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Il Wu-Tang Clan non tramonterà mai

09.03.2026 Scritto da Lucia Mora

Centinaia di mani si alzano verso il tetto dell’Unipol Arena, mimando una lettera: la W. La W di Wu-Tang Clan, il più grande collettivo hip hop della storia. Dal ghetto ai vertici delle classifiche mondiali, da Staten Island a Casalecchio di Reno seguendo sempre le stesse regole: le leggi dello shaolin, l’arte marziale e forma di meditazione dei monaci buddisti nata all’interno del Monastero di Shaolin, in Cina.

Con il tour “The Final Chamber”, annunciato come ultimo, il Clan alza l'asticella della produzione, trasformando il raduno di MC in una macchina audiovisiva perfettamente oliata. O quasi.

Arma a doppio taglio

Uno dei problemi storici dei live del Wu-Tang Clan – la gestione di 9/10 microfoni aperti contemporaneamente – persiste anche a Bologna. Le frequenze medie si impastano ed è raro che il suono ne esca pulito; certe volte si fa davvero fatica a distinguere le parole, soprattutto da alcuni microfoni, come da quello di Inspectah Deck.

Succede anche per via dei bassi, curati dal vivo da una sezione ritmica che integra campionamenti classici e due batterie: mantengono quella grana "sporca" tipica delle produzioni di RZA, ma con una definizione sublow che fa tremare l’Arena senza distorcere troppo le barre.

Quindi, sì: il muro del suono sprigionato dal palco spesso penalizza la nitidezza e la percezione dei testi, ma è anche uno dei grandi punti di forza del Clan dal vivo. È una potenza che, unita al loro carisma, ti travolge in pieno – infatti il trasporto del pubblico è totale. Se questo è davvero il loro ultimo tour, escono di scena con il giusto equilibrio tra il suono di strada e la produzione da palazzetto. 

Tra marchette e cinema

Il concerto si divide in vari set, introdotti e inframmezzati dalle immancabili pubblicità dei prodotti dei rapper. Ricordano un po’ certi annunci di YouTube che vorresti skippare e che non puoi chiudere, ma se si tratta di un corto di RZA – il trailer di “One Spoon of Chocolate”, film dell’anno scorso con lo zampino dell’amico Quentin Tarantino – lo si guarda anche volentieri. 

Il tocco cinematografico di RZA emerge anche nella scenografia. Il palco è dominato da un muro LED delimitato da due colonne e da un tetto ad ampie gronde: un tempio cinese che proietta una narrazione continua, tra frammenti di film di kung fu degli anni '70 restaurati e riprese di archivio della New York anni '90. Oppure sono i volti dei rapper i protagonisti, come in “Shimmy Shimmy Ya”, l’omaggio di Young Dirty Bastard al padre Ol' Dirty Bastard, morto di overdose nel 2004 a 35 anni.

La chimica sul palco

Nel 2026 vediamo un Wu-Tang Clan incredibilmente compatto. Method Man è il più in forma di tutti (letteralmente: quando solleva la canotta e mostra il fisico scolpito, il pubblico lo venera e lui ride sornione). Nonostante i suoi 55 anni, "Johnny Blaze" è uno dei catalizzatori energetici dello show. La sua capacità polmonare e il controllo del palco in “Grid Iron Rap” e “Bring The Pain” sono ancora da manuale dell'hip hop live. 

Un momento di profonda commozione segna lo show quando RZA dedica un set a Oliver "Power" Grant, co-fondatore scomparso di recente, e ad altri amici o punti di riferimento che se ne sono andati, compresi Tupac e Biggie. La tensione emotiva su “Can It Be All So Simple” è palpabile.

La celebrazione di una mitologia

In due ore, eseguono più di trenta canzoni, per intero o in parte. Dopo l’apertura con i successi di “36 Chambers”, disco d’esordio e pietra miliare del genere, il gruppo esplora territori più complessi tratti da “Wu-Tang Forever” e perle soliste. 

Sempre di grande effetto “C.R.E.A.M.”, sia per il suo significato – Cash Rules Everything Around Me, la dura realtà della vita di strada e la necessità del denaro per sopravvivere e migliorare la propria condizione – sia perché le esecuzioni corali hanno inevitabilmente un grande valore aggiunto. 

Vederli tutti insieme sul palco, a darsi il cambio e a riproporre pezzi che hanno fatto la storia, è un’emozione che vale la pena vivere. Niente effetto "reunion nostalgica": è la celebrazione di una mitologia.

Guarda qui la fotogallery del concerto.


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