Ho letto lo scorso anno, quando uscì in prima edizione inglese, il libro del quale si parla in questo articolo. Fra le centinaia di titoli che fanno parte della mia collezione beatlesiana, è sicuramente uno dei tre più importanti – gli altri due essendo “Revolution in the head” di Ian MacDonald e “Tune in” di Mark Lewisohn.
Pubblichiamo il resoconto di un incontro con l’autore avvenuto giorni fa a Londra. (fz)
A poco meno di un anno dalla pubblicazione nel Regno Unito (marzo 2025), è uscita l’edizione economica del libro “John & Paul: A Love Story in Songs” di Ian Leslie.
Il 12 febbraio scorso lo scrittore ha incontrato il pubblico alla Union Chapel di Londra (dopo un primo evento sold out nel 2025) per raccontare la storia della relazione creativa più influente al mondo.
Il libro non segue una classica narrazione biografica di eventi, ma costruisce la storia attraverso le canzoni dei due musicisti come chiavi interpretative della loro relazione intrecciando testi, musica e vita personale.
Leslie esplora il legame tra Lennon e McCartney attraverso 43 capitoli, ognuno intitolato a una loro canzone. Ogni brano diventa una porta di accesso narrativa per esplorare fasi diverse della relazione: dall’incontro da adolescenti negli anni ’50, alla fase di massimo successo dei Beatles, fino agli anni post-breakup, con riflessioni su sentimenti, tensioni e distanza emotiva.
Questo approccio “song‑by‑song” non è solo cronologico, ma anche emotivo e analitico: le canzoni diventano finestre sugli stati d’animo, le dinamiche creative e la connessione umana e artistica tra i due. Ne emerge il ritratto di un legame creativo unico – fatto di opposti complementari, tensioni fertili e ambizione smisurata – che ha cambiato per sempre il modo di intendere la band e la musica pop.
Al primo incontro, Lennon e McCartney riconoscono subito un’identica ossessione per la musica e la determinazione a diventare rockstar. Non stanno “giocando alla band”: sono già proiettati verso un destino preciso.
Paul osserva John esibirsi con la sua band. Curiosità: pare che Paul si sia subito accorto che John stesse sbagliando il testo di una canzone durante la performance. Questo piccolo episodio rivela molto delle loro personalità: da un lato il perfezionismo quasi maniacale di McCartney, dall’altro la libertà istintiva di Lennon, completamente immerso nella performance senza preoccuparsi troppo delle regole. È una “buona tensione tra opposti” che, proprio grazie a questa differenza, li renderà straordinari. John è carisma e rischio; Paul è controllo e costruzione. Insieme trovano un equilibrio irripetibile.
All’inizio John è la personalità dominante: è più grande, ha già una band, è una figura quasi “senior”. Ma i Beatles rompono presto uno dei template fondamentali del rock: quello del frontman unico. Loro, infatti, non hanno un solo leader. Lennon e McCartney cantano spesso insieme le stesse linee, condividono il centro del palco e la scrittura. È un modello nuovo: una band con due poli creativi equivalenti, una leadership condivisa tanto naturale quanto preziosa.
Anche il rapporto con Brian Epstein rientrava in questa dinamica. John riceveva attenzione speciale, ma Paul ristabiliva l’equilibrio ritraendosi strategicamente, senza confronto diretto.
Una delle questioni emerse durante l’incontro riguarda la natura quasi matrimoniale del legame creativo tra John e Paul soprattutto nei primi anni di attività.
Tuttavia, man mano che la band si evolve, passando dall’immagine di “boy band” a musicisti maturi, cambia anche il modo in cui vivono il loro lavoro e la loro vita privata. L’esclusività del loro rapporto creativo, così totale nei primi anni giovanili, diventa dunque più difficile da sostenere quando arrivano le responsabilità familiari e personali.
Un riferimento temporale utile è il periodo di “Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band”, in cui questa intensità creativa è ancora evidente, ma emergono già i primi segnali della complessità della loro vita privata, che renderanno impossibile mantenere lo stesso livello di fusione artistica e personale degli inizi.
Liverpool, a quei tempi, ha una personalità a sé. Porto aperto sull’Atlantico, crocevia culturale, città diversa dal resto dell’Inghilterra, con una forte impronta irlandese e un continuo traffico musicale dagli Stati Uniti. Quella convivialità, quell’ironia e quella miscela di jazz, musical, rock’n’roll e tradizione folk si fondono nella loro musica. I Beatles diventano un’avanguardia capace di unire generi e culture con una naturalezza mai vista prima.
