Ho chiesto ai due autori di “Smell of grunge. La scena di Seattle e i suoi dischi” (Arcana – nella foto della notizia), che già hanno contribuito al nostro giornale con questo articolo pubblicato nel marzo scorso, di scegliere le dieci canzoni che ritengono più significative dei Nirvana, per ricordare Kurt Cobain nell’anniversario della sua morte, avvenuta il 5 aprile del 1994. Di seguito la loro personale selezione.
SCHOOL
Estratto dall’album di debutto “Bleach”, “School” è uno dei migliori esempi del sound dei Nirvana degli esordi. Cupa e claustrofobica, l’energia di School è influenzata sicuramente dai Melvins, con riff di chitarra ossessivi, una ritmica pulsante e liriche minimali. In particolare, il breve testo è una velata critica alla scena musicale di Seattle, che Cobain percepiva come elitaria e snob: una sensazione di isolamento non diversa da quella che aveva provato a scuola, manifestata con un simbolico “You’re in high school again”.
ABOUT A GIRL
Una mosca bianca all’interno della tracklist di “Bleach”, “About a Girl” è la ballata pop che faceva già intravedere il buon gusto per la melodia di Cobain. Dedicata alla fidanzata dell’epoca (“I need an easy friend”) Tracy Marander, è una canzone che il cantante dei Nirvana non voleva inizialmente pubblicare, temendo l’opposizione della Sub Pop Records. Lo convinsero - per fortuna - Krist Novoselic e il produttore Jack Endino, facendolo diventare uno dei brani più iconici della band, anche grazie alla versione acustica suonata anni dopo agli MTV Unplugged newyorkesi.
SMELLS LIKE TEEN SPIRIT
Senza “Smells Like Teen Spirit” non sarebbe mai scoppiata la Grunge-Mania.
Quattro semplici accordi che hanno scoperchiato il furore e la rabbia giovanile. Il titolo fu ispirato da Kathleen Hanna delle Bikini Kill che scrisse sul muro dell’appartamento di Cobain “Kurt Smells Like Teen Spirit” alludendo alla famosa marca di deodorante che usava la compagna di band Tobi Vail. Nonostante il testo criptico in pieno stile cut-up, “Teen Spirit” diventerà senza volerlo l’inno della Generazione X. Cobain ne giustificherà il successo: “E’ solo l’ironia sul pensiero di fare una rivoluzione. Ma è un pensiero piacevole”.
DRAIN YOU
Tra i brani preferiti di Cobain, “Drain You” è uno degli esempi più calzanti del modo di comporre del leader dei Nirvana. Non solo la struttura quiet-loud è portata ai massimi livelli (con un intermezzo possente di Dave Grohl alla batteria), ma nelle liriche si affiancano in modo opposto immagini di purezza (“One baby to another says, "I'm lucky to've met you") a tematiche prettamente mediche (“I travel through a tube and end up in your infection"), in una sorta di relazione mistica e carnale tra due anime affini.
SLIVER
Unico singolo estratto dalla raccolta “Incesticide”, “Sliver” è probabilmente il più nitido e chiaro ricordo d’infanzia di Cobain, che nel chorus si lanciava in un supplicante “Grandma, take me home” come se fosse la richiesta disperata di un bambino. Sorretta da un’incisiva linea di basso suonata da Novoselic (alla batteria c’è Dan Peters, in prestito dai Mudhoney), “Sliver” è uno sbarazzino manifesto d’alienazione in salsa punk-rock: un modo per allentare la tensione del successo di “Nevermind”. Nel videoclip ufficiale compare per pochi fotogrammi la piccola Frances Bean, la figlia di Cobain e di Courtney Love.
SERVE THE SERVANTS
“Teenage angst has paid off well, Now I'm bored and old” (“L’angoscia adolescenziale ha pagato bene, ora sono annoiato e vecchio”), con questa sincera confessione si apriva “In Utero”, il terzo disco dei Nirvana, nonché l’attesissimo seguito di “Nevermind”.
Dal suono più stridente e punk, “Serve the Servants” è un ininterrotto flusso di coscienza che tocca tutto quello che aveva ferito e turbato Cobain negli ultimi 18 mesi: dal peso del successo mondiale, all’invasione dei media scandalistici nella vita privata, passando per il difficile rapporto con il padre.
“Serve the Servants” fu suonata nella trasmissione “Tunnel” di Rai 3 condotta da Serena Dandini: viene ricordata in modo particolare perché fu l’ultima esibizione televisiva ufficiale dei Nirvana; era il febbraio del 1994.
HEART-SHAPED BOX
Primo singolo estratto da “In Utero”, “Heart-Shaped Box” segna il passaggio definitivo verso un suono più viscerale e istintivo. Prodotto da Steve Albini, il brano è costruito su un riff di chitarra ipnotico capace poi di esplodere in un ritornello carico di tensione. Il testo fu ispirato da un regalo che Courtney Love fece a Cobain (una scatola a forma di cuore, appunto), anche se in alcune interviste il cantante fece riferimento a un documentario sul cancro dei bambini (“I wish I could eat your cancer when you turn black”).
La casa discografica, ritenendo insoddisfacente il mix di Albini, diede mandato a Scott Litt di rimixare il brano come oggi lo conosciamo.
ALL APOLOGIES
Nella parte finale del concerto di Reading dell’estate 1992, Kurt Cobain presentò una versione embrionale di “All Apologies”, dedicandolo espressamente a Courtney Love, in quel periodo sotto l’occhio della stampa scandalistica. L’anno successivo “All Apologies” non solo chiudeva la tracklist di “In Utero”, ma in un certo senso rappresentò il suo sincero epitaffio, scolpito tra una melodia di violoncello e un perentorio “All in all is all we are”.
WHERE DID YOU SLEEP LAST NIGHT?
Questo brano chiudeva con pathos ed emozione l’Unplugged di New York del novembre 1993. Cover del leggendario brano di Lead Belly, “Where did you sleep last night?” è una performance sincera e libera di Cobain (ricordate l’ululato finale da artista consumato?), che scherzando con il pubblico confessò la sua passione per il bluesman della Louisiana e di come non avrebbe potuto permettersi l’acquisto della sua preziosa chitarra, appena venduta ad un’asta milionaria. Rimane ancora oggi, televisivamente parlando, una delle esibizioni più toccanti e intense di un’epoca intera.
YOU KNOW YOU’RE RIGHT
Nel 2002 un fulmine a ciel sereno irruppe sulla programmazione MTV. Esisteva una canzone postuma dei Nirvana, registrata nel gennaio del 1994 ai Robert Lang Studios e rimasta nel cassetto per quasi dieci anni tra battaglie legali e gossip. “You Know You’re Right” ha il sapore della riscoperta e del rimpianto (“Things have never been so swell / I have never failed to fail”), di una rabbia rimasta lì sotto le ceneri, mai sopita. È la prova del talento e della sensibilità di un artista simbolo degli anni Novanta. Semplicemente Kurt Cobain.
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