News

Johnny Marr e la rinascita del rock di Manchester 

28.10.2025 Scritto da Gianni Sibilla

"A proposito di reunion", chiedo a Johnny Marr, "Quando tornano gli Electronic?"
Il leggendario chitarrista degli Smiths, abituato a sentirsi chiedere quando farà la pace con Morrissey, scoppia in una risata. Nel nuovo album dal vivo e nel tour che passerà in Italia il prossimo 6 novembre a Milano il 7 a Bologna, sono in scaletta anche canzoni della sua altra band, gli Electronic: formati negli anni ’90 con Bernard Sumner dei New Order, collaborarono anche con Neil Tennant dei Pet Shop Boys che è presente nell’album dal vivo. “Ci sentiamo spesso. Forse dovremmo smettere di parlare, e magari iniziare a fare un po’ di musica insieme”, dice. Mentre Per gli Smiths non c’è speranza: Morrissey vuole vendere le sue quote nella proprietà del marchio e del repertorio: “Ci credo quando lo vedo”, commenta Marr. “E comunque è una sua decisione. Il mondo è grande per entrambi”.
In questa lunga chiacchierata, Marr racconta la sua carriera tra Smiths e percorso solista, le nuove collaborazioni - compare in diversi brani del prossimo disco dei Gorillaz - e l’importanza del ritorno degli Oasis. “Una band così poteva venire solo da Manchester. In un periodo di divisioni, la gente voleva vedere due fratelli che si abbracciano sul palco”.

Perché un album dal vivo, oggi? Cosa rappresentano, secondo te?
Mi piacciono ancora gli album dal vivo come quando ero ragazzo, per me sono sempre stati un ascolto speciale. Ne ho pubblicato uno una decina di anni fa, andò molto bene: sono utili per far sapere alla gente che faccio dei bei concerti.
Quando ero giovane ero ossessionato dallo studio di registrazione, dal lavorare con le persone, dal collaborare, dall’imparare a produrre. Quando ho iniziato a mettere insieme la mia band e a costruire qualcosa di mio, l’aspetto del suonare dal vivo e fare il frontman era quasi un mondo nuovo per me.

Hai impiegato tempo per sentirti sicuro come frontman e non solo come chitarrista?
Mi ci è voluto un po’ per imparare come si fa davvero. Una decina di anni fa ho scoperto di avere un nuovo pubblico, cosa di cui non ero affatto certo. Ho cominciato a scrivere nuove canzoni semplicemente perché avevo brani che non volevo dare a qualcun altro da cantare, e non volevo unirmi a un altro gruppo, ma non sapevo se avrei suonato davanti a 300 persone o a 3.000. E invece è andata sorprendentemente bene. Stampa e media mi hanno sostenuto.
Oggi, stare sul palco e cantare non è più un problema per me. Due settimane fa ho suonato con Damon Albarn e i Gorillaz, solo alla chitarra, e la settimana scorsa ho fatto un brano con i Black Keys, sempre solo come chitarrista. Va bene per qualche canzone, ma se non sto cantando mi sembra che manchi qualcosa.

Nell’album e in scaletta in concerto ci sono brani degli Smiths, solisti, cover e pure degli Electronic, la tua band con membri dei New Order e dei Pet Shop Boys. Come trovi l’equilibrio tra queste parti della tua carriera?
Cerco solo di pensare come un fan. Chiunque abbia una carriera lunga come la mia ti dirà che è un privilegio avere canzoni che fanno parte della vita delle persone — ed è assolutamente vero. Sei molto fortunato se hai brani che la gente vuole ancora ascoltare trent’anni dopo.

Le canzoni degli Smiths sono una grossa parte di quello che suoni.
Sì, e non sono così facili da fare. Non sono facili da suonare e non sono facili da cantare, non tutti possono farlo. Ovviamente, dato che ho scritto le parti di chitarra, per me non è un problema suonarle, ma ho eseguito “There Is a Light That Never Goes Out” e “How Soon Is Now?” con vari cantanti e chitarristi diversi. La mia band ne fa una versione davvero molto buona, ma non è facile da rendere senza suonare “sbagliato”. Voglio mostrare rispetto ai fan: non sarò mai quel tipo che si rifiuta di suonare cose vecchie.