Brani come “She Loves You” rappresentano un salto lirico decisivo: un triangolo narrativo, un amico che parla a un amico, un modo nuovo di pensare la canzone d’amore. La struttura stessa – con quei cambi armonici interni sorprendenti – segna una rottura professionale rispetto al pop precedente.
Con “I Want to Hold Your Hand” John e Paul aprono un’altra dimensione: più fisica, più sensuale, ma ancora filtrata attraverso l’idea di amicizia e complicità con il pubblico femminile. Parlano alle ragazze senza ridurle a oggetto di conquista. È un linguaggio emotivo nuovo che presuppone un livello di intelligenza e di connessione superiore e sconosciuto fino ad allora.
Altra scelta rivoluzionaria: tutte le canzoni sono firmate Lennon-McCartney. Il metodo era spesso questo: uno propone un’idea, l’altro interviene con modifiche, ponti, cambi di tonalità, versi alternativi. Ma il prodotto finale è inscindibile, una fusione creativa nella quale non si distingue dove finisce l’uno e comincia l’altro.
Col tempo, soprattutto verso la fine degli anni ’60, le traiettorie personali iniziano a divergere. Lennon diventa sempre più radicale, politico e spirituale; McCartney mantiene una spinta melodica e narrativa.
La loro libertà creativa, tuttavia, non sembra in alcun modo compromessa dalla disciplina industriale, dimostrando una straordinaria capacità di lavorare sotto la pressione delle etichette discografiche. In soli sette anni di attività effettiva come gruppo coeso, rivoluzionano per sempre la musica popolare.
Perfino nel 1969, mentre il rapporto si sgretolava, realizzano due album monumentali. Il documentario “The Beatles: Get Back” mostra una fase già crepuscolare, eppure creativamente fertile: Paul che “riffla”, prova, sbaglia e riparte senza fretta. È quasi “noioso” in senso positivo: un tributo alla naturalezza e alla sacralità del processo creativo.
Una canzone di tre minuti, per loro, diventa il contenitore di tutta l’adolescenza, le insicurezze, le ambizioni. John e Paul, che avevano visto il tessuto del loro mondo infrangersi in giovane età (entrambi avevano perso la madre da giovanissimi), desideravano creare connessioni emotive tra loro e con il pubblico. In questo senso la canzone pop era il veicolo attraverso cui riversavano sentimenti di dolore, euforia e tutto ciò che sta in mezzo; un po’ come oggi fa Taylor Swift. Quando non riuscivano a esprimere ciò che provavano a parole, lo cantavano. Dopo lo scioglimento del gruppo, mantennero un dialogo musicale a distanza, attraverso canzoni piene di recriminazioni, rimpianti e affetto.
Travolti dalla fama, i Beatles si sono protetti rifugiandosi tra loro. John – soprattutto al ritorno dall’India – sognava di vivere su un’isola in una simbiosi totale con la band, ma quando capì che Paul non era sullo stesso livello spirituale, cercò altrove la connessione, avvicinandosi a Yoko Ono che, in questo quadro, si configura come la conseguenza (più che la causa) della fine dei Beatles. In parallelo, McCartney scelse Linda. Entrambi spostarono l’asse creativo dalla band alla coppia. Entrambi iniziarono a lavorare con le proprie compagne, scegliendo donne indipendenti – verso le quali svilupparono a loro volta una forma di dipendenza affettiva e creativa – spostando quasi simmetricamente l’asse della loro esistenza dal compagno di musica alla compagna di vita e ridefinendo così il proprio equilibrio artistico e personale. La rottura fu quindi un processo interno, non un evento esterno.
Durante l’incontro è emersa una domanda finale: si parlerà ancora dei Beatles tra 50 anni?
La risposta dell’autore è stata netta: “Se ne parlerà tra 500, di anni! Come Shakespeare, i Beatles hanno toccato qualcosa di eterno”. Le loro canzoni trattano temi universali – amore, perdita, desiderio, amicizia, crescita – supportati da un’architettura musicale che continua a sorprendere anche chi non ha formazione tecnica perché penetra l’anima.
Proprio come cantavano in “Two of Us”:
You and I have memories
Longer than the road that stretches out ahead.
L’autore ha confermato che i diritti del libro sono stati acquistati anche da una casa editrice italiana, che lo pubblicherà da noi il 21 aprile.
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