“Surprise!” irrompe la voce di Mike Kinsella dentro il tessuto quasi etereo di “Bad moons”, ed è davvero una sorpresa ritrovare gli American Football dopo tutto questo tempo con un nuovo album in studio. “I lost my way in the dark / Precious time / My moral line”, è la confessione che arriva poco dopo, come se il brano aprisse una crepa e lasciasse filtrare tutto quello che è successo nel frattempo. Lunga oltre otto minuti e pubblicata già a febbraio come primo singolo, "Bad moons" è una delle tracce centrali del quarto album in studio della band originaria dell’Illinois. Dopo ritorni intermittenti e a sette anni di distanza dal precedente progetto discografico, torna il gruppo considerato per anni tra i padri fondatori dell’emo del Midwest. E lo fa senza cercare rifugio nel passato ma attraversandolo. Se mai ci fosse bisogno di sottolinearlo, il titolo del disco resta quello di sempre, "American Football”, questa volta sotto la sigla "LP4".
Gli American Football, dopo tutto questo tempo
Iniziata alla fine degli anni Novanta, in una cittadina nel cuore dell’Illinois, a qualche ora a sud di Chicago, tra le aule dell’università, la storia degli American Football è sempre stata breve e lunga allo stesso tempo. L’avventura di Mike Kinsella, Steve Holmes e Steve Lamos si è anche chiusa rapidamente, quasi subito dopo un solo album, pubblicato nel 1999, diventato negli anni un punto di riferimento. Mentre i membri della band erano distanti dal percorso del loro esordio, quel disco è cresciuto e si è trasformato in un oggetto di culto. Gli American Football sono così stati spinti a tornare nel 2014, quando ormai le vite dei componenti erano altrove, tra lavori, famiglie e altri progetti. I lavori successivi hanno cercato di rimettere insieme i pezzi, senza replicare davvero quel momento iniziale, ma il gruppo ha saputo spostare lo sguardo in avanti e ha lasciato entrare il tempo nelle canzoni.
Questo nuovo e quarto capitolo arriva dopo un’altra pausa lunga e complicata, segnata dalla pandemia e da cambiamenti personali. "LP4" sembra nascere proprio da lì, da una distanza che non si può più ignorare e che diventa parte del racconto.
“I lost my way in the dark / Precious time / My moral line”: le confessioni di Mike Kinsella e soci
Le canzoni di "LP4" si muovono dentro una materia più pesante, dove le relazioni non sono più quelle incerte degli anni dell’università ma diventano matrimoni che finiscono, figli, responsabilità ed errori che restano. Kinsella scrive in modo diretto, senza cercare protezione, e lascia emergere infedeltà, dipendenze, senso di colpa e il bisogno di sparire anche solo per un momento. "My anchors, cut loose / What's life like without you?", è la confessione che arriva con l'irregolarità sonora della prima traccia, "Man overboard". Non è più l'ammissione di un ragazzo che si perde, ma l’uomo che sa di essersi già perso, e che in "No feeling”, con ospite la voce di Brendan Yates dei Turnstile, lascia andare tutto in una resa stanca, mentre "Patron Saint of Pale” resta sospesa tra ironia e sfinimento. Ecco allora “Bad moons”, per tenere insieme due forze opposte, l’infanzia che non vuole finire e un’età adulta che arriva comunque.
In conclusione, "No soul to save" allarga il discorso: "If we’re all born the same / Why am I so ashamed?”, ci si interroga nel ritornello. Da raccontare non c’è più malinconia ma qualcosa che nel tempo si è stratificato, ha assunto un peso e una forma specifici diventando sempre più difficile da mettere a fuoco. Quando il brano arriva alla fine del disco, la voce di Kinsella lascia emergere una frase che suona come un punto di non ritorno: "I've made too many mistakes / I've no hope for redemption and no soul to save". Attorno, la musica si muove in modo instabile, con una batteria che sembra cercare un appiglio senza trovarlo mai davvero. Eppure, proprio dentro questa incertezza, la canzone torna a sfiorare il suono più riconoscibile degli American Football, quello che resta sotto la superficie anche quando tutto il resto si incrina.
Il nuovo viaggio sonoro degli American Football
Anche il suono si muove in questa direzione di immersione e stratificazione dentro l'incertezza, lasciando alle spalle l’idea di equilibrio fragile che aveva definito l'esordio degli American Football. Le chitarre restano centrali ma non bastano più da sole, si aprono a una costruzione più ampia dove entrano vibrafono, archi, synth e voci esterne che attraversano i brani come presenze intermittenti. I pezzi si allungano, cambiano passo, si fermano e ripartono, con una tensione che non cerca più la leggerezza ma accetta il peso che porta con sé. La produzione, condivisa con Sonny DiPerri, costruisce un ascolto che funziona soprattutto in cuffia, con suoni che si stratificano e si muovono nello spazio mentre la scrittura resta precisa anche quando si fa più complessa, e il risultato regge sul piano della musica e della composizione mentre il lato dei testi resta più esposto e fragile.
Dall’apertura con il singolo “Man overboard” fino alla chiusura di “No soul to save”, ogni brano del disco dice già molto, prima ancora che entrino davvero in gioco le chitarre, come se il disco trovasse il suo equilibrio nei dettagli e nelle variazioni più che nei singoli elementi. L’album prende il via su una batteria irregolare, quasi spezzata, che si muove a fatica ma tiene insieme tutto, mentre il basso e i synth costruiscono una corrente lenta e continua. È un inizio che mette subito le cose in chiaro, lasciando da parte ogni nostalgia per spingersi verso un suono più ampio e più instabile.
Da lì in poi il disco si muove senza mai tornare davvero indietro. “No feeling”, con Brendan Yates dei Turnstile, resta sospesa su synth freddi e chitarre sottili, mentre “Blood on my blood”, con la partecipazione di Caithlin De Marrais, si apre in modo più diretto ma lascia entrare lentamente altre linee che ne cambiano il passo. “Wake her up”, attraversata dalla voce della cantautrice Natalie R. Lu, più nota come Wisp, prova a tenere insieme una struttura più immediata con un suono che continua a muoversi sotto la superficie. “Bad moons” resta il centro del disco crescendo poco alla volta e tiene insieme parti diverse senza mai cercare un vero punto fermo. Gli archi di Ben Russell, il vibrafono di Cory Bracken, i synth e le chitarre che si sovrappongono fino a diventare una massa compatta costruiscono un movimento continuo, in accumulo. È qui, in uno dei momenti più belli del disco, che il suono della band si allarga davvero, senza perdere del tutto quella precisione fragile che li ha sempre definiti. In “Desdemona” le voci di Gelsey Bell si intrecciano con le chitarre in modo quasi circolare, creando un andamento ripetitivo che cambia lentamente, mentre i due brevi passaggi strumentali, “The one with the piano” e “Lullabye”, funzionano come pause che spezzano il flusso senza alleggerirlo davvero.
"LP4" è il disco di una band che ha smesso di cercare un’immagine di sé e prova invece a restare dentro quello che è diventata, senza nostalgia e senza difese. Gli American Football non tornano a essere quelli di prima, e forse è proprio questo il punto. La loro forza oggi sta nel continuare a cambiare insieme, anche quando non è chiaro dove porterà questo percorso, e nel lasciare che la storia resti aperta invece di chiuderla.
Disclaimer:
Questo articolo è stato realizzato e pubblicato da Rockol.it ed i suoi contenuti sono integralmente forniti da Rockol, che ne assume ogni responsabilità editoriale. Il presente sito si limita a ospitare il contenuto in modalità non indicizzata e non è in alcun modo coinvolto nella produzione, redazione o approvazione dei materiali pubblicati.
Rock Online Italia (Rockol) è una testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Milano: Aut. n° 33 del 22 gennaio 1996.
Immagini e diritti
Rockol:
- utilizza esclusivamente immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali ("for press use") da case discografiche, management artistici e uffici stampa /P.R;
- impiega le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, e solo a corredo dei propri contenuti informativi;
- accetta unicamente fotografie non esclusive, destinate alla pubblicazione su testate giornalistiche, e comunque libere da vincoli di utilizzo;
- pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse da fotografi dei quali viene indicato il copyright
Segnalazioni
Eventuali segnalazioni relative a immagini non conformi a quanto sopra descritto possono essere inviate a webmaster@rockol.it
Provvederemo a effettuare una rapida valutazione e, ove necessario, alla tempestiva rimozione del materiale.Per consultare l'articolo nella sua versione originale, visita questo link