C’è un’ondata di giovani cantanti che riscoprono i classici degli anni ’80 e '90 attraverso collaborazioni — penso, per esempio, a Olivia Rodrigo che canta con David Byrne e Robert Smith. Tu hai lavorato con Billie Eilish. Pensi che ci sia una connessione tra la tua generazione e quelle dei nuovi artisti? O è solo posizionamento?
Sembrerò un po’ un hippie, ma credo davvero che la vera ispirazione voli attraverso i decenni e le generazioni come una freccia. Davvero, che si tratti di rock classico, dei Doors, di Bob Dylan, del jazz o del cinema, se un’opera è ispirata sarà sempre interessante per una generazione di persone che è alla ricerca di qualcosa di vero.
Nel mondo in cui viviamo, in questo mondo digitale, la linea del tempo non esiste più, il contesto non esiste più. Chi ascolta la mia musica con gli Smiths, o qualsiasi altra cosa, la sente come se fosse una band che avrebbe potuto esistere ieri.
Parte della musica che ho fatto funziona ancora oggi. Che siano i Cure, i Depeche Mode o gli Smiths — se in quella musica c’è ispirazione e un suono unico, la generazione di oggi lo capta.

C’è qualcuno della nuova generazione con cui ti piacerebbe lavorare?
Sono stato fortunato: oltre a Billie Eilish, ho ricevuto diversi inviti a collaborare con musicisti della nuova generazione. E se mi piace il suono di un artista, allora lo faccio. Ma non lo farei solo per sembrare rilevante.

Diverse generazioni si sono ritrovate quest’estate anche grazie ai concerti degli Oasis. Sei andato a vederli?
Sì, certo, perché Noel è un mio amico, non potevo perdermelo. C’è tutta una grande narrazione intorno alla reunion degli Oasis, che ha a che fare con il ritrovarsi e con la fratellanza. La gente voleva vedere due fratelli che tornavano ad amarsi.
In un momento in cui tutti affrontano divisione, ostilità, corruzione, cattiva politica — parlo dal punto di vista del Regno Unito — ha portato un sentimento positivo in tutto il paese per tutta l’estate.
Una grande parte di tutto questo riguarda anche il messaggio e le melodie di Noel, con cui la gente si identifica. Altre band come i Radiohead,  sono molto rispettate, amate e popolari, ma hanno un messaggio diverso, più intellettuale.

Pensi che questo sia anche un buon momento per riconoscere ancora una volta il ruolo di Manchester nella musica?
Lo stile e la storia di Manchester — che siano gli Smiths, gli Stone Roses, i New Order o i Joy Division — sono rappresentati in modo forte negli Oasis. Potevano venire solo da Manchester, senza alcun dubbio.

A proposito di reunion, quando torneranno insieme gli Electronic?
(Ride..) Beh, parlo spesso con Bernard (Sumner), e parlo spesso anche con Neil Tennant e Chris Lowe. Forse dovremmo smettere di parlare così tanto, e magari iniziare a fare un po’ di musica insieme! Nel nuovo live album ci sono diverse canzoni di quel periodo. La verità è che nel 2025 ho collaborato parecchio — non era pianificato, è successo per caso. Ho registrato un brano con i Franz Ferdinand, poi ho lavorato al nuovo disco dei Gorillaz, e sto scrivendo per i Blondie. Sto anche lavorando un po’ con Nile Rodgers… quindi direi che devo tornare al mio lavoro quotidiano, altrimenti la mia band si arrabbia!

Suoni in diversi brani del nuovo album dei Gorillaz. Com’è nata questa collaborazione?
Damon stava già lavorando al disco e aveva una canzone in mente su cui voleva che suonassi, pensava che ci sarei stato bene. Quando sono arrivato in studio, ha continuato a farmi ascoltare altre canzoni… e io: “Okay, suono anche su questa. E anche su questa.”
Credo che Damon abbia un processo molto interessante: una grande parte dei Gorillaz, come sai, riguarda la collaborazione, il far entrare altre persone per fare certe cose. Ma poi lui fa un passo indietro e lascia all’artista la libertà totale.

Sembri avere un rapporto molto sereno con il tuo presente e il tuo passato. Ti devo chiedere di Morrissey, che invece ha detto di voler recidere ogni legame con gli Smiths e vendere ogni sua quota nel repertorio e nel marchio della band. Cosa ne pensi?
Ci crederò quando lo vedrò. E se succede, è una sua decisione: non mi interessa in nessun modo, non fa differenza per me.
Ho sempre pensato che il mondo fosse abbastanza grande per Morrissey e per Marr. Ci sono cose molto più importanti che accadono nel mondo.

(Articolo originale su Rockol.it)

condividi