guarda a distanza con un sorriso e un'espressione carica di riconoscenza per la sua innegabile bravura strumentale, Mason che sembra aver di colpo perso trent'anni e che pesta sulle pelli della batteria come fosse tornato nell'anfiteatro di Pompei e Wright, in piedi, con le mani che volano sui tasti con un trasporto raramente visto in uno dei loro concerti.
Un momento Storico, obbligatoriamente con la 's' maiuscola, che ha concluso degnamente una carriera incredibile. 

La Black Strat, presente in più riprese nei concerti più importanti dei Pink Floyd, è stata testimone e protagonista: sommando il valore artistico di quei concerti, il valore di quella chitarra è nettamente superiore a quei quindici milioni di “miseri” dollari pagati per portarsela a casa.
La Black Strat non è del nuovo proprietario e non lo sarà mai. È di tutti quelli fortunati abbastanza da averla “vissuta” nei tanti concerti dei Pink Floyd. Dunque, è di tutti noi.

 


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