Qual è il senso di pubblicare un album dal vivo oggi? Siamo lontani dagli anni d’oro tra i ’70 e i ’90, quando il disco live era una tappa obbligata della carriera, spesso poteva diventare un blockbuster da milioni di copie. Eppure in questi primi mesi del 2025 ne sono usciti diversi, pure in Italia: Vasco e Ultimo, per dire, sono arrivati in cima alle classifiche con i loro – quello del cantautore romano pubblicato strategicamente in concomitanza con il nuovo tour, quello di Vasco per celebrare il ritorno a San Siro del 2024. Una scelta interessante, pensando anche che oggi gli album dal vivo sono spesso sostituiti dalle scalette trasformate in playlist sulle piattaforme (oppure dai “bootleg ufficiali”, nel caso degli artisti classic rock internazionali, ma quella è un'altra storia).
Il punto è che gli album dal vivo non sono quasi mai fatti per fare numeri: come gli album classici, ma in scala minore ovviamente, sono soprattutto una testimonianza, una dichiarazione, il ritratto di un/una artista in un determinato momento. Ed è questo il senso di “Jova! Live! Love!”, registrato durante il PalaJova tour, un giro di concerti da 54 date e 590.000 spettatori. Ma, ancora una volta, non è una questione di numeri.Il PalaJova tour ha fatto una scelta radicale, di questi tempi: l’artista e la band davanti a tutto, sia metaforicamente che fisicamente. Un megaschermo, sì, ma sullo sfondo: tecnologia e visual decisamente in secondo piano, per concentrarsi sul suono e sulla performance della J Street Band – un gruppo di 14 elementi che nel nome è dichiaratamente un omaggio all’approccio di Bruce Springsteen e della E Street Band (quando l’abbiamo scritto la prima volta, ovviamente qualche fan del Boss si è offeso…).
“Jova! Live! Love!” è la testimonianza sonora di quell’approccio, con canzoni risuonate e riarrangiate con spirito da band – e se pensate che i riferimenti al Boss siano fuori luogo sentite il finale con i fiati di “Il più grande spettacolo dopo il big bang” o l’assolo di sax di Sophia Tomelleri su “Mi fido di te”, o anche gli assoli di Adriano Viterbini, uno dei migliori chitarristi che abbiamo in Italia. Se la storia del PalaJova è il ritorno sul palco di Lorenzo dopo l’infortunio – non a caso la scaletta si apre con la canzone-manifesto “Montecristo” – i coprotagonisti sono proprio i musicisti, tra collaboratori storici come Saturnino al basso, Christian “Noochie” Rigano alle tastiere, la sezione fiati guidata da Gianluca Petrella e nuove entrate come Viterbini. Alla consolle – non è una metafora – c’è un’altra delle eccellenze musicali italiane, Pino “Pinaxa” Pischetola, che ha curato il suono in tour e la registrazione e il mixaggio di questo album. La scelta nel suono è precisa: dare voce al pubblico, che è parte dello spettacolo.
“Jova! Live! Love!” non è soltanto un documento sonoro del tour, ma testimonianza della scelta musicale e artistica di Lorenzo per questa fase di concerti. Nel futuro c’è probabilmente una terza edizione del Jova Beach, come ha accennato lui stesso in uno dei concerti milanesi: un tipo di spettacolo completamente diverso, e originale. Ma anche in questa fase di mega show tecnologici che puntano sempre più sull’innovazione scenica, fare una scelta come quella musicale del PalaJova è assolutamente originale. E dà senso anche a una registrazione solo audio, per apprezzare i suoni, gli arrangiamenti e queste canzoni in una nuova veste. Il disco dal vivo può ancora essere una fotografia importante nella carriera di un artista.