Per il nostro approfondimento sui dischi dal vivo abbiamo sentito Jovanotti, che qualche settimana fa ha pubblicato “Jova Live Love”, album live che ritrae il suo fortunato tour nei palazzetti. Una buona parte della riflessione è nata proprio dalla domanda che ci siamo fatti ascoltandolo, ovvero a cosa servono oggi i dischi dal vivo.
Alla nostra richiesta di spiegare il motivo di quella pubblicazione e la fortuna di un formato che sembrava obsoleto ma sembra rinato e frequentato da molti colleghi, Lorenzo ha allargato lo sguardo, e ampliato il discorso. Ha ragionato su come si fa e si consuma oggi la musica, in particolare citando "lo strapotere dei produttori", che lavorano in studi perfetti ma algidi e senza strumenti fisici. Con il risultato che i dischi di studio sono, secondo Lorenzo, "di plastica, finti, fatti con i computer, fatti spesso con dei software e con l'intelligenza artificiale"
“Io quest'anno ho deciso di portare in giro una super band, una grande band live senza una sequenza, senza i computer sul palco, senza le basi, e ci siamo divertiti da matti", ci ha spiegato, "e quando ho cominciato a sentire le registrazioni ho pensato: che bella 'sta roba qua, mi piace, è proprio vivo, cioè è dal vivo perché è tutto vivo”, spiega Jovanotti a proposito della pubblicazione di "Jova live love". Ecco quello che ci ha raccontato.
Jovanotti comparirà a breve nel disco dal vivo di Cremonini, in uscita a novembre, e nel nuovo singolo di Gigi D'Alessio, in uscita domani, 31 ottobre. Ieri sera è salito sul palco dei Negramaro e sui social ha lasciato intendere un annuncio a breve per un ritorno sui palchi nell'estate 2026.
L'approfondimento completo sulla lunga vita degli album live è qui