«Freedom, I’ve been waiting for you», «Libertà, ti ho aspettata», canta Kesha nei primi versi di “Freedom”, la canzone che apre “Period”, il suo nuovo album. La scelta di aprire con una canzone che celebra la libertà è tutto fuorché casuale: il disco è il primo che la voce di “Tik tok” pubblica dopo essersi liberata dai vincoli che la legavano alla Kemosabe Records, l’etichetta - controllata dalla Rca - fondata dal produttore Dr. Luke, quello che nel 2014 trascinò in tribunale con l’accusa di averla molestata per anni. L’album è stato anticipato un anno fa dal singolo “Joyride”, uscito il 4 luglio: non una data qualunque, negli Usa, ma il Giorno dell’Indipendenza. Insomma è chiaro: è intorno a questo tema che ruotano le venti tracce che compongono il progetto. “Period” arriva a due anni dal sorprendente “Gag order” del 2023, il disco inciso con lo zampino di Rick Rubin: lì la popstar spiazzava tutti tra art pop, musica sperimentale, elettronica e psichedelia, restituendo le sensazioni provate in questi anni di battaglia legale (e artistica) attraverso sonorità ansiogene e angoscianti, tra rock lo-fi, psichedelia e industrial, e testi in cui cantava di dottori, avvocati che volevano tagliarle la lingua e di pensieri sucidi. Quella era la musica della sofferenza. Invece oggi per raccontare la sua rinascita Kesha sceglie la musica della festa: nei brani che compongono “Period” la popstar spazia dall’EDM al synth-pop, dall’hyperpop al country. E gioca a fare la “brat girl”. Proprio come nel video di “Joyride”, in cui canta le sue perversioni, le sue fantasie sessuali, ritraendosi come una bossy che tratta il partner come se fosse un moccioso. La Kesha di “Period” non ha paura di mostrarsi sboccata, sfacciata, sfrontata. Esagerata, soprattutto. «Mi sono guadagnata il diritto di essere così», rivendica lei, con orgoglio